Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Literaturnyj kommentarii [P164]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Il saggio riprende alcuni contenuti del commento letterario già pubblicato nel 1937 (P163), integrato con ulteriori studi bio-bibliografici (sempre provenienti da diverse fonti francesi); Gricfov integra dottamente le fasi di stesura e pubblicazione delle diverse varianti/parti di Illusions perdues a partire da quella del 1837 e informa il lettore sul metodo di scrittura di Balzac, spesso convulso, velocizzato (e dovuto alle scadenze con gli editori). Si insiste nuovamente (v. P163), sulla denuncia, da parte di Balzac in Illusions perdues, del corrotto panorama giornalistico del tempo, tanto quello liberale-borghese, quanto quello legittimista-aristocratico. Nel paratesto ritroviamo poi, in forma ampliata e piuttosto calcata, la considerazione già brevemente riportata da Grifcov sulla vivacità di rappresentazione, da parte di Balzac, di personaggi repubblicani e rivoluzionari, e una ricerca a tutti i costi di un esempio edificante di un ‘eroe positivo’ (v. D149); scrive infatti il critico: “Tuttavia, non è tanto la vivacità della satira a determinare la particolare importanza de Illusions perdues. Ai capitoli sopra citati, con il loro discutibili ‘eroi’, si contrappongono il quinto e il ventesimo capitolo, con il loro vero eroe Michel Chrétien” [il corsivo è mio A.C.]. In nessuna delle sue opere, sostiene dunque lapidario lo studioso, Balzac ha mai raggiunto tali vette di coscienza politica, per cui si potrebbe affermare che “l’unico eroe positivo dell’intera Comédie humaine sia proprio Michel Chrestien, repubblicano morto sulle barricate davanti al monastero di Saint-Merry il 6 giugno 1832; Balzac piange la sua morte con parole piene di dolore sublime e sincero”. In tal modo il prefatore rimanda nuovamente e direttamente alle considerazioni di Engels nella sua lettera a M. Harkness sul realismo (P150): “basandosi principalmente su questo ritratto di Michel Chrestien, Friedrich Engels giunse alla conclusione che Balzac ‘vedeva i reali uomii del futuro là dove all’epoca era possibile trovarli'”. In pieno 1946 Grifcov insiste molto di più su questa ‘lode dei repubblicani’ da parte di Balzac (rispetto ai suoi paratesti degli anni Trenta), e sottolinea particolarmente questo lato filo-progressista, democratico delle opere del Balzac; questa è una novità nella postura critica dello studioso, e sembra rispondere alla peculiare esigenza, nell’immediato dopoguerra, di mantenere in simili paratesti una statica e stringente aderenza alle direttive più ortodosse del realismo socialista (v. D202). Poco dopo, nel suo testo, Grifcov sottolinea anche il significato della portata realistica della “denuncia del corrotto e venduto mondo del giornalismo”, integrando la stessa considerazione da lui fatta in P163 (in cui parlava semplicemente della positiva capacità di sintetizzazione e generalizzazione di Balzac); utilizza qui il termine (ancora engelsiano) “tipico” (in russo, ‘tipičeskij’) nella rappresentazione del giornalista cinico, venduto, che si ‘prostituisce’ alla migliore offerta che gli provenga dall’alto. Scrive il critico: “In breve, dalla seconda parte del romanzo è possibile studiare l’intera storia della letteratura e del giornalismo degli anni Venti del XIX secolo. Nessun mémoir potrà mai fornire così tante informazioni, né ricostruire in modo così accurato l’atmosfera ideologica (o meglio, priva di qualsiasi ideologia) di quel periodo. […] Balzac, pur riproducendo accuratamente i vividi quadri di quel periodo limitato, qui, come sempre, si eleva sino a raggiungere il ‘tipico’, la ‘generalizzazione’ puntuale. Essa prevedeva la futura evoluzione di questi ‘tipi’ e, parlando di un caso particolare, giudicò in realtà l’intera cultura borghese”. In questo senso Grifcov vuole contrapporre a questo tipo umano di giornalista la figura invece altamente morale di Balzac stesso, il cui impegno indefesso nella scrittura era volto per il sovietico all’aperta denuncia dei corrotti costumi del giornalismo, e ne fa quasi un martire (o uno stoico, come in Grib, v. P171), poiché è proprio con Illusions perdues, nella descrizione così puntule e realistica “di quelle vergognose pratiche”, che Balzac si guadagna, ricorda Gricfov, “l’eterna inimicizia di influenti giornali del tempo, come “Le Figaro”: è proprio questa capacità analitica di Balzac che provocò gli attacchi indecenti, violenti e del tutto impotenti dei giornalisti alla seconda parte di Illusions perdues”. Ultima nota su questa posfazione di Gricfov: nel testo è presente un brano in cui si riportano le memorie dello storico russo S. Ševyrev, che incontrò, descrisse e lodò Balzac nel XIX secolo; questa nota di “appropriazione russa” in prospettiva storica e ‘nazionale’ del grande scrittore realista era gradita ed era certamente in linea con le politiche culturali del tempo, che rimandavano sempre all’importanza del primato russo su quello occidentale, anche e soprattutto nell’immediato secondo dopoguerra. Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Bal'zak O. Sobranie sočinenij. Pod obščej red. A.V. Lunačarskogo i E.F. Korša (1933-1947) - T. 5 - GICHL - Moskva-Leningrad - pp.640-647

Tipologia di paratesto: Postfazione

Autore del paratesto: Grifcov Boris Aleksandrovič

Profilo autore del paratesto: Grifcov Boris Aleksandrovič (1885, Vasil'ki - 1950, Mosca). Storico di letteratura, critico letterario, storico dell'arte, traduttore. Si laureò presso il Dipartimento di Filosofia della Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca nel 1909, proseguì gli studi in Germania e in Francia, quindi studiò l'arte e la cultura in Italia tra il 1910 e il 1914. Tra il 1907 e il 1910 tenne i corsi di Letteratura in una scuola per gli operai. Iniziò a pubblicare articoli sui periodici nel 1906, saggi lirici nel 1907, sostenendo il valore dell'arte individualista, antiutilitarista e irrazionale. Nel 1911 uscì il suo saggio dedicato ai filosofi russi Vasilij Rozanov, Dmitrij Merežkovskij e Lev Šestov, intriso di spirito antipositivista e di forti influenze simboliste. Nel 1918 Grifcov fu uno dei fondatori e docenti dell'Istituto di cultura italiana a Mosca. Nel 1923 pubblicò una monografia dedicata all'arte greca, nel 1927 un libro sulla teoria del romanzo (storia del genere letterario). Ai tempi sovietici veniva considerato uno degli studiosi più autorevoli delle opere di Honoré de Balzac. Lavorò come professore dell'Università Pedagogica Statale di Mosca, dell'Università Statale di Tver' e fu tra i fondatori dell'Università Linguistica Statale di Mosca. Tradusse in russo Giorgio Vasari, Romain Rolland, Honoré de Balzac, Marcel Proust, Gustave Flaubert; curò il grande dizionario russo-italiano del 1934 e pubblicò una monografia sul metodo artistico di Balzac nel 1937. Bibliografia: A. Lavrov, Grifcov Boris Aleksandrovič, in Russkie pisateli 1800 - 1917. Biografičeskij slovar', a cura di P. Nikolaev, Moskva, Bol'šaja Rossijskaja ènciklopedija; Fianit, 1992, t. 2, pp. 45-46; M. Grifcova, Iz vospominanij ob Institute ital'janskoj kul'tury v Moskve, in Dantovskie čtenija 1979, Moskva, AN SSSR, 1979, pp. 260-266; RGALI. F. 2171; IMLI. F. 419; RGB. F. 218, k. 1353, d. 6.

Data del paratesto: 1946

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Illusions perdues

Data dell'opera originale: 1837-1843

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de

Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Utračennye illjuzii

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – GICHL

Nome traduttore: Tatarinova Irina Sergeevna

Profilo traduttore: Tatarinova Irina Sergeevna (1895-1978) Traduttrice russo-sovietica, tradusse principalmente dal francese e dal tedesco.

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1946

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