Karlo Goldoni i ego memuary [P016]
Collocazione paratesto: Memuary Karlo Goldoni, soderžaščie istoriju ego žizni i ego teatra, t. 1 – Leningrad – Akademia – pp. 5–15
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Mokul'skij Stefan Stefanovič
Profilo autore del paratesto:
Stefan Mokul'skij (1896–1960). Traduttore, storico del teatro e critico teatrale, docente della storia del teatro, capo della sezione della teoria e storia del teatro presso l'Istituto della storia delle belle arti dell'Accademia delle scienze dell'URSS. Nel 1918 si laurea alla facoltà di storia e filologia all'Università di Kiev, a partire dal 1923 vive e lavora a Leningrado, negli anni '40 si trasferisce a Mosca. Appartiene alla scuola teatrale "leningradese" di Gvozdev. Negli anni Trenta segue le tendenze della critica sociologica di Friče. Tra gli anni 1943–1948 è direttore del teatro GITIS a Mosca; nello stesso periodo vi insegnano studiosi rinomati come Dživelegov, Radcig, Gukovskij e altri. Viene licenziato durante la lotta contro i "cosmopoliti" con l'accusa di ''antipartiotismo". Noto soprattutto per le sue ricerche nell'ambito del teatro italiano e francese del Rinascimento e dell'Illuminismo; nell'ambito della letteratura italiana, in particolare per la curatela e la traduzione delle Memorie di Goldoni (dalla prima edizione francese custodita presso la Biblioteca Nazionale di San Pietroburgo), nonché per una serie di studi dedicati a Gozzi e Goldoni.
Bibliografia: Ju.B. Bol'šakova, Žizneopisanie S.S. Mokul'skogo, sostavlennoe im samim (1921-1949) (po neopublikovannym archivnym materialam), "Teatr. Živopis'. Kino. Muzyka", 4 (2013), pp. 9-16; RGALI F. 2342. Op.1. S.S.Mokul'skij; CGALI SPb. F. R-407. Op.1. D.207-212; CGALI SPb. F. R-371. Op. 2. D. 143. Mokul'skij Stefan Stefanovič.
Data del paratesto: 1930
Direttive paratesto:
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Mémoires, pour servir a l' histoire de sa vie, et a celle de son théatre
Data dell'opera originale: 1787
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Goldoni Carlo
Profilo autore del testo originale:
Carlo Goldoni (Venezia 1707 - Parigi 1793). Drammaturgo illuminista veneziano, riformatore della commedia dell'arte, noto soprattutto per aver rinunciato alle maschere e per aver sviluppato la commedia di carattere. Debuttò sul palcoscenico veneziano nel 1734, col dramma popolare Belisario. Le sue commedie più famose sono Il servitore di due padroni, Il cavaliere e la dama, La famiglia dell'antiquario, Le femmine puntigliose, La bottega del caffè, Il bugiardo, I pettegolezzi delle donne, La moglie saggia, Le donne gelose, Le donne curiose, La serva amorosa, La locandiera, Le baruffe chiozzotte. Tra il 1745 e il 1748 esercita il mestiere di avvocato a Pisa; nel 1748 torna a Venezia. Dal 1749 inizia la lotta di Goldoni contro l'abate gesuita Pietro Chiari, e quindi contro il conte Carlo Gozzi, fervente sostenitore della commedia dell'arte. Gozzi accusa Goldoni pubblicamente di essere uno scrittore incapace e immorale e lo deride anche nelle sue fiabe. Estenuato da questo conflitto, nel 1762 Goldoni si trasferisce a Parigi dove insegna lingua italiana alla figlia di Luigi XV; il pubblico francese, abituato all'improvvisazione e alle maschere del teatro italiano, non accoglie il riformatore con benevolenza. Goldoni muore nel pieno della Rivoluzione nella miseria, privato persino della sua piccola pensione. Il teatro di Goldoni è caratterizzato da un realismo maggiore rispetto alla tradizione precedente; le commedie sono destinate a un pubblico vasto, non raffinato, spesso incolto. Il linguaggio dei personaggi, che passa dall'italiano al veneziano, sfugge ai modelli letterari in uso, rivelandosi più vicino a quello dei comuni cittadini della Serenissima; le situazioni delle commedie sono sempre determinate da concreti contesti sociali (generalmente tipici della vita quotidiana dei borghesi del Nord). Goldoni rinuncia alle trame magiche e ai motivi fiabeschi a favore dei riferimenti alla realtà del momento presente, con tutti i dettagli degli ambienti semplici (locanda, case dei pescatori, piazza), spesso considerati nei salotti dell'epoca come quelli di "basso" livello. Le sue opere contengono sempre una morale (esplicitata anche nelle introduzioni dell'autore) e non vengono mai destinate a un puro svago; Goldoni colpisce diversi vizi, tra cui l'ipocrisia, e, pur accettando le gerarchie sociali, elogia la fedeltà ai valori della tradizione borghese che, secondo l'autore, ciascuno può seguire nel proprio piccolo, ossia la ragionevolezza, l'onestà e la laboriosità.
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Titolo traduzione russa del testo originale: Memuary Karlo Goldoni, soderžaščie istoriju ego žizni i ego teatra
Collocazione traduzione: Leningrad – Academia
Nome traduttore: Mokul'skij Stefan Stefanovič
Profilo traduttore:
Stefan Mokul'skij (1896–1960). Traduttore, storico del teatro e critico teatrale, docente della storia del teatro, capo della sezione della teoria e storia del teatro presso l'Istituto della storia delle belle arti dell'Accademia delle scienze dell'URSS. Nel 1918 si laurea alla facoltà di storia e filologia all'Università di Kiev, a partire dal 1923 vive e lavora a Leningrado, negli anni '40 si trasferisce a Mosca. Appartiene alla scuola teatrale "leningradese" di Gvozdev. Negli anni Trenta segue le tendenze della critica sociologica di Friče, mentre prima gli vengono rivolte le accuse del formalismo. Tra gli anni 1943–1948 è direttore del teatro GITIS a Mosca; nello stesso periodo vi insegnano studiosi rinomati come Dživelegov, Radcig, Gukovskij e altri. Viene licenziato durante la lotta contro i "cosmopoliti" con l'accusa dell''antipartitismo. Noto soprattutto per le sue ricerche nell'ambito del teatro italiano e francese del Rinascimento e dell'Illuminismo; nell'ambito della letteratura italiana, in particolare per la curatela e la traduzione delle Memorie di Goldoni, nonché per una serie di studi dedicati a Gozzi e Goldoni.
Curatore dell'edizione della traduzione: Mokul'skij Stefan Stefanovič
Data dell'edizione della traduzione russa: 1930
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Captatio benevolentiae collegata alle strategie di appropriazione: Nella prefazione Goldoni è rappresentato come un riformatore del teatro italiano e l’ideologo di una borghesia crescente. Il teatro viene usato da lui come uno strumento della lotta di classe funzionale alla rieducazione della società sulla base dell’etica borghese. Goldoni è un costruttore dell’edifico del teatro realista borghese. Questo suo lavoro ha un valore esemplare per la nostra epoca e per il nostro paese che attualmente si trova ad affrontare dei problemi simili nell’ambito della ricostruzione del teatro e dell’utilizzo del retaggio culturale borghese per la costruzione del nuovo teatro proletario (D101). In questo senso il libro di Goldoni rappresenta un grande interesse per i politici e i lavoratori teatrali dei nostri giorni.
Giustificazione dell’autore: Goldoni non riuscì a cogliere lo spirito delle grandi trasformazioni rivoluzionarie in una Parigi di fine Settecento dove viveva poiché aveva già un’età molto anziana. Ad ogni modo, le Memorie erano state scritte due anni prima della Rivoluzione, pertanto non la possono considerare. Per gli stessi motivi (l’età e l’incarico ufficiale di Goldoni presso la corte di Ludovico XVI), dalle Memorie non emerge il fervente critico dell’autocrazia, della servitù della gleba, dei privilegi di classe e della morale aristocratica quale in realtà fu Goldoni; non ne emerge affatto nemmeno Goldoni moralista e educatore del terzo ceto.
Rapporto alle direttive: la parte politica della prefazione è esplicitamente influenzata dalla teoresi sociologica di Friče di cui nel 1930, prima della chiusura della RAPP, è ancora intrisa la critica letteraria sovietica.
Contributo dell’autore: oltre allo scopo palese di Mokul’skij, ossia quello di attrarre l’attenzione dei lettori sovietici al retaggio classico del teatro italiano, è anche interessante come, parlando del valore esemplare di Goldoni per il teatro sovietico, egli sottolinei alcuni aspetti importanti della lotta di Goldoni: 1. Il grande veneziano non solo distruggeva ma anche costruiva; 2. Comprendeva ogni importanza dell’arte formale del teatro e la coltivava cercando di usarla ai propri fini; 3. Non faceva mai rinunce troppo drastiche, era indulgente con le abitudini e i pregiudizi degli attori e degli spettatori e sapeva approfittarsi persino delle tendenze a lui ostili. Con queste affermazioni (di cui una parte è evidenziata anche in corsivo) Mokulskij sembra cercare di convincere i critici (e i loro dirigenti) di imitare il modello clemente, cauto e premuroso di Goldoni nella loro lotta contro le tendenze formaliste e il teatro dell’avanguardia degli anni Venti.
Kristina Landa