Flober i stradanija molodogo Moro [P065]
Collocazione paratesto: "Literaturnyj kritik" [rivista], 5 - pp. 71-92
Tipologia di paratesto: Articolo
Autore del paratesto: Frid Jakov Vladimirovič
Profilo autore del paratesto: Frid Jakov Vladimirovič (1903, Odessa - 1986, Mosca). Si laurea in filologie e letterature straniere presso il 'Vysšij literaturno-chudožestvennyj institut V.Ja. Brjusov' di Mosca nel 1925. Pubblicista e critico letterario comincia a pubblicare a partire dagli anni Venti articoli riguardanti le letterature occidentali. Particolarmente attivo dagli anni Trenta sulle riviste "Literaturnyj kritik" e "Internacional'naja literatura", vi espone una visione ortodossa marxista, e, poi, militante real-socialista della letteratura e dell'arte (tratta spesso opere di letterature occidentali, per lo più di francesistica). Dalla fine degli anni Cinquanta comincia a pubblicare lavori di più ampio respiro, come la monografia Stendal'. Očerk žizni i tvorčestva (Mosca, 1958, dal taglio biografico-critico). Fonte: Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971.
Data del paratesto: 1936
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: L'Education sentimentale
Data dell'opera originale: 1869
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Flaubert Gustave
Profilo autore del testo originale: Flaubert Gustave (Rouen, 1821 - Croisset 1880). Considerato uno dei maestri del realismo e del naturalismo, in contrapposizione al romanticismo, la sua poetica promuove l'idea che lo scrittore debba limitarsi a "rappresentare solamente", astenendosi da commenti personali o morali sui propri personaggi o sulle vicende narrate. Le opere maggiori di Flaubert sono Madame Bovary (1856, il romanzo fu poi giudicato e vietato per 'oltraggio alla morale e alla religione' nel 1857); L'Educazione sentimentale (versione del 1869), Sallambô (1862), Bouvard et Pécuchet (1881). Autore di prosa (racconti e romanzi). In ambito russo: conobbe Ivan Turgenev, che tradusse le sue opere (a partire dagli anni Settanta del XIX secolo), ne facilitò la ricezione e la traduzione nell'ambito culturale russo e mantenne con il collega e amico francese una fitta corrispondenza. Lo stile di Flaubert: Contrariamente a Balzac, a Stendhal e, in generale, ai narratori della prima metà dell'Ottocento, Flaubert "si astiene dal commentare gli avvenimenti raccontati e, tanto più, dall'identificarsi con uno dei personaggi della vicenda, convinto che la perfetta espressione dei fatti sia sufficiente per interpretarli. Egli rifiuta quindi di parlare di se stesso e delle sue idee, di comunicare al lettore i 'palpiti del suo cuore'; egli vuole, al contrario, 'dimenticarsi' e vivere soltanto in funzione dell'opera. Se da un lato l'immergersi totale e ascetico nella scrittura angoscia e affligge Flaubert, dall'altro gli elargisce un piacere profondo, una 'gioia voluttuosa' che considera l'unica cosa davvero soddisfacente nel deserto del vivere" (Fonte: Davide Monda in Enciclopedia Treccani Online).
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: Vospitanie čuvstv
Collocazione traduzione: Moskva
Nome traduttore: Usov Dmitrij Sergeevič; Fedorov Andrej Venediktovič
Profilo traduttore:
Dmitrij Sergeevič Usov (1896-1943, scriveva anche con lo pseudonimo di 'Dmitrievskij') fu un poeta e traduttore russo. Germanista, francesista, studiò all'Università di Mosca, dove esordì come poeta, traduttore e critico, e svolse attività accademica e didattica in diverse istituzioni, soprattutto ad Astrachan' e poi a Mosca, insegnando letteratura, teoria del verso e traduzione. Tradusse poesia e prosa dal tedesco e dal francese e collaborò a importanti progetti lessicografici.
Nel 1935 fu arrestato all'interno dell'inchiesta riguardante il cosiddetto "caso dei lessicografi", e condannato a cinque anni di lavori forzati; anche la moglie fu deportata. Liberato nel 1940, visse tra Asia Centrale e Tashkent, dove continuò a insegnare. Morì nel 1943 per insufficienza cardiaca. Fu riabilitato ufficialmente nel 1989. Fonti: Nešumova, T. F. Usov, Dmitrij Sergeevič // Russkie pisateli, 1800-1917: Bibliografičeskij slovar', pod. red. B. F. Egorov. -- Moskva: Bol'šaja sovetskaja enciklopedija; San Pietroburgo: Nestor-Istorija, 2019. -- Vol. 6: S-Č. -- pp. 379-381.
Data dell'edizione della traduzione russa: 1936
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
In questo articolo Frid riprende le posizioni espresse nel precedente intervento dell’ottobre 1935 (v. scheda P064) per compiere una più profonda analisi riguardante esclusivamente il romanzo di Flaubert L’éducation sentimentale, con particolare riferimento al suo personaggio principale, l’eroe-antieroe Frédéric Moreau. A differenza dei paratesti di Èjchengol’c, infatti, che si concentravano piuttosto sull’analisi del grande affresco sociale (e della sua portata realistico-letteraria) all’interno del romanzo, Frid vuole analizzare le pecche di questo giovane protagonista. Il critico comincia subito con il sottolineare la differenza tipologica tra i due grandi realisti della letteratura francese, Balzac e Flaubert, sottolineando, come fece Ejchengol’c, l’elemento piuttosto satirico nei romanzi di quest’ultimo: “Accanto alla Commedia umana di Balzac, l’ampio affresco dell‘Educazione sentimentale di Flaubert appare come una monumentale e triste farsa. Nella società borghese Balzac vedeva soprattutto l’elemento tragico, e la vita secondo Balzac è tragica. L’autore della Storia di un giovane uomo vedeva invece soprattutto l’inutilità della società borghese: la vita è troppo banale per essere tragica. Nella Commedia umana le persone vivono, mentre ne L’educazione sentimentale esse semplicemente esistono”; è per questo che il critico sovietico ne sottolinea piuttosto la vicinanza con Molière (anche se non vi è l’elemento del grottesco-satirico) che con lo stesso Balzac. Per Frid non bisogna essere ingannati dal proverbiale ‘obiettivismo’, dall’epica imperturbabilità di Flaubert (“èpičeskaja nevozmutimost’ obmanyvaet”) poiché questo romanzo è invece una satira realistica, che sostituisce il profondo realismo drammatico di Balzac e persino quello stesso di Flaubert in Madame Bovary”. Dell’eroe principale si dice che è appassito -‘vyalyj’ (l’uso di questo aggettivo, o le sue varianti nel sostantivo ‘vjalost’ sono ripetute più di cinque volte in meno di tre pagine): opaco, passivo, inconcludente, Moreau è per il critico sovietico un parassita (ancora un’altra parola tipica della critica di quegli anni); scrive Frid: “Il suo romanticismo non è che il rivestimento poetico della sua falsa esistenza, del suo parassitismo”. La critica passa dunque attraverso il processo al personaggio principale, attaverso una travlja feroce, e al contempo, brillante e ironica (è lo stile pubblicistico molto spesso tipico della rivista “Literaturnyj kritik”); questo tocca il suo apice nel commento all’episodio della passeggiata romantica di Moreau e Rosanette nella Foresta di Fontainebleau, lo stesso giorno in cui avvenivano a Parigi fatti politici importantissimi; ignorando tutto il contesto erotico di tale passeggiata, scrive infatti Frid: “Nella descrizione della foresta di Fontainebleau nel giugno del 1848, quando Cavaignac represse la rivolta dei lavoratori, accanto al catalogo delle maestose piante della foresta, piene di vita, Moreau, assorbito egli stesso dalla foresta, sembra pure lui una pianta, e una pianta piccola, lenta a crescere: egli è insomma il dettaglio vegetale più insignificante, dipendente e indifeso (…) di tutta la foresta. Flaubert ben sa che Moreau, pigro e sterile, non può essere una figura centrale nel mondo, ma solo un dettaglio. In seguito, Marcel Proust crederà che Swan sia il diretto discendente di Frédéric: non un semplice dettaglio insignificante, ma la figura centrale del quadro”. Per Frid nella letteratura francese contemporanea si troveranno dunque eredi di Moreau: ora nel personaggio definito del ‘sadist-avtomat’ (sadico robot) di Bardamu di Céline in Viaggio al termine della notte (non più contraddistinto, ormai, da un segno prevalentemente positivo nella critica sovietica a partire dal 1936, v. P069), o nel già più volte giudicato sterile e inutile esteta Swann del romanzo proustiano. Ma torniamo a Frédéric Moreau: nel rappresentare questo giovane uomo inutile, vanaglorioso, inconcludente e appassito, che Frid descrive come più ‘vegetale’ e immobile di qualsiasi pianta o albero inventariabile nel bosco di Fontembleau, egli riconosce a Flaubert il ruolo di feroce critico della borghesia, arrivando però ben più lontano del maggiormente pacato e prudente Èjchengol’c, quando scrive, in conclusione del proprio articolo: “Flaubert, vero gigante della borghesia, era legato alla sua classe come un forzato è legato alla palla di ferro incatenata ai suoi piedi. Oggi capirebbe che la lotta contro il dilettantismo borghese nella vita e contro la ‘frase menzognera’ nell’arte è una lotta rivoluzionaria”[il corsivo è mio, A.C.].
Alessandra Carbone