Gospoža Bovari kak javlenie stilja [P059]
Collocazione paratesto: Sobranie sočinenij v 10 tt. (1933-1938) - Tom 1. Gospoža Bovari - Moskva-Leningrad - GICHL - pp. 1-46.
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Èjchengol’c Mark Davidovič
Profilo autore del paratesto:
Èjchengol'c Mark Davidovič (Kremenčug, 1889 - Mosca, 1953). Storico della letteratura e traduttore. Proveniente da una famiglia ebraico-ucraina della media borghesia (il padre era giurista), studiò lingue e letterature romanze all'Università di Mosca, laureandosi nel 1914 con una specializzazione in letteratura francese. Durante gli studi, come era consuetudine nel periodo, ebbe modo di viaggiare e perfezionarsi all'estero, in particolare in Francia e in Italia. Dal 1918 collaborò con il Narkompros (Commissariato del Popolo per l'Istruzione) e nel contempo insegnò in diversi atenei, tenendo un corso di Letteratura europeo-occidentale presso l'Università di Mosca e l'Institut Krasnoj Professury. Lavorò inoltre come redattore e revisore per le case editrici Gosizdat e GICHL, occupandosi in particolare della letteratura francese. I suoi principali contributi scientifici sono dedicati all'opera di Gustave Flaubert e di Émile Zola. Di quest'ultimo curò la prima edizione delle Opere (Sobranie sočinenij, 1928-1935) e gli dedicò la monografia Tvorčeskaja laboratorija Èmilja Zola (1940). Fu inoltre curatore e prefatore delle Opere di Gustave Flaubert (Sobranie sočinenij v 10 tt., 1933-1938, di cui uscirono solo otto volumi) e di una selezione di testi dello stesso autore (G. Flaubert, Izbrannye sočinenija, 1947). Stretto collaboratore e amico di Anatolij Lunačarskij, che lo stimava molto, con lui curò l'edizione di questi grandi classici francesi dell'Ottocento (si veda, al riguardo, la corrispondenza di Lunačarskij).
Bibliografia: F.S. Narkir'er, Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, stb. 1136; Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Pisateli sovremennoj èpochi. Bio-bibliografičeskij slovar' russkich pisatelej XX veka, pod red. B.P. Koz'mina, Moskva, GAChN, 1928, p. 275; RGALI. F. 596, op. 1, ed. chr. 110.
Kristina Landa, Alessandra Carbone
Data del paratesto: 1933
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Madame Bovary
Data dell'opera originale: 1857
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Flaubert Gustave
Profilo autore del testo originale: Flaubert Gustave (Rouen, 1821 - Croisset 1880). Considerato uno dei maestri del realismo e del naturalismo, in contrapposizione al romanticismo, la sua poetica promuove l'idea che lo scrittore debba limitarsi a "rappresentare solamente", astenendosi da commenti personali o morali sui propri personaggi o sulle vicende narrate. Le opere maggiori di Flaubert sono Madame Bovary (1856, il romanzo fu poi giudicato e vietato per 'oltraggio alla morale e alla religione' nel 1857); L'Educazione sentimentale (versione del 1869), Sallambô (1862), Bouvard et Pécuchet (1881). Autore di prosa (racconti e romanzi). In ambito russo: conobbe Ivan Turgenev, che tradusse le sue opere (a partire dagli anni Settanta del XIX secolo), ne facilitò la ricezione e la traduzione nell'ambito culturale russo e mantenne con il collega e amico francese una fitta corrispondenza. Lo stile di Flaubert: Contrariamente a Balzac, a Stendhal e, in generale, ai narratori della prima metà dell'Ottocento, Flaubert "si astiene dal commentare gli avvenimenti raccontati e, tanto più, dall'identificarsi con uno dei personaggi della vicenda, convinto che la perfetta espressione dei fatti sia sufficiente per interpretarli. Egli rifiuta quindi di parlare di se stesso e delle sue idee, di comunicare al lettore i 'palpiti del suo cuore'; egli vuole, al contrario, 'dimenticarsi' e vivere soltanto in funzione dell'opera. Se da un lato l'immergersi totale e ascetico nella scrittura angoscia e affligge Flaubert, dall'altro gli elargisce un piacere profondo, una 'gioia voluttuosa' che considera l'unica cosa davvero soddisfacente nel deserto del vivere" (Fonte: Davide Monda in Enciclopedia Treccani Online).
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: Gospoža Bovari
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – GICHL
Nome traduttore: Romm Aleksandr Il'ič
Profilo traduttore: Romm Aleksandr Il'ič (1898, San Pietroburgo - Soči, 1943). Letterato, poeta, traduttore sovietico, nasce in una famiglia borghese della Capitale dell'impero (il padre era un medico, vicino alle attività rivoluzionarie di stampo Social-democratico di inizio secolo); visse e studiò a Mosca, dive si laureò presso il Dipartimento di Storia e filologia nel 1922; membro del celebre Circolo linguistico di Mosca, fece parte del presidium, collaborò ed ebbe discussioni scientifiche in particolare con Roman Jakobson e Michail Bachtin; tradusse in russo il Cours de Linguistique générale di Ferdinand De Saussure (la traduzione non fu tuttavia completata, si v. in merito i lavori di M. Čudakova e E.A. Toddes). Mobilitato sul fronte sud-occidentale durante la Grande Guerra Patriottica (servì in Marina, nella Flotta del Mar Nero) morì nel 1943 in circostanze poco chiare (alcune fonti parlano di suicidio). Negli anni Trenta e primi anni Quaranta lavorò come traduttore dalle lingue occidentali, tradusse, fra le altre, opere di Flaubert, Zola, Wells; poesie di Villon, Goethe, Heine, André Chénier, Baudelaire, Aragon. Si v. in inglese, la ricostruzione biografica all'analisi delle traduzioni di Romm a cura Elena Zemskova (Soviet translator Aleksander Romm. An experience of Literary Depersonalization, Higher School of Economics, 2016 Research Paper No. WP BRP 15/LS/2016, Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=2760908
Curatore dell'edizione della traduzione: Èjchengol’c Mark Davidovič
Data dell'edizione della traduzione russa: 1933
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Il romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert viene comprensibilmente “canonizzato” dalla critica sovietica di epoca staliniana, insieme ad opere di altri autori “realisti” come Balzac e Stendhal e Zola, all’interno del già citato dibattito sul valore e sull’utilità dei classici della letteratura e dell’arte in chiave realistica (D003, D088), sulla lotta al formalismo e alla promozione della ‘chiarezza’ in letteratura (D091). La sua opera, già rieditata in una selezione di opere, nel 1928, da A.V. Lunačarskij (G. Flober, Izbrannye proizvedenija, M.-L., GICHL, pod redakciej A.V. Lunačarskogo i M.D. Èjchengol’ca), ritrova per tutti gli anni Trenta un nuovo successo, quando sempre Lunačarskij, di nuovo insieme all’autorevole francesista Mark Èjchengol’c (affiancato in piccole parti da Boris Reizov, nei kommentarii) ne curano una edizione in dieci tomi (Sobranie sočinenij Flobera v 10 tomach, 1933-1938); ne usciranno in realtà solo otto, comprensivi della corrispondenza di Flaubert (Pis’ma, tomi VII e VIII), mentre rimarranno fuori le opere giovanili (Junošeskie proizvedenija, t. IX) , il Teatro e annotazioni di viaggio (Teatr. Putevye zametki, t. X). Tale mastodontica opera, di cui parliamo in questa sede si basò sulla pubblicazione in ordine cronologico delle opere dello scrittore francese, a partire da Madame Bovary (Gospoža Bovari, I volume). Come si pregiano di sottolineare i curatori, si sarebbe trattato della più completa e aggiornata edizione delle opere dello scrittore francese sino a quel momento. Basata sull’autorevole edizione francese G. Flaubert Oeuvres complètes, L. Conard: Paris, 1910, provvista di nuove traduzioni affidate a professionisti contemporanei. Nel paratesto introduttivo a Madame Bovary (nella traduzione di Aleksandr Romm) di cui qui trattiamo, Flaubert viene presentato come un moderno autore che reagisce alla precedente corrente romantica (o meglio – romantico-reazionaria di scrittori come Musset, Chateaubriand, Vigny, Walter Scott, eccetera); tale corrente è indicata come ‘soggettiva’, basata sul culto delle ‘personalità straordinarie’, e viene dunque ‘superata’ da Flaubert per approdare ad un metodo stilistico oggettivo: l’ob”ektivizm (oggettivismo), parola con la quale Èjchengol’c traduce lo style impersonnel di cui parla lo stesso Flaubert. È interessante che il prefatore sovietico, nell’individuare lo stile flaubertiano, lo ponga, come di frequente nei paratesti di epoca staliniana, in un processo di aperta lotta con il sistema precedente (l’espressione ricorrente v bor’be s… [in lotta con…]), in nome di uno stile che privilegia una visione empirica, realistica, da ricondurre ai metodi di un’asettica osservazione che si dà nelle scienze esatte e biologiche. Nell’opera di F., osserva Èjchengol’c, è soprattutto il melkoburžuaznyj byt (la quotidianità della piccola borghesia francese) l’oggetto di studio e di lavoro de grande autore francese. In particolare nel romanzo Madame Bovary, poi, il critico osserva come fosse evidente “Nella figura della Bovary è chiaramente espressa l’idea della condanna biologica e sociale dell’uomo […] nell’inevitabile e irrimediabile contrasto tra sogno e realtà, nel contrasto tra l’ideale aristocratico convenzionale delle “passioni elevate”, inculcatole dall’educazione monastica, e la “banalità” piccolo-borghese in cui Emma vive”. Fondamentale l’elemento satirico nel ritrarre il contrasto interno di una donna vittima degli stantii ideali romantici del tempo precedente (la venerazione per il grande evento aristocratico del ballo, l’idealizzazione dell’amore e delle sfortunate relazioni); si sottolinea la meschineria piccolo borghese e dei piccoli rentier (ren’tie) che la contraddistingueva: lo stesso attaccamento di Emma agli oggetti eleganti, alle apparenze, le pose a cui anelava rivelavano, per Èjchengol’c, un “romanticismo filisteo e conformista”, profondamente attaccato al lato economico-sociale e aspirazionale di cui era contraddistinto. Nel contrasto tra vecchio ideale romantico e volgare attaccamento piccoloborghese alle cose stava il dramma interno di Emma Bovary, che però viene sempre manifestato con estremo distacco dall’autore Flaubert, secondo il critico sovietico. Per lo studioso “uno dei principali esempi dell’utilizzo della satira pur all’interno di un stile il più possibile obiettivo-realistico, si dà, in Madame Bovary, nell’episodio riguardante la fiera dell’agricoltura” (parte II, capitolo VIII); interessante come Ejchengol’c insista particolarmente sull’elemento satirico in Flaubert (lo farà anche per il romanzo Vospitanie čuvstv, l’Éducation sentimentale), perché trova in questo elemento una sorta di contraddizione rispetto al tanto decantato metodo ‘impersonale’ di Flaubert, e al suo oggettivismo; al contrario, l’elemento satirico sarebbe un superamento dello stesso in chiave dinamico-realistica, scrive infatti il critico sovietico: “Gli esempi citati dei giudizi di Flaubert (es. durante la descrizione della “fiera dell’agricoltura”) testimoniano la loro connotazione di classe e il fatto che nel sistema della “rappresentazione oggettiva” vi fossero delle incongruenze sotto forma di singoli momenti di valutazione chiaramente espressa. La satira nella maniera della “rappresentazione oggettiva”, combinata con una valutazione diretta, distrugge l’immagine di Flaubert come mero osservatore passivo”. Questo naturalmente rimanda, secondo il critico, anche alla versione profondamente pessimista e disillusa di Gustave Flaubert, in cui si manifesta, conclude Èjchengol’c “il fatalismo biologico e sociale di Flaubert, dettato e determinato dalla sua classe sociale”.
Alessandra Carbone