Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Èstetičeskie vzgljady Džambattista Viko [P077]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Questo articolo (nella sua versione ampliata) era originariamente destinato a essere incluso nell’edizione de la Scienza nuova curata dalla casa editrice Academia, la quale non vide mai la luce.

L’articolo ha un carattere puramente elogiativo; fin dall’inizio, l’autore, sostanzialmente quasi concordando con Benedetto Croce, non solo definisce Vico “uno dei fondatori dell’estetica moderna”, ma afferma anche che “la teoria dello sviluppo sociale, la metodologia della storia, la storia del mondo antico, la storia delle antiche formazioni sociali, la storia del diritto gli sono debitrici non meno dell’estetica”; infine, lo proclama creatore di nuovi principi degli studi linguistici e letterari.

L’avvicinamento della concezione linguistica di Vico alla linguistica marxista di Nikolaj Marr – cfr. la direttiva D204

L’attenzione dell’autore dell’articolo si concentra principalmente sulle idee di Vico riguardanti il linguaggio, la poetica e la retorica. L’analisi del metodo di Vico consente a Maksimovskij di affermare che alcune tesi del filosofo napoletano anticipino le idee della linguistica materialista formulate da Nikolaj Marr: in particolare, se quest’ultimo vede nel linguaggio una sovrastruttura dei rapporti socio-economici, anche Vico, secondo Maksimovskij, considererebbe la parola come un segno della cosa “intesa nel suo significato sociale”, e le fasi dello sviluppo del linguaggio rifletterebbero per lui le fasi dello sviluppo socio-economico della società. Sostenendo che “in virtù dell’uniformità dello sviluppo di tutti i popoli” in diverse lingue, secondo Vico, “venivano coniate parole del medesimo contenuto”, Maksimovskij avvicina la concezione del filosofo napoletano all’idea di Marr che tutte le lingue si sviluppino sempre secondo le medesime leggi. Inoltre, Maksimovskij accosta Vico a Marr anche sotto un altro aspetto, attribuendo a Vico “la scoperta del vero Omero”, che avrebbe anticipato l’idea di Wolf, ovvero l’ipotesi che i poemi omerici fossero stati composti da autori diversi e che in essi si riflettesse la specificità culturale del periodo della loro stesura. L’autore dell’articolo ricorda che anche gli allievi di Marr cercano elementi dei poemi omerici nelle antiche culture (minoica e micenea), e che lo stesso Marr di recente “ha fornito nuovi dati a sostegno del fatto che il nome ‘Omero’ non sia personale”.

L’attualità dell’idea di Vico sul valore universale dei monumenti culturali – D001, D088

Inoltre, Maksimovskij affermava che l’idea di Vico sul fatto che i migliori esempi d’arte creati in qualsiasi epoca hanno un valore universale per l’intera umanità, “può essere accettata, in forma rielaborata, nell’arsenale della nostra sensibilità moderna”. Questa tesi corrisponde pienamente alle direttive della metà degli anni Trenta. In generale, nel testo di Maksimovskij, Vico emerge come un pensatore di straordinario interesse per il lettore sovietico, che si eleva al di sopra del suo tempo. Il leitmotiv del saggio è il confronto tra Vico e il favorito del regime staliniano degli anni Trenta, Nikolaj Marr. È significativo che l’articolo sia stato scritto l’anno successivo alle repressioni contro i linguisti moscoviti, oppositori delle teorie di Marr.

L’orientamento antireligioso dell’articolo – D014

Maksimovskij sottolinea il carattere poco ortodosso del pensiero cristiano di Vico: “Vico era cattolico […]. Ma era un cattolico molto particolare. […]. La Scienza nuova suscitò l’indignazione tra i suoi amici cattolici. E persino ora, il tentativo dei cattolici di celebrare l’anniversario di Vico deve essere ritenuto fallito: si è dovuto riconoscere solo l’unico fatto che Vico apparteneva alla Chiesa cattolica, e immergersi nell’analisi di questioni speciali della sua dottrina”.
Maksimovskij riduce tutte le affermazioni di Vico sulla “correttezza delle dottrine della teologia cattolica” alla necessità di usare “una formula di rito”, “una consapevole figura del silenzio”, o talvolta a una “sottomissione spirituale all’ideologia dominante”. È indicativo che in questo articolo non vi sia un solo riferimento alla divina Provvidenza, che è uno dei concetti centrali della Scienza nuova. In tal modo, per mascherare il carattere provvidenzialista della concezione del mondo di Vico, l’autore della prefazione lo presenta come una concessione forzata, dovuta a pressioni esterne, alla società in cui viveva il filosofo napoletano.

Maksimovskij polemizza con gli autori cattolici italiani degli anni Venti e Trenta, secondo i quali le origini della storia umana nella Scienza nuova non risiederebbero affatto nella poesia, bensì nella religione cristiana. Uno degli oppositori più noti di Croce, lo storico della filosofia Emilio Chiocchetti, esaminava le idee di Vico proprio in questa prospettiva: la Provvidenza, secondo il pensiero di Vico nella lettura di Chiocchetti, si sarebbe servita della religione per formare l’umanità; sarebbe stata proprio la religione, e non la poesia, a costituire il fondamento sia della creazione delle istituzioni sociali, sia della comparsa delle prime lingue. Chiocchetti sottolineava il ruolo della divina Provvidenza nel pensiero di Vico, senza negare che nel suo operare essa si basasse su leggi naturali.

Kristina Landa

Collocazione paratesto: "Literaturnyj kritik" [rivista], 11 - pp. 10-27

Tipologia di paratesto: Articolo

Autore del paratesto: Maksimovskij Vladimir Nikolaevič

Profilo autore del paratesto: Maksimovskij Vladimir Nikolaevič (Mosca, 1887 - Gulag, 1941). Rivoluzionario, bolscevico dal 1903, politico e critico letterario. Frequentò l'Università di Mosca, emigrò in Svizzera nel 1906 e fece ritorno in Russia l'anno seguente, dove fu arrestato e condannato all'esilio. Tra il 1917 e il 1918 fu membro del Comitato esecutivo del Soviet provinciale di Mosca (Moskovskij oblastnoj sovet); dal 1918 al 1919 ricoprì incarichi di rilievo negli organi di sicurezza (NKVD). Tra il 1919 e il 1920 lavorò presso il Comitato centrale del partito comunista; dal 1921 fu vicecommissario del popolo per l'Istruzione.
Dopo il 1924 fu professore e preside della Facoltà di Economia dell'Accademia Agricola Timirjazev, membro del Presidio dell'Accademia Comunista, docente all'Università di Mosca e direttore della casa editrice del Comitato Esecutivo Centrale Panrusso (VCIK).
Un ruolo significativo nella sua attività di ricerca appartenne alla letteratura italiana. Insieme ad Aleksej Dživelegov studiò l'eredità di Machiavelli all'inizio degli anni Trenta; nel 1936 pubblicò, nella collana "Žizn' zamečatel'nych ljudej" (Vite di uomini illustri), il romanzo Cola di Rienzo; nel 1929 e nel 1935 scrisse articoli su Giambattista Vico. Nel 1937 fu arrestato e condannato; riabilitato postumo nel 1955.

Bibliografia: http://www.knowbysight.info/MMM/06521.asp; https://skalabuhin.narod.ru/KOLOMNA/TRUD/maxim.htm; RGALI. F. 279, op. 1, ed.chr. 127; f. 279, op. 1, ed.chr. 148.

Kristina Landa

Data del paratesto: 1935

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Principj di scienza nuova di Giambattista Vico d'intorno alla comune natura delle nazioni

Data dell'opera originale: 1744 [1725]

Paese dell'opera originale: Italia

Nome autore del testo originale: Vico Giambattista

Profilo autore del testo originale: Vico Giambattista (Napoli, 1668 - Napoli, 1744). Filosofo, storico e giurista, figura di spicco della prima fase dell'Illuminismo italiano. È considerato un pioniere delle scienze sociali, della semiotica e della moderna filosofia della storia.
La sua opera principale, la Scienza nuova (nelle edizioni del 1725, 1730 e 1744), propone una visione unitaria delle discipline umanistiche come una scienza capace di registrare e spiegare i cicli storici attraverso cui le società nascono, si sviluppano e decadono. L'idea fondante del libro è l'esistenza di leggi universali che governano la storia, conferendole una logica e un senso intrinseco. Secondo Vico, tali leggi sono espressione della Provvidenza divina, che guida l'umanità dal primitivo stato ferino verso una condizione civile, ordinata da leggi e istituzioni.
Al centro della sua dottrina si colloca la teoria dei corsi e ricorsi storici. Ad ogni fase di sviluppo della coscienza collettiva corrisponde una specifica forma di linguaggio: dall'espressione muta delle sostanze divine, attraverso i linguaggi simbolici e metaforici, si giunge infine al linguaggio articolato e razionale della filosofia.

Bibliografia: A. Battistini, Vico, Giambattista, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 2020, vol. 99; V. Vitiello, Vico: storia, linguaggio, natura, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2008; B. Croce, La filosofia di Giambattista Vico (1911), Napoli, 1997; M. Sanna, Vico, Roma, 2016.

Kristina Landa

Categoria autore: Autore classico

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Titolo traduzione russa del testo originale: Osnovanija novoj nauki ob obščej prirode nacij – Leningrad – GICHL

Collocazione traduzione: Leningrad – GICHL

Nome traduttore: Guber Andrej Aleksandrovič

Profilo traduttore: Guber Andrej Aleksandrovič (Katav-Ivanovskij, Urali, 1900 - Mosca, 1970). Storico dell'arte, traduttore ed enciclopedista. Nel 1922 si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca. Dal 1923 al 1930 lavorò alla GAChN (Accademia di Stato di Scienze Artistiche) e dal 1926 al 1939 fu membro del comitato redazionale del Dizionario enciclopedico Granat. Amico e allievo del filosofo Gustav Špet, visse a casa sua negli anni Trenta.
Dal 1939 al 1948 diresse la Sezione di Letteratura, Arte e Linguaggio dell'Istituto Statale "Sovetskaja ènciklopedija" (Enciclopedia Sovietica). Nel 1945 discusse la tesi di dottorato sulla teoria delle belle arti di Giovanni Paolo Lomazzo; nel 1944 fu assunto come ricercatore presso il Museo Puškin delle Belle Arti di Mosca, di cui divenne conservatore responsabile a partire dal 1949. Tra il 1950 e il 1960 curò l'esposizione di opere delle collezioni nazionali in mostre in Europa, negli Stati Uniti e in Brasile; nel 1957 partecipò a un congresso a Venezia dedicato all'arte di Carlo Goldoni. Nel 1960, grazie a una borsa di studio UNESCO, viaggiò in Italia, Grecia e Francia per studiare le tecniche di restauro dei monumenti artistici.
Tradusse in russo e commentò la Scienza nuova di Giambattista Vico (1940) e le Opere scelte di Leonardo da Vinci (1952), oltre ad altri autori del Rinascimento italiano. Fu autore della monografia su Michelangelo (1953).

Bibliografia: Guber Andrej Aleksandrovič, in Slovar' Moskovskogo universiteta. Istoričeskij fakul'tet, a cura di S. Karpov, Moskva, Izdatel'stvo Moskovskogo universiteta; Izdatel'stvo Rosspèn, 2004, pp. 110-111; in M. Venditti, Filosofskie osnovanija literaturovedenija v GAChN, "Novoe literaturnoe obozrenie", 134 (2015), pp. 150-169; M. Venditti, Struktura poètičeskogo simvola u Andreja Gubera (1927): meždu semantikoj i retorikoj, in Verba volant, scripta manent. Festšrift k 50-letiju Igor'ja Pil'ščikova, a cura di N. Poseljagin i M. Trunin, Novi Sad, 2017, pp. 69-80; OR GMII. F. 40; RGALI. F. 632, op. 4, ed. chr. 102.

Kristina Landa

Curatore dell'edizione della traduzione: Lifšic Michail Aleksandrovič

Data dell'edizione della traduzione russa: 1940

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