“Dekameron” Bokkačč’o [P051]
Collocazione paratesto: Dekameron - Leningrad - Academia - pp. 15-27
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Šišmarev Vladimir Fedorovič
Profilo autore del paratesto:
Šišmarev Vladimir Fedorovič (San Pietroburgo, 1874 - Leningrado, 1957). Linguista, teorico della letteratura e filologo romanista, fondatore della scuola di filologia romanza di Leningrado. Divenne accademico dell'Accademia delle Scienze dell'URSS nel 1946 e ricevette il premio Lenin nel 1957 per i suoi eccezionali contributi alla linguistica francese.
Si laureò nel 1897 al Dipartimento di Lingue romanze e germaniche della Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di San Pietroburgo, dove fu allievo di Aleksandr Veselovskij. Tra il 1899 e il 1903 proseguì la sua formazione in Francia e in Italia. Dal 1900 insegnò presso l'Università di San Pietroburgo e ai Corsi Superiori per Donne; nel 1918 fu eletto professore della Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Pietrogrado. Dal 1923 al 1930 insegnò presso le Facoltà di Scienze Sociali, Linguistica e Storico-Linguistica.
Parallelamente, tra il 1920 e il 1930 lavorò presso la Biblioteca Nazionale di Pietrogrado/Leningrado; negli anni Trenta presso l'Istituto di Letteratura Russa "Puškinskij Dom"; e fino al 1950 presso l'Istituto di Linguaggio e Pensiero. Dal 1944 al 1947 fu direttore dell'Istituto di Letteratura Mondiale dell'Accademia delle Scienze dell'URSS (IMLI AN SSSR). Ricoprì inoltre gli incarichi di capo del Dipartimento di Lingue romanze dell'Istituto Linguistico dell'Accademia delle Scienze (1947-1950) e di capo del Dipartimento di Lingue romanze e germaniche della sezione di Lingue Indoeuropee presso la sede leningradese dello stesso istituto.
Nel 1946 gli fu conferita la laurea honoris causa dall'Università di Montpellier. Le sue pubblicazioni spaziano dalla storia della poesia francese e provenzale, alla storia della musica medievale, alla letteratura italiana, fino alla grammatica storica della lingua francese.
Biografia: R. Ageeva, Šišmarev Vladimir Fedorovič, in Bol'šaja Sovetskaja Ènciklopedija, Мoskva, Sovetskaja Ènciklopedija, 1978, t. 29, p. 421; Aktual'nye problemy sovetskoj romanistiki, in Naučnaja sessija, posvjaščennaja 100-letiju so dnja roždenija laureata Leninskoj premii akad. V.F. Šišmareva (1875-1975), Leningrad, Izdatel'stvo Leningradskogo universiteta, 1975; V. Žirmunskij, Akademik V.F. Šišmarev (1874-1957), in V. Šišmarev, Izbrannye stat'i. Francuzskaja literatura, Moskva, Leningrad, Nauka, 1965, t. 1, pp. 3-13; Archivy RAN. Šišmarev Vladimir Fedorovič. F. 896, op. 1.
Data del paratesto: 1931
Direttive paratesto:
- D019 - Čej Front? [LINK]
- D113 - Otkrytoe pis'mo Knutu Gamsunu, Gerbertu Uėllsu, Romėn Rollanu [LINK]
- D195 - Obespečim vse uslovija tvorčeskoj raboty literaturnych kružkov (Gronskij I.M.) [LINK]
- D061 - Deficitnaja literatura. O massovoj chudožestevnnoj antireligioznoj knige [LINK]
- D203 - Pisateli - na antireligioznyj front [LINK]
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Decameron
Data dell'opera originale: 1349-1353; 1370
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Boccaccio Giovanni
Profilo autore del testo originale:
Boccaccio Giovanni (Certaldo/Firenze, 1313 - Certaldo, 1375). Scrittore, una delle tre "corone" della letteratura italiana insieme a Dante e Petrarca. Figlio di un mercante, fu inviato dal padre a Napoli per studiare affari e diritto canonico; nella città partenopea si dedicò invece alla letteratura, frequentando la corte di Roberto d'Angiò e componendo opere quali La caccia di Diana, Filocolo, Filostrato e Teseida.
Rientrato a Firenze, proseguì gli studi poetici, che culminarono nella stesura del Decameron (1349-1353). A quest'opera fecero da antecedenti altre composizioni come il Ninfale d'Ameto, l'Amorosa visione, l'Elegia di madonna Fiammetta e il Ninfale fiesolano. Parallelamente, Boccaccio continuò a comporre Rime per tutta la vita.
Ricoprì inoltre vari incarichi diplomatici di prestigio per conto del Comune di Firenze presso diverse corti, tra cui quella di papa Innocenzo VI ad Avignone. Nel 1350, a Firenze, incontrò Petrarca, di cui poco prima aveva scritto una biografia e di cui divenne amico e discepolo.
Una profonda crisi spirituale e intellettuale, maturata sotto l'influenza di Petrarca, segnò l'ultima fase della sua produzione letteraria. A questo periodo appartiene il Corbaccio; in seguito, l'autore abbandonò quasi del tutto la scrittura in volgare per dedicarsi a opere dotte in latino, tra cui il Buccolicum carmen, la Genealogia deorum gentilium, il De casibus virorum illustrium, il De mulieribus claris e il De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus, et de nominibus maris. Risalgono alla fase tarda anche gli scritti danteschi in volgare: il Trattatello in laude di Dante e il Commento alla Divina Commedia.
Nel 1373 Boccaccio tenne la prima Lectura Dantis della storia, rivolta a un pubblico ampio, ma la interruppe al canto XVII dell'Inferno, scoraggiato dalle critiche di quanti lo rimproveravano per aver volgarizzato i concetti elevati del sommo poeta.
Bibliografia: N. Sapegno, Boccaccio Giovanni, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1968, vol. 10; V. Branca, Giovanni Boccaccio. Profilo biografico, Firenze, 1997; M. Fiorilla, I. Iocca, Boccaccio, Roma, 2021.
Kristina Landa
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Dekameron
Collocazione traduzione: Leningrad – Academia
Nome traduttore: Veselovskij Aleksandr Nikolaevič
Profilo traduttore:
Veselovskij Aleksandr Nikolaevič (Mosca, 1838 - San Pietroburgo, 1906). Storico della letteratura, filologo e comparatista, allievo di Fëdor Buslaev. Fu professore emerito dell'Università di San Pietroburgo e accademico ordinario dell'Accademia Imperiale delle Scienze.
Si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca nel 1859, per poi trasferirsi all'estero, dove per diversi anni condusse ricerche in biblioteche di Spagna, Germania, Boemia e Italia. Nel 1869 pubblicò la sua prima opera fondamentale, Il paradiso degli Alberti. Propose una nuova prospettiva negli studi sul Rinascimento, dedicando una serie di saggi a Dante, Giordano Bruno, Boccaccio, Rabelais e altri. Introdusse il metodo storico-comparativo nello studio del folclore slavo ed europeo, sostenendo l'esistenza di una parentela tra le narrazioni epiche dei popoli indoeuropei.
Fondò in Russia la scuola di studi comparati e elaborò il concetto di "flusso incrociato". Durante i suoi soggiorni in Italia strinse amicizia con eminenti studiosi come Alessandro d'Ancona, Domenico Comparetti, Angelo de Gubernatis e Pio Rajna.
Durante la campagna contro i "cosmopoliti" nel secondo dopoguerra, i seguaci del metodo veselovskiano della scuola filologica pietroburghese, tra cui Viktor Žirmunskij ed Eleazar Meletinskij, furono accusati di servilismo verso l'Occidente.
Bibliografia: R. Rabboni, Per una bibliografia "italiana" di Aleksandr N. Veselovskij: gli studi sulla letteratura e sul folclore, "Schede umanistiche", XVI, 1 (2002), pp. 5-88; S. Mazzanti, La ricezione di Aleksandr N. Veselovskij in Italia, "Ricerche slavistiche", 11-57 (2013), pp. 369-425; S. Mazzanti, Veselovskij e le sue opere. Dalla prima formazione al Paradiso degli Alberti (1857 - 1867), Roma, Castelvecchi, 2025; L. Melichova, Veselovskij Aleksandr Nikolaevič, in Russkie pisateli 1800-1917: Biografičeskij slovar', a cura di P. Nikolaev, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1989, t. 1, pp. 434-436; A. Veselovskij, Aktual'nye aspekty nasledija: Issledovanija i materialy, Sankt-Peterburg, Nauka, 2011; https://bioslovhist.spbu.ru/person/347-veselovskiy-aleksandr-nikolayevich.html; IRLI. F. 45.
Kristina Landa
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1930
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Šišmarev definisce B. come il creatore di quella grandiosa “Commedia umana” che si intitola “Decameron”, ribadendo come, nell’opera dell’autore, la rappresentazione della commedia umana sia andata a sostituire quella della Divina Commedia; le traiettorie di Dante e di B., infatti, sono profondamente diverse, sebbene ciò non implichi che B. rinneghi il suo predecessore.
Opposizione “vecchio” – “nuovo”
Nell’opera di B. la vita terrena acquista una dimensione più attraente; la precedente valutazione dell’individuo, condizionata dai ruoli sociali di stampo medievale, muta radicalmente; l’esistenza assume un nuovo significato, emergono figure inedite e una sensibilità rinnovata trova espressione nella produzione artistica.
Giustificazione dell’eros boccaccesco – cfr. la direttiva: D019, D113
La nuova sensibilità si distingue per una gioia di vivere che si manifesta prevalentemente nell’amore terreno. Il realismo di B. può talvolta apparire fin troppo schietto, suscitando accuse di dissolutezza. Tali critiche risultano tuttavia infondate, poiché B., nel suo sano approccio, 1) non enfatizza mai i dettagli di carattere erotico; 2) non li descrive nemmeno parzialmente per renderli più espliciti; 3) non indulge mai a descrizioni di fantasie esotiche in ambito sessuale.
B. si mantiene distante dall’eros caratteristico della sua epoca. La sua attenzione non è rivolta all’etica, bensì all’espressione artistica di tale motivo. Ciò nondimeno, è evidente che B. non sia adatto a una lettura in ambito scolastico, né a un pubblico eccessivamente suscettibile.
Realismo – D195
È su queste basi che si sviluppa la maniera realistica di B. L’elemento soprannaturale viene deliberatamente escluso; lo sguardo dell’artista rimane ancorato alla realtà tangibile; le raffigurazioni di personaggi e paesaggi sono concrete e precise; persino le figure secondarie sono tratteggiate con vivacità cromatica; i dettagli, anche quelli apparentemente superflui, spesso prevalgono sul tema centrale della novella; le caricature dei religiosi risultano indimenticabili.
L’assenza di una forte satira antireligiosa – D061, D203, D220
Il riso di B. è tanto più efficace quanto minore è il suo impatto sulla realtà del tempo: la posizione della chiesa nella società era infatti ancora solida, ragion per cui l’ironia di B. non assume ancora toni velenosi; la satira antireligiosa acquisterà una carica più aspra solo nel momento dello scontro aperto.
Vicinanza al popolo
In qualità di discepolo della scuola di Veselovskij – citato dallo stesso Šišmarev – il critico ne riprende l’impostazione, analizzando la genesi e le fonti popolari dell’opera.
Attualità
Esistono periodi storici più distanti e altri più prossimi al lettore sovietico, tra i quali spicca il Rinascimento, di cui l’opera di B. rappresenta uno degli apici. I tratti comuni sono riconducibili a: gioia di vivere, amore per la vita nelle sue manifestazioni più semplici, fiducia nell’intelligenza e nel talento umano, nonché un’alta considerazione dell’arte.
Š. richiama infine l’eredità del suo maestro Veselovskij, unico a essere riuscito a creare nella traduzione russa “l’illusione dell’originale”.
Pregi dell’edizione sovietica
Precisa inoltre che l’edizione in questione riproduce il testo integralmente, senza i tagli operati dalla censura zarista.
Kristina Landa