Džambattista Viko [P076]
Collocazione paratesto: Osnovanija novoj nauki ob obščej prirode nacij - Leningrad - GICHL - pp. 3-26
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Lifšic Michail Aleksandrovič
Profilo autore del paratesto:
Lifšic Michail Aleksandrovič (Melitopol', 1905 - Mosca, 1983). Filosofo, teorico dell'estetica ed esegeta di Hegel. Sviluppò la teoria marxista del riflesso e polemizzò negli anni Trenta con i rappresentanti della cosiddetta "sociologia volgare" di Vladimir Friče.
Nel 1920 scoprì l'opera di Lenin Materialismo ed empiriocriticismo, che lo segnò profondamente e lo rese un seguace fedele del materialismo dialettico. Nel 1922 si trasferì a Mosca e nel 1923 si iscrisse alla VChUTEMAS (Scuola Superiore d'Arte e Tecnica), dove, inizialmente ammiratore dell'avanguardia, si convertì ben presto al realismo classico. Nel 1925 abbandonò gli studi senza lasciare l'istituto: iniziò a tenervi seminari di filosofia marxista e nel 1929 ottenne la cattedra di Scienze Sociali, svolgendo anche il ruolo di assistente presso il Dipartimento di Materialismo Dialettico.
Parallelamente, approfondì la dialettica hegeliana in prospettiva marxista e l'estetica di Marx, tentando di ricostruirne un unico sistema a partire dalle sue tesi sparse sull'arte. Criticò aspramente le interpretazioni sovietiche dell'estetica marxista degli anni Venti, respingendo l'idea che Marx riducesse il valore dell'arte ai fattori economici e alla lotta di classe. Difese i concetti di bellezza e verità assoluta contro ogni relativismo, venendo pertanto accusato di idealismo e di alterazione del pensiero leniniano.
I frutti di queste ricerche confluirono nelle antologie da lui curate: Marx i Engel's ob iskusstve (Marx ed Engels sull'arte, 1937) e Lenin o kul'ture i iskusstve (Lenin sulla cultura e sull'arte, 1938). Lasciò la VChUTEMAS per essere assunto all'Istituto di Marx ed Engels, dove lavorò fino al 1933 dedicandosi a ricerche filologiche sui manoscritti dei fondatori del comunismo.
Tra il 1932 e il 1935 tenne corsi presso l'Institut Krasnoj Professury; curò la collana "Classici del pensiero estetico" (opere di Vico, Goethe, Schiller, Winckelmann); fu caporedattore della collana di letteratura tedesca per la casa editrice Academia e, tra il 1938 e il 1941, della collana "Žizn' zamečatel'nych ljudej" (Vite di uomini illustri).
Nel 1930 strinse un'importante amicizia con György Lukács, esercitando una forte influenza sui suoi lavori degli anni Trenta. Sebbene dopo il 1945 i loro percorsi filosofici divergessero, lo scambio epistolare tra i due continuò fino al 1970.
Negli anni Trenta Lifšic, insieme a critici come Elena Usievič e lo stesso Lukács, condusse sulle pagine della rivista "Literaturnyj kritik" una battaglia contro i seguaci di Friče e di Pereverzev. Il periodico fu accusato di posizioni antimaterialiste e venne chiuso nel 1940.
Dopo la guerra, nel 1948, Lifšic discusse una tesi di dottorato su "Karl Marx e le questioni della storia della letteratura", senza però ottenere il titolo. Dal 1946 insegnò in diversi atenei moscoviti, ma nel 1949 fu licenziato in quanto ebreo durante la campagna antisemita contro i "cosmopoliti", sopravvivendo grazie al ritorno alla pittura. Nel 1953, in un intervento di Aleksandr Fadeev che rientrava nelle purghe antisemite del tardo stalinismo, fu attaccato per aver propagandato la "reazionaria" teoria storica di Vico, elogiata da Spengler, definito "ideologo del capitalismo".
Dopo la morte di Stalin la sua situazione migliorò: ottenne finalmente il titolo di dottore di ricerca e lavorò presso l'Istituto di Storia dell'Accademia delle Scienze dell'URSS. Negli anni Cinquanta si oppose con veemenza alle tendenze moderniste nell'arte, guadagnandosi una reputazione di reazionario oscurantista. Fino agli anni Ottanta continuò a pubblicare saggi fortemente polemici, rivolti sia ai dissidenti sia ai funzionari di partito, rimanendo una figura controversa anche dopo la morte.
Bibliografia: V. Arslanov, A. Lagurev, Michail Lifšic, Sankt-Peterburg, Umozrenie, 2021; D'ërd' Lukač i ego "moskovskij krug". D'ërd' Lukač, Igor' Sac, Elena Usievič i Michail Lifšic v perepiske, Moskva, Vladimir Dal', 2025; RGALI. F. 631, op. 16, ed.chr. 395; op. 39, ed.chr. 3434; f. 681, op. 1, ed. chr. 1456.
Kristina Landa
Data del paratesto: 1940
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Principj di scienza nuova di Giambattista Vico d'intorno alla comune natura delle nazioni
Data dell'opera originale: 1744 [1725]
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Vico Giambattista
Profilo autore del testo originale:
Vico Giambattista (Napoli, 1668 - Napoli, 1744). Filosofo, storico e giurista, figura di spicco della prima fase dell'Illuminismo italiano. È considerato un pioniere delle scienze sociali, della semiotica e della moderna filosofia della storia.
La sua opera principale, la Scienza nuova (nelle edizioni del 1725, 1730 e 1744), propone una visione unitaria delle discipline umanistiche come una scienza capace di registrare e spiegare i cicli storici attraverso cui le società nascono, si sviluppano e decadono. L'idea fondante del libro è l'esistenza di leggi universali che governano la storia, conferendole una logica e un senso intrinseco. Secondo Vico, tali leggi sono espressione della Provvidenza divina, che guida l'umanità dal primitivo stato ferino verso una condizione civile, ordinata da leggi e istituzioni.
Al centro della sua dottrina si colloca la teoria dei corsi e ricorsi storici. Ad ogni fase di sviluppo della coscienza collettiva corrisponde una specifica forma di linguaggio: dall'espressione muta delle sostanze divine, attraverso i linguaggi simbolici e metaforici, si giunge infine al linguaggio articolato e razionale della filosofia.
Bibliografia: A. Battistini, Vico, Giambattista, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 2020, vol. 99; V. Vitiello, Vico: storia, linguaggio, natura, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2008; B. Croce, La filosofia di Giambattista Vico (1911), Napoli, 1997; M. Sanna, Vico, Roma, 2016.
Kristina Landa
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Osnovanija novoj nauki ob obščej prirode nacij – Leningrad – GICHL
Collocazione traduzione: Leningrad – GICHL
Nome traduttore: Guber Andrej Aleksandrovič
Profilo traduttore:
Guber Andrej Aleksandrovič (Katav-Ivanovskij, Urali, 1900 - Mosca, 1970). Storico dell'arte, traduttore ed enciclopedista. Nel 1922 si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca. Dal 1923 al 1930 lavorò alla GAChN (Accademia di Stato di Scienze Artistiche) e dal 1926 al 1939 fu membro del comitato redazionale del Dizionario enciclopedico Granat. Amico e allievo del filosofo Gustav Špet, visse a casa sua negli anni Trenta.
Dal 1939 al 1948 diresse la Sezione di Letteratura, Arte e Linguaggio dell'Istituto Statale "Sovetskaja ènciklopedija" (Enciclopedia Sovietica). Nel 1945 discusse la tesi di dottorato sulla teoria delle belle arti di Giovanni Paolo Lomazzo; nel 1944 fu assunto come ricercatore presso il Museo Puškin delle Belle Arti di Mosca, di cui divenne conservatore responsabile a partire dal 1949. Tra il 1950 e il 1960 curò l'esposizione di opere delle collezioni nazionali in mostre in Europa, negli Stati Uniti e in Brasile; nel 1957 partecipò a un congresso a Venezia dedicato all'arte di Carlo Goldoni. Nel 1960, grazie a una borsa di studio UNESCO, viaggiò in Italia, Grecia e Francia per studiare le tecniche di restauro dei monumenti artistici.
Tradusse in russo e commentò la Scienza nuova di Giambattista Vico (1940) e le Opere scelte di Leonardo da Vinci (1952), oltre ad altri autori del Rinascimento italiano. Fu autore della monografia su Michelangelo (1953).
Bibliografia: Guber Andrej Aleksandrovič, in Slovar' Moskovskogo universiteta. Istoričeskij fakul'tet, a cura di S. Karpov, Moskva, Izdatel'stvo Moskovskogo universiteta; Izdatel'stvo Rosspèn, 2004, pp. 110-111; in M. Venditti, Filosofskie osnovanija literaturovedenija v GAChN, "Novoe literaturnoe obozrenie", 134 (2015), pp. 150-169; M. Venditti, Struktura poètičeskogo simvola u Andreja Gubera (1927): meždu semantikoj i retorikoj, in Verba volant, scripta manent. Festšrift k 50-letiju Igor'ja Pil'ščikova, a cura di N. Poseljagin i M. Trunin, Novi Sad, 2017, pp. 69-80; OR GMII. F. 40; RGALI. F. 632, op. 4, ed. chr. 102.
Kristina Landa
Curatore dell'edizione della traduzione: Lifšic Michail Aleksandrovič
Data dell'edizione della traduzione russa: 1940
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Direttive D186, D190, D193 – Un’analisi dettagliata dell’articolo di Lifšic nel contesto della sua teoresi marxista, delle tendenze politiche e delle correnti filosofiche a lui coeve è stata condotta da Aleksandr Dmitriev (A. Dmitriev, Mikhail Lifshits and the Soviet image of Giambattista Vico, in “Studies in East European Thought”, 68-2 (2016), pp. 271-282). Pertanto, ci limiteremo qui a indicare i seguenti aspetti: Lifšic vede in Vico un precursore di Hegel e Marx e polemizza con la concezione idealistica della sua filosofia sviluppata da Benedetto Croce, affermando che “i pregi de la Scienza nuova consistono in una profonda visione dialettica della storia della cultura spirituale, del suo sviluppo peculiare e contraddittorio”. L’oggetto del lavoro di Lifšic è la dialettica di Vico dal punto di vista della scienza storica marxista.
Kristina Landa
Tuttavia, mentre loda Vico per aver anticipato la dialettica e per la profondità dell’analisi scientifica, Lifšic sostiene al contempo che tutto ciò che è di valore nella sua opera “è espresso in forme estremamente ingenue, i pensieri profondi sono frammisti a ogni sorta di futilità erudite, l’esposizione è estremamente confusa”; “le sue argomentazioni […] sui pregi della religione cristiana sono semplicemente pietose”. Pertanto, pur sottolineando il significato delle idee di Vico per i futuri marxisti, Lifšic riveste le proprie tesi in una forma estremamente cauta e, a differenza di Maksimovskij, non associa il nome di Vico a nessuno degli studiosi sovietici contemporanei, soffermandosi separatamente sui difetti della sua opera. Infatti, nel suo saggio introduttivo non analizza dettagliatamente la teoria linguistica di Vico e non menziona affatto, a questo proposito, gli studiosi linguisti sovietici (l’accademico Marr o i suoi allievi). Una tale cautela in un articolo del 1940 potrebbe essere stata determinata non solo dal fatto che, dopo la chiusura dell’Academia, coloro che proseguirono il lavoro sull’edizione di Vico volessero evitare le accuse di “compiacimento ed entusiasmo per il passato” che erano state mosse alla casa editrice già a metà degli anni Trenta, ma anche dal fatto che, negli anni dell’anteguerra, sulla stampa sovietica andavano rafforzandosi gli umori patriottici, come risulta anche dalle direttive dell’epoca. – D 076