I. Silone. “Fontamara”. Roman. 206 str. Goslitizdat. 1935 g. [P091]
Collocazione paratesto: "Novyj mir" [rivista], 7 - pp. 284-285
Tipologia di paratesto: Recensione
Autore del paratesto: Oborin A.
Profilo autore del paratesto: N/A
Data del paratesto: 1936
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Fontamara
Data dell'opera originale: 1945 [1933]
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Silone Ignazio
Profilo autore del testo originale:
Silone Ignazio, pseudonimo di Secondino Tranquilli (Pescina, 1900 - Ginevra, 1978). Scrittore, drammaturgo, giornalista e politico antifascista. Nel 1917 si iscrisse all'Unione Giovanile Socialista a Roma; nel 1919 divenne segretario dell'Unione Socialista romana e nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia, guidato da Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga. Partecipò come delegato del partito al congresso della Terza Internazionale a Mosca, dove conobbe Lenin, che gli pareva simile al Papa per l'atmosfera di assoluta venerazione che lo circondava. Per la sua attività di propaganda comunista sul periodico triestino "Il Lavoratore" fu incarcerato dai fascisti; appena libero, si trasferì a Berlino e poi, su mandato del partito, in Spagna. Rientrato in Italia, si avvicinò alle posizioni filosovietiche di Gramsci, ma col tempo prese sempre più le distanze dal totalitarismo staliniano, che ebbe modo di osservare da vicino durante i suoi viaggi a Mosca negli anni Venti. Nel 1930 fu espulso dal partito per le sue posizioni antistaliniste e la presunta appartenenza alla fazione trotskista. In esilio in Svizzera, frequentò gli ambienti intellettuali antifascisti e scrisse il suo romanzo più celebre, Fontamara, pubblicato a Zurigo nel 1933; nel 1937 uscì Pane e vino, molto apprezzato da scrittori come Thomas Mann e Albert Camus. Negli anni Trenta Silone si oppose sia al regime fascista di Mussolini sia a quello sovietico di Stalin, definendo quest'ultimo "fascismo rosso". Durante la guerra criticò il marxismo, la cui involuzione dogmatica era da lui considerata come "una delle tragedie della nostra epoca". Riscoprì il messaggio del cristianesimo e auspicò un progetto federalista per l'Europa. Nel 1944 tornò in Italia e nel 1945 divenne direttore dell'edizione romana de "L'Avanti!"; riprese l'attività politica nel Partito Socialista, intensificando le sue critiche verso i capi comunisti. Nell'ultimo periodo della sua vita si distaccò sia dai partiti politici sia dalle istituzioni religiose. Il suo ideale divenne un socialismo cristiano, inteso come ritorno alle radici pure del cristianesimo delle origini, che trovò espressione nel suo ultimo libro pubblicato in vita, L'avventura di un povero cristiano (1968).
Bibliografia: L. d'Eramo, L'opera di Ignazio Silone: saggio critico e guida bibliografica, Milano, 1971; F. Virdia, Ignazio Silone, Firenze, 1972; G. Rigobello, Ignazio Silone, Firenze, 1975; G.P. Di Nicola, A. Danese, Silone, percorsi di una coscienza inquieta, L'Aquila, Fondazione Ignazio Silone, 2006; L. Mastrangelo, L'umanesimo politico di Ignazio Silone, Napoli, 2021.
Kristina Landa
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Fontamara
Collocazione traduzione: Moskva – GICHL
Nome traduttore: Chanevskaja E.A.
Profilo traduttore: N/A
Curatore dell'edizione della traduzione: Grifcov Boris Aleksandrovič
Data dell'edizione della traduzione russa: 1935
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Il critico afferma che, tra le poche opere tradotte che descrivono la vita dei contadini nei paesi fascisti, il romanzo di Silone si distingue per i suoi pregi letterari e per il realismo con cui rappresenta la miseria delle campagne italiane sotto il regime fascista. Il messaggio dell’opera è altresì corretto: per migliorare la propria condizione, i contadini devono unirsi agli operai nella lotta antifascista sotto la guida del proletariato. – cfr. le direttive e gli articoli: D219, 220 (da notare che Rossi non cita Silone tra gli scrittori italiani menzionati nel suo articolo)
Tuttavia, Silone commette un errore quando trascura il ruolo fascista dei kulaki, i contadini ricchi, dipingendo la campagna esclusivamente come luogo degli oppressi; non dice nulla del movimento proletario e rivoluzionario organizzato e accenna soltanto al movimento antifascista di massa, semplificando in tal modo il quadro sociale italiano. Ciononostante, il romanzo, nonostante tutti i suoi difetti, rimane un’opera utile. – D104, D141
Kristina Landa