Kommentarii [P189]
Collocazione paratesto: Don-Žuan v Rossii (Èpizody iz poèmy Don-Žuan) - Moskva - Žurnal'no-gazetnoe ob''edinenie (Biblioteka "Ogonek" N. 26 [751]) - 1933 - pp. 37-44.
Tipologia di paratesto: Postfazione
Autore del paratesto: Dejč Aleksandr Iosifovič
Profilo autore del paratesto:
Aleksandr Iosifovič Dejč (Kiev, 1893 - Mosca, 1972), scrittore, critico letterario e teatrale. Si forma a Kiev, dove compie gli studi secondari presso il Ginnasio e consegue la laurea nel 1917 alla Facoltà di storia e filologia dell'Università di Kiev. Nel secondo dopoguerra ottiene i titoli accademici di Dottore in Scienze filologiche (1945) e di Dottore in Storia dell'arte (1947).
Inizia a pubblicare nel 1910, assumendo via via un ruolo di rilievo nella vita culturale di Kiev, distinguendosi come critico teatrale e letterario. Partecipa attivamente ai dibattiti sul rapporto tra arte e ideologia nel periodo rivoluzionario; particolare risonanza suscita l'articolo polemico Krach proletarskogo iskusstva (Il crollo dell'arte proletaria, 1918). Tra la seconda metà degli anni Dieci e l'inizio degli anni Venti frequenta un ambiente artistico e intellettuale particolarmente vivace, entrando in contatto con figure centrali del teatro e delle arti visive dell'epoca, tra cui Les' Kurbas, Konstantin Mar'džanov, Aleksandr Tyšler, Aleksandra Èkster e e Il'ja Ėrenburg. Collabora con numerosi periodici, tra cui "Kievskie novosti", "Kievskie otkliki", "Kievskaja počta", "Kievskaja nedelja", "Maski" e "Kievskaja rampa".
Dal 1925 si trasferisce stabilmente a Mosca, dove dirige la redazione esteri del Žurnal'no-gazetnoe ob''edinenie e collabora con riviste di ampia diffusione come "Ogonek", "Prožektor" e "Za rubežom". In questi anni pubblica numerosi studi di storia della letteratura e del teatro, oltre a opere biografiche e critiche dedicate ad autori della tradizione europea e russa, tra cui Heinrich Heine, Pierre-Jean de Béranger, Jonathan Swift, Lord Byron, Taras Ševčenko e Lesja Ukraïnka. Parallelamente svolge un intenso lavoro di traduzione e di mediazione culturale. Traduce opere di Miguel de Cervantes, Heinrich Heine, Oscar Wilde, Bernard Shaw, Walter Hasenclever (in collaborazione con Anatolij Lunačarskij), Richard Dehmel, Rainer Maria Rilke e Novalis, contribuendo in modo significativo alla diffusione della letteratura e del teatro europei nel contesto sovietico.
Negli ultimi anni di vita perde completamente la vista, ma continua a dedicarsi allo studio e alla scrittura. Muore a Mosca nel 1972.
Ilaria Aletto, Maria Zavyalova
Bibliografia: A.G. Gromova, Dejč, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A.A. Surkov (gl. red.), tt. 1-9, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962-1978, t. 2, 1964, col. 560; S. G. Šindin, P.M. Nerler, Dejč Aleksandr Iosifovič, in Mandel'štamovskaja ènciklopedija, tt. 1-2, O.A. Lekmanov (gl. red.), Moskva, ROSSPÈN, 2017, t. 1, p. 221.
Data del paratesto: 1933
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Don Juan
Data dell'opera originale: 1819–1824
Paese dell'opera originale: Regno Unito
Nome autore del testo originale: Byron George Gordon
Profilo autore del testo originale:
George Noel Gordon Byron (Londra, 1788 - Missolungi, 1824), tra le voci più influenti del romanticismo europeo, esprime nella sua vita e nelle sue opere un'opposizione netta alle strutture sociali e politiche dell'Inghilterra della Restaurazione. Nato lord ma appartenente a un'aristocrazia economicamente impoverita, Byron visse un'infanzia e una giovinezza segnata dalle ristrettezze, contraddizioni che contribuirono ad alimentarne la vena polemica sin dagli anni di studi a Harrow e Cambridge. Queste premesse emergono nella satira English Bards and Scotch Reviewers (1808), in cui Byron denuncia il declino della letteratura britannica come sintomo di un malessere sociale profondo. La sua attività alla Camera dei Lord si distingue per un impegno civile concreto, che culmina nel celebre discorso del 1812 in difesa dei luddisti; si tratta di un atto di dissenso politico che lo isola dal mondo conservatore e che trova una declinazione poetica in An Ode to the Framers of the Frame Bill (1812). Con la pubblicazione di Childe Harold's Pilgrimage (1812-1818) e delle cosiddette 'poesie orientali' -- tra cui The Giaour (1813) e The Corsair (1814) -- Byron definisce l'archetipo dell'eroe ribelle e malinconico, la cui lotta contro le convenzioni riflette l'inquietudine e alle speranze deluse di un'intera generazione.
L'esilio in Europa e l'adesione ai movimenti di liberazione nazionale segnano il passaggio verso una produzione di respiro politico più ampio. Nell'epopea satirica Don Juan (1819-1824), Byron approda a un realismo critico capace di analizzare le ipocrisie del sistema europeo con una lucidità che la successiva critica marxista interpreta come anticipatrice delle grandi narrazioni sociali del XIX secolo. Opere come The Prophecy of Dante (1819) e la satira politica The Age of Bronze (1823) confermano la sua costante attenzione verso i popoli oppressi. Partecipa attivamente ai moti carbonari in Italia e, nel 1823, si reca in Grecia per sostenere l'insurrezione contro il dominio ottomano. Qui investe le proprie energie e finanze per organizzare le milizie greche, fino a morire di febbre a Missolungi nel 1824. Questa fine precoce lo trasforma in un simbolo universale di libertà nazionale.
Nel contesto russo, l'influenza di Byron è vastissima e agisce da catalizzatore per il romanticismo di Puškin e di Lermontov. Durante l'epoca staliniana, questa eredità viene riletta attraverso la lente del materialismo storico, che eleva il bajronizm da fenomeno estetico e individuale a esempio di resistenza politica. I critici sovietici, fra cui Viktor Žirmunskij, riconoscono Byron come nemico della Santa Alleanza e fautore di un radicalismo democratico. Nei paratesti di epoca staliniana, il poeta non viene celebrato solo per le sue doti liriche, ma viene descritto anche come un intellettuale che ha saputo anteporre la causa degli oppressi ai privilegi del proprio rango, diventando un modello di scrittore impegnato perfettamente integrato nel canone culturale socialista.
Ilaria Aletto
Bibliografia: N.J. Diakonova, Bajron v gody izgnanija, Leningrad, Chudožestvennaja literatura, 1974; Ead., V. Vatsuro, "No Great Mind and Generous Heart Could Avoid Byronism": Russia and Byron, in The Reception of Byron in Europe, R. Cardwell (ed.), London, Thoemmes Continuum, 2004, pp. 333-352; V. Friče, Bajron, in Literaturnaja ènciklopedija, tt. 1-11, Moskva, Izd-vo Kom. Akad., 1929-1939, t. 1, 1930, coll. 298-305; M.S. Kurginjan, Bajron, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A. A. Surkov (gl. red.), tt. 1-9, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962-1978, t. 1, 1962, coll. 402-409; L.A. Marchand, Lord Byron, in Encyclopedia Britannica, 26 Jan. 2026, https://www.britannica.com/biography/Lord-Byron-poet (consultato il 4.01.2026); The Cambridge Companion to Byron, D. Bone (ed.), Cambridge, Cambridge University Press, 2006; V.M. Žirmunskij, Bajron i Puškin, Leningrad, Nauka, 1978 [1924].
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Don-Žuan v Rossii (Èpizody iz poèmy Don-Žuan)
Collocazione traduzione: Moskva – Žurnal’no-gazetnoe ob’’edinenie (Biblioteka "Ogonek" N. 26 [751])
Nome traduttore: Kozlov Ivan Ivanovič
Profilo traduttore:
Ivan Ivanovič Kozlov (1779-1840) si impose nel romanticismo russo come poeta e traduttore, svolgendo un ruolo decisivo di mediazione tra la poesia europea e la tradizione nazionale.
Di origine aristocratica, ricevette una solida educazione domestica e intraprese inizialmente la carriera militare e amministrativa, servendo nel reggimento della Guardia Izmajlovskij e, in seguito, nell'amministrazione di Mosca durante la Guerra Patriottica del 1812.
All'inizio degli anni Venti dell'Ottocento la sua vita fu segnata da una svolta radicale. Colpito da paralisi e divenuto completamente cieco nel 1821, Kozlov abbandonò la vita mondana e l'attività pubblica, trovando nella scrittura poetica una nuova forma di espressione. Proprio in questo periodo esordì con il componimento K Svetlane (A Svetlana, 1821), dando avvio a una produzione lirica fortemente introspettiva.
La sua poetica si sviluppò sotto l'influsso di Vasilij Žukovskij, con il quale condivise l'attenzione per la musicalità del verso e una concezione dell'ispirazione poetica come elevazione morale e religiosa. Un ruolo decisivo nella diffusione della sua opera ebbe la musica: numerosi testi di Kozlov ispirarono compositori come Aleksandr Aljab'ev e Aleksandr Dargomyžskij. In particolare, Večernij zvon (Campane della sera, 1827), libera rielaborazione di un testo di Thomas Moore, entrò stabilmente nel repertorio popolare russo.
Di grande rilievo è anche il contributo di Kozlov alla ricezione di Byron in Russia. Nel 1826 tradusse The Bride of Abydos (Abidosskaja nevesta), ma il suo rapporto con il byronismo fu tutt'altro che imitativo. Nel poema Černec (Il monaco, 1825), l'eroe ribelle e demoniaco tipico di Byron viene trasformato in una figura di penitente, che vive la sofferenza in chiave sentimentale e cristiana, secondo una sensibilità più raccolta e meditativa. La sua attività di traduttore si estese inoltre alla letteratura polacca: nel 1829 pubblicò una versione dei Sonety krymskie (Sonetti di Crimea) di Adam Mickiewicz, contribuendo in modo significativo alla circolazione del romanticismo europeo nello spazio culturale russo.
Bibliografia: M.P. Alekseev, Russko-anglijskie literaturnye svjazi (XVIII vek - pervaja polovina XIX veka), Moskva, Nauka, 1982; D. Blagoj, Kozlov, in Literaturnaja ènciklopedija, tt. 1-11, 1929-1939, t. 5, Moskva, Izd-vo Kom. Akad., 1931, coll. 370-372; V.L. Korovin, Kozlov Ivan Ivanovič, in Bol'šaja rossijskaja ènciklopedija, tt. 1-35, Moskva, Bol'šaja rossijskaja ènciklopedija, 2004-2017, t. 14, 2009, p. 422; I.I. Kozlov, Stichotvorenija, Sankt-Peterburg, Izdanie A.F. Marksa, 1892; I.I. Kozlov, Polnoe sobranie stichotvorenij, I.D. Glikman (vstup. st.), Leningrad, Sovetskij Pisatel', 1960; I.A. Ščurov, Kozlov Ivan Ivanovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, tt. 1-9, A.A. Surkov (gl. red.), Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1962-1978, t. 3, 1966, coll. 640-641; V.A. Žukovskij, O stichotvorenijach I.I. Kozlova, in "Sovremennik", t. XVII, n. 2, Sankt-Peterburg, pp. 83-88.
Curatore dell'edizione della traduzione: Dejč Aleksandr Iosifovič
Data dell'edizione della traduzione russa: 1933
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Aleksandr Dejč interpreta Don Juan sia come uno dei testi centrali dell’opera di Byron sia come una testimonianza della crisi storica dell’aristocrazia feudale nel passaggio al capitalismo. Seguendo la genealogia del mito di Don Giovanni dalle sue origini feudali fino alla versione byroniana, Dejč mostra come l’eroe perda i tratti del conquistatore aggressivo per diventare il rappresentante di un’aristocrazia in declino, la cui fisionomia ideologica è determinata da condizioni oggettive e da rapporti di classe, più che da intenzioni soggettive dell’autore (cfr. D134).
Il paratesto chiude una selezione di estratti dai canti VII-X del poema dedicati al cosiddetto episodio russo, ambientato alla corte di Caterina II dopo la campagna russo-turca, e presentati sulla base della traduzione ottocentesca del poeta Pavel Kozlov, considerata una delle migliori versioni russe di Don Juan. Questa scelta editoriale consente di mettere in rilievo la rielaborazione satirica della guerra russo-turca e della presa di Ismail come denuncia del militarismo, dell’assolutismo e della violenza imperialistica, rispondendo al compito della critica militante di orientare la ricezione del classico occidentale per un pubblico di massa e in rapporto all’attualità storica (cfr. D133).
In questa prospettiva, Byron appare come poeta apertamente ostile al capitalismo borghese, ma al tempo stesso come figura attraversata da profonde contraddizioni, ancora legata a valori patriarcali pre-borghesi. Dejč interpreta tali tensioni alla luce della concezione marxiana della transizione tra due culture e due visioni del mondo, rendendo produttiva la lettura dei classici come testimonianze storiche di un’epoca di passaggio (cfr. D138). Don Juan viene così distinto dalle opere più tipicamente romantiche dell’autore: ai motivi della world-weariness e della lotta tragica con la società si sostituisce un riso satirico che smaschera il mondo feudale, permettendo una valutazione selettiva e non dogmatica del romanticismo aristocratico (cfr. D138).
Ilaria Aletto