Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Don Žuan [P110]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Scrive Mokul’skij che il Don Giovanni di Molière è un’opera anti-aristocratica: “con la sua satira Molière ha decisamente voluto mirare proprio al cuore della nobiltà feudale. Basando la pièce sulla leggenda spagnola dell’irresistibile seduttore di donne che calpesta le leggi divine e umane, egli ha dato a questa trama celeberrima, che ha poi fatto il giro di quasi tutti i palcoscenici d’Europa, un’originale elaborazione satirica. Molière ha dotato il personaggio di Don Giovanni delle caratteristiche tipiche dell’aristocratico francese del XVII secolo, un seduttore libertino e violentatore titolato, senza scrupoli, ipocrita, sfacciato e cinico. L’essenza del personaggio di Don Giovanni esprime tutta l’intensità dell’odio di Molière per i nobili oziosi e parassiti che continuavano a regnare in Francia”. Certo, in quel periodo la critica sovietica, se ovviamente doveva denigrare la classe aristocratica, era però anche impegnata a sottolineare la dialettica filosofica tra libertinismo di pensiero (vol’nodumstvo) e opposizione al bigottismo religioso, al clericalismo, ed ecco perché Mokul’skij non riesce a essere del tutto immune al fascino di questo eroe letterario, scrivendo che “tuttavia, il personaggio di Don Giovanni non è composto invero solo da tratti negativi. Egli non è privo di un certo fascino: è arguto, raffinato, coraggioso. È un libero pensatore, uno scettico, un materialista che crede solo che ‘due più due fa quattro e quattro più quattro fa otto”. Come Molière stesso, “si prende gioco della medicina e della filosofia Scolastica […]”. Ma è questione di un attimo: nel paragrafo immediatamente successivo Mokul’skij ‘smaschera’ anche questo elemento di fascino del Don Giovanni, lo depriva di ogni validità attuale, e regala allo stesso Molière una irreprensibile sobrietà politica: “tuttavia, mettendo in bocca a Don Giovanni parole con cui lui stesso è d’accordo, Molière non dimentica mai, nemmeno per un istante, che sta comunque descrivendo un aristocratico vizioso. Pertanto, le opinioni oggettivamente progressiste di Don Giovanni vengono deformate in modo singolare, combinandosi con la sua depravazione e la sua mancanza di principi. Il suo liberalismo è superficiale e permeato da una vaga ostentazione, mossa solo dalla ricerca delle mode dell’aristocrazia”.
È interessante, in chiusura, come Mokul’skij sia costretto a giustificare poi in qualche modo il pio finale del Don Giovanni (l’intervento e la punizione divina), portando a esempio la necessità di Molière di ‘salvare le apparenze’ e di risultare gradito allo strapotere aristocratico e soprattutto clericale del suo tempo. Scrive infatti il critico: “sviluppando una trama di tipo tradizionale, Molière fu costretto, in una certa misura, a mantenerne i contorni. Pertanto, dovette conservare il finale tradizionale dell’opera, in cui il ‘Cielo’ punisce il protagonista libertino. Questo finale è dettato da considerazioni di natura tattica: avendo scritto Don Giovanni nel periodo della lotta più accanita intorno a Tartuffe, Molière fu costretto alla massima cautela nell’esprimere opinioni liberali. Attribuendole a un personaggio negativo, che ne subisce la punizione, pensò di allontanare da sé le accusa di empietà”. V. D148, D015; per altre direttive riguardanti Molière in questa edizione si v. P108.
Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Sobranie sočinenij v 4 tomach pod redakciej A.A. Smirnova i S.S. Mokul'skogo - Academia - Moskva-Leningrad - Tom 1- pp. IX-XXXII

Tipologia di paratesto: Prefazione

Autore del paratesto: Mokul'skij Stefan Stefanovič

Profilo autore del paratesto: Stefan Mokul'skij (1896-1960). Traduttore, storico del teatro e critico teatrale, docente della storia del teatro, capo della sezione della teoria e storia del teatro presso l'Istituto della storia delle belle arti dell'Accademia delle scienze dell'URSS. Nel 1918 si laurea alla facoltà di storia e filologia all'Università di Kiev, a partire dal 1923 vive e lavora a Leningrado, negli anni '40 si trasferisce a Mosca. Appartiene alla scuola teatrale "leningradese" di Gvozdev. Negli anni Trenta segue le tendenze della critica sociologica di Friče. Tra gli anni 1943-1948 è direttore del teatro GITIS a Mosca; nello stesso periodo vi insegnano studiosi rinomati come Dživelegov, Radcig, Gukovskij e altri. Viene licenziato durante la lotta contro i "cosmopoliti" con l'accusa di ''antipatriotismo". Noto soprattutto per le sue ricerche nell'ambito del teatro italiano e francese del Rinascimento e dell'Illuminismo; nell'ambito della letteratura italiana, in particolare per la curatela e la traduzione delle Memorie di Goldoni (dalla prima edizione francese custodita presso la Biblioteca Nazionale di San Pietroburgo), nonché per una serie di studi dedicati a Gozzi e Goldoni.

Bibliografia: Ju.B. Bol'šakova, Žizneopisanie S.S. Mokul'skogo, sostavlennoe im samim (1921-1949) (po neopublikovannym archivnym materialam), "Teatr. Živopis'. Kino. Muzyka", 4 (2013), pp. 9-16; RGALI F. 2342. Op.1. S.S.Mokul'skij; CGALI SPb. F. R-407. Op.1. D.207-212; CGALI SPb. F. R-371. Op. 2. D. 143. Mokul'skij Stefan Stefanovič.

Kristina Landa

Data del paratesto: 1935

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Dom Juan, ou le Festin de Pierre

Data dell'opera originale: 1665-(1682)

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Molière

Profilo autore del testo originale: Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin, Parigi, data antecedente al 15 gennaio 1622 - Parigi, 17 febbraio 1673). Assunse il nome d'arte di M. dopo essersi dato al teatro. Studiò a Parigi nel collegio di Clermont (oggi liceo Louis-le-Grand), retto dai gesuiti; fece in seguito, almeno pro forma, gli studî di diritto e seguì con ogni probabilità le lezioni del filosofo Gassendi. Legatosi alla famiglia Béjart, in cui brillava la giovane Madeleine con la quale M. strinse intima amicizia, nel 1643 costituì una compagnia comica sotto il nome di "Illustre Théâtre": l'esito dell'impresa fu mediocre, e lasciò la capitale. Nel 1658, tornato a Parigi con la sua compagnia, per la quale aveva ottenuto la protezione del fratello di Luigi XIV, fu bene accolto dal pubblico, e rappresentò una commedia nuova, Les précieuses ridicules (1659), vivace satira mondana e letteraria. Nel 1662, anno in cui sposò la ventenne Armande Béjart, sorella minore o forse figlia di Madeleine (i nemici di M. non esitarono a parlare di matrimonio incestuoso), portò sulle scene L'école des femmes che è veramente il suo primo capolavoro, e suscitò, insieme con gli applausi, un'ondata di critiche, libelli, parodie, cui replicò (1663) con la Critique de l'école des femmes e con l'Impromptu de Versailles. Ormai l'attività di M., come attore e poeta, si svolgeva sotto l'egida del Re Sole, che gli dimostrò apertamente la sua benevolenza e la sua approvazione. Nel 1664 la corte applaudì due "comédies-ballets" composte da M. e, per la parte musicale, da G. B. Lulli, per ordine del re: Le mariage forcé, rappresentato a Parigi, e La princesse d'Élide. Quest'ultima fu eseguita a Versailles, nell'ambito dei festeggiamenti "Les plaisirs de l'île enchantée", affidati a M. e alla sua compagnia. In quell'occasione appare una commedia nuova, designata nelle relazioni del tempo come Tartuffe o l'Hypocrite: la satira che M. rivolgeva contro i falsi devoti destò vive opposizioni e la commedia non ebbe via libera se non nel 1669. Frattanto M. aveva fatto rappresentare due commedie, Dom Juan ou le festin de pierre (1665) e Le misanthrope (1666). Col Tartuffe e il Misanthrope M. crea l'alta commedia di carattere e tocca il vertice della sua arte; il Dom Juan, di un'andatura brusca, disuguale, talora persino sconnessa, ci lascia del protagonista un'immagine statuaria, che s'accompagnò poi sempre alla fortuna di quella leggenda. In seguito, prodigò la sua maestria in un teatro brillante, fantastico, sviluppando la rappresentazione mitologica e la comédie-ballet, che riuscivano assai gradite al re. L'Avare (1668), intessuto su uno dei personaggi più fortunati della commedia classica, è scolpito con un rilievo possente e doloroso. La salute di M., che era afflitto da un male incurabile, veniva peggiorando: egli non rallentò le sue fatiche di capocomico, di commediante e di autore: diede ancora alle scene molte opere, poi l'ultima comédie-ballet, Le malade imaginaire (1673): morì poche ore dopo aver recitato, in questa commedia, la parte di Argan, alla quarta rappresentazione. Fonte: Enciclopedia Treccani Online

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Don Žuan

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia

Nome traduttore: Kuz'min Michail Alekseevič

Profilo traduttore: Michail Alekseevič Kuzmin (Jaroslavl', 1872, - 1936, Leningrado) - scrittore, poeta e compositore russo, figura di spicco della scena letteraria della San Pietroburgo durante la celebre 'età d'argento'. I suoi primi e ultimi cicli poetici, Canti alessandrini (1906) e La trota rompe il ghiaccio (1929), sono diventati pietre miliari nella storia della poesia russa. Il racconto Le ali (1906) introduce nella prosa artistica russa il nuovo tema dell'amore omosessuale. Dalla seconda metà degli anni '20, Kuzmin (come molti altri autori dell'età d'argento esclusi dalla pubblicazione per motivi ideologici) si guadagnava da vivere principalmente con le traduzioni. Tra le opere più importanti figurano Le metamorfosi di Apuleio (la sua traduzione divenne poi un classico), i sonetti di Petrarca, otto opere teatrali di Shakespeare, i racconti di Mérimée, le poesie di Goethe e Henri de Régnier. Su invito di Maksim Gorkij, negli anni Venti partecipò alla stesura dei piani della sezione di francesistica della casa editrice 'Vsemirnaja literatura' e curò l'edizione delle opere complete di Anatole France (di cui tradusse attivamente molti scritti).

Da Literatory Sankt-Peterburga. XX vek. Ènciklopedičeskij slovar'. Disponibile qui: https://lavkapisateley.spb.ru/enciklopediya/k/kuzmin-

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1935

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