Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Genij francuzskogo naroda [P159]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Gli anni Quaranta, soprattutto a partire dal 1941, con l’aggressione tedesca in Russia e con il coinvolgimento sovietico nella II guerra mondiale, sono poco prolifici dal punto di vista letterario, soprattutto se si mette a confronto questo periodo con gli anni Trenta. Anche la Balzakovedenie vede una battuta di arresto, e a parte qualche uscita (i volumi rimanenti del Sobranie sočinenij, l’uscita di Šuany (Les chouans) nel ’44, pubblicati in chiave patriottica, possiamo essere d’accordo con i bibliografi sovietici degli anni Sessanta che asserivano che la seconda metà degli anni Quaranta fu sostanzialmente un periodo di ‘raccoglimento delle forze’, di attesa per le imprese successive nello studio e nella mediazione delle letterature straniere. Tra queste, era però già in formazione il gruppo di lavoro che nel ’49-’50 cominciò a pianificare il nuovo Sobranie sočinenij di Balzac (uscito poi fra il 1951 e il 1955, con gran parte dei titoli pubblicati a partire dal 1953, v. P149); tale opus magnum fu pensato anche in concomitanza con il centenario della morte di Balzac, festeggiato naturalmente anche in Francia. In questo breve articolo su “Literaturnaja Gazeta” del 21 maggio 1949 Vs. Ivanov celebra invece il compleanno del grande scrittore francese,” (Balzac era nato il 20 maggio 1799) “fustigatore della borghesia”, con un articolo ‘di maniera’, dal tono solenne e celebrativo. Ivanov ricorda al lettore che lo scrittore era nato lo stesso giorno in cui Napoleone tornava in Egitto, in un anno in cui “era nato l’impero francese, ed era morta la libertà francese”. Scrive il redattore dell’articolo, sottolineando i meriti letterari di Balzac: “Il suo talento era così grande, il suo desiderio di realismo e verità così potente, che l’uniforme da monarchico e cattolico gli stava sempre stretta e gli stava cadendo a pezzi. Nelle sue vene scorreva il sangue coraggioso di un francese amante della libertà. Era sempre un costruttore. Ma un costruttore in catene. E quando leggete i suoi libri, la sua incomparabile Comédie humaine, sentite sempre il tintinnio di quelle catene, il respiro affannoso di un gigante che fatica a camminare e a lavorare, ma che crea, costruisce, edifica instancabilmente affinché le generazioni future possano vivere meglio e più facilmente”. A parte questa vivida metafora quasi concetrazionaria (le immagini delle catene), nell’articolo è poi certamente centrale il riferimento alla patria e al popolo, con il quale lo scrittore aveva “un legame fortissimo”; scrive il redattore: “Balzac amava il suo popolo […] Con sorprendente vivacità e intensità egli trasmetteva il suo odio per i ricchi e gli aristocratici, esprimendo così la rabbia e l’odio del popolo”; è degno di nota come nei paratesti della tarda epoca staliniana parole come ‘odio’, ‘rabbia’ e loro derivati, rivolte nei confronti dell’Occidente capitalista, siano particolarmente ricorrenti; a volte sono giustificate dalla citazione di personaggi illustri, come nell’esempio della seguente riflessione di Go’rkij, riportata in un articolo di “Literaturnaja gazeta” del 1952, quasi al culmine di questa campagna di aggressività: “non sapendo odiare, è impossibile amare sinceramente”. L’autore dell’articolo dunque aggiunge che “è compito della letteratura educare all’odio verso tutto ciò che è estraneo e nemico” (v. D159). Continua nel suo saggio Ivanov scrivendo che “Balzac stesso descriveva il popolo come ‘gente di sudore e volontà, lavoro e pazienza’, sottolineando che ‘il tipo nobile si trova solo tra il popolo'” In questa celebrazione di un Balzac ‘popolare’ e ‘amico delle masse’ il redattore dell’articolo cita la lettera di Engels a M. Harkness, in cui per un momento vengono sottolineate le simpatie ‘repubblicane’ di Balzac: “Le uniche persone di cui parla sempre con palese ammirazione sono i suoi più accaniti oppositori, i repubblicani, gli eroi di rue Cloître Saint-Merry, persone che a quel tempo (1830-1836) erano davvero rappresentanti delle masse popolari”. Ivanov preferisce non sottolineare in questo articolo panegirico la visione politica matura di Balzac, le sue preferenze aristocratiche e cattoliche, e in chiusura ricollega invece la sua opera con la situazione attuale, in chiave antioccidentale e antimperialista, scrive infatti Ivanov: “molte cose sono cambiate nel mondo dai tempi di Balzac. Da tempo ormai i banchieri si occupano prevalentemente di guerre: sono diventati imperialisti nel vero senso della parola. Ai tempi di Balzac, il criminale Vautrin si spacciava per un padre cattolico, rappresentante diplomatico della Spagna. Ai nostri giorni, Vautrin siede sul trono di Spagna, governando il Paese con il nome di Franco. E in Francia, gli eredi di Vautrin occupano alte cariche nei ministeri, svendendo il loro Paese e approfittando delle sue disgrazie. Questi mercanti sono diventati ora dei predatori la cui avidità stupirebbe persino Balzac, che conosceva bene i costumi dei criminali! E ora i banchieri francesi, discendenti di coloro che Balzac stigmatizzava, vendono all’ingrosso e al dettaglio la loro patria, la loro Francia davvero meravigliosa!”. Di nuovo, il riferimento alle lotte antimperialiste (sempre in chiave antiatlantista) e l’esaltazione della Patria e del popolo (qui, quello francese), rientrano nella retorica politico-culturale già dal 1946-47, con un acuizzarsi a partire dal 1949 (la ‘lotta al cosmopolitismo’, la lotta al ‘servilismo’ verso l’Occidente, v. D157, D158).



Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: "Literaturnaja gazeta" [giornale], 41(2528) - 21 maggio - p. 4

Tipologia di paratesto: Articolo

Autore del paratesto: Ivanov Vsevolod Vjačeslavovič

Profilo autore del paratesto: Ivanov Vsevolod Vjačeslavovič (obl. Semipalatinsk 1895 - Mosca 1963); scrittore, giornalista, docente universitario russo-sovietico; la madre era una deportata polacca, suo padre, Vjačeslav Alekseevič, era un insegnante di campagna. Negli anni Venti cominciò a scrivere e a pubblicare, era vicino al gruppo dei 'Fratelli di Serapione'; inserito nell'establishment degli intellettuali sovietici, fu alla presenza di Stalin durante il celebre incontro del 26 ottobre 1932 presso la dača di Gor'kij, in cui si discusse il futuro delle politiche culturali e letterarie sovietiche. Durante la Seconda guerra mondiale/ Grande Guerra Patriottica, Ivanov fu evacuato a Taškent. Nell'estate del 1943, come corrispondente della rivista "Krasnaja zvezda" ; dopo la presa di Orel si recò al fronte per collaborare alla stesura di un libro sulla battaglia di Orel e Kursk. Successivamente fu corrispondente di guerra per il quotidiano "Izvestia". Insieme alle truppe in avanzata fu a Varsavia, a Stettino, a Berlino. Dal processo di Norimberga inviò per "Izvestia" corrispondenze e saggi che furono raccolti nel volume Tam, gde sudjat ubiicy [Là dove si giudicano gli assassini]" (Mosca, 1946). Dopo la guerra fu presidente della commissione di ammissione dell'Unione degli scrittori dell'URSS e della commissione d'esame finale dell'Istituto letterario intitolato ad A. M. Gorkij, dove gli fu conferito il titolo di professore. Morì a Mosca nel 1963. Bol'šaja sovetskaja ènciklopedija, Mosca (1926-1990)

Data del paratesto: 1949

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: N/A

Data dell'opera originale: 1829-1850

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de

Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: N/A

Collocazione traduzione: Moskva

Nome traduttore: N/A

Profilo traduttore: N/A

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1949

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