Literaturnyj kommentarii [P169]
Collocazione paratesto: Bal'zak O. Sobranie sočinenij. Pod obščej red. A.V. Lunačarskogo i E.F. Korša (1933-1947) - T. 3 - GICHL - Moskva-Leningrad - pp.233-244
Tipologia di paratesto: Postfazione
Autore del paratesto: Grifcov Boris Aleksandrovič
Profilo autore del paratesto: Grifcov Boris Aleksandrovič (1885, Vasil'ki - 1950, Mosca). Storico di letteratura, critico letterario, storico dell'arte, traduttore. Si laureò presso il Dipartimento di Filosofia della Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca nel 1909, proseguì gli studi in Germania e in Francia, quindi studiò l'arte e la cultura in Italia tra il 1910 e il 1914. Tra il 1907 e il 1910 tenne i corsi di Letteratura in una scuola per gli operai. Iniziò a pubblicare articoli sui periodici nel 1906, saggi lirici nel 1907, sostenendo il valore dell'arte individualista, antiutilitarista e irrazionale. Nel 1911 uscì il suo saggio dedicato ai filosofi russi Vasilij Rozanov, Dmitrij Merežkovskij e Lev Šestov, intriso di spirito antipositivista e di forti influenze simboliste. Nel 1918 Grifcov fu uno dei fondatori e docenti dell'Istituto di cultura italiana a Mosca. Nel 1923 pubblicò una monografia dedicata all'arte greca, nel 1927 un libro sulla teoria del romanzo (storia del genere letterario). Ai tempi sovietici veniva considerato uno degli studiosi più autorevoli delle opere di Honoré de Balzac. Lavorò come professore dell'Università Pedagogica Statale di Mosca, dell'Università Statale di Tver' e fu tra i fondatori dell'Università Linguistica Statale di Mosca. Tradusse in russo Giorgio Vasari, Romain Rolland, Honoré de Balzac, Marcel Proust, Gustave Flaubert; curò il grande dizionario russo-italiano del 1934 e pubblicò una monografia sul metodo artistico di Balzac nel 1937. Bibliografia: A. Lavrov, Grifcov Boris Aleksandrovič, in Russkie pisateli 1800 - 1917. Biografičeskij slovar', a cura di P. Nikolaev, Moskva, Bol'šaja Rossijskaja ènciklopedija; Fianit, 1992, t. 2, pp. 45-46; M. Grifcova, Iz vospominanij ob Institute ital'janskoj kul'tury v Moskve, in Dantovskie čtenija 1979, Moskva, AN SSSR, 1979, pp. 260-266; RGALI. F. 2171; IMLI. F. 419; RGB. F. 218, k. 1353, d. 6.
Data del paratesto: 1938
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Le père Goriot
Data dell'opera originale: 1834-35
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de
Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura
Categoria autore: Autore
Author image:
Titolo traduzione russa del testo originale: Otec Gorio
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – GICHL
Nome traduttore: Gunst Evgenij Anatol'evič
Profilo traduttore: Gunst Evgenij Anatol'evič (1901-1983) studioso di letteratura francese, traduttore. Nasce e studia a Mosca, nel 1925 si laurea in filologia presso l'Università di Mosca (Istoriko-filologičeskij fakul'tet); è dagli inizi degli anni Trenta che inizia l'attività di traduttore e redattore presso le maggiori realtà editoriali del tempo: la casa editrice Academia, Iskusstvo, Chudožestvennaja literatura, Nauka; entra nell'Unione degli scrittori sovietici nel 1942, e nel 1945 discute una tesi di dottorato sull'opera di Alfred De Vigny. Da francesista si specializzò in particolare sulle opere letterarie del '700; particolarmente appassionato dell'Abbé Prévost (Antoine François Prévost) e del suo romanzo Manon Lescaut secondo la testimonianza di molti suoi contemporanei, egli ne collezionava edizioni e studi, e soltanto negli anni Sessanta, quando ebbe la possibilità di occuparsi di una nuova edizione e traduzione di quest'opera del Settecento francese, preferì rinunciare all'incarico e "pubblicare la traduzione eseguita dal suo maestro, lo studioso Michail Aleksandrovič Petrovskij, morto in un lager staliniano nel 1940" (Fonte: Literaturnye pamjatniki 1948-1998. Annotirovannyj katalog. Mosca: Nauka 1998.
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1938
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Dotta ricostruzione soprattutto stilistica e storico-filologica delle fasi di composizione del romanzo da parte di Balzac; si ha anche un approfondimento sulla ricezione francese contemporanea e subito successiva dell’opera. Un punto interessante è il commento riguardante un certo ‘romanticismo’ di Balzac nella composizione del romanzo, in cui però, alla fine, prevarrebbe la componente realista (in questo Grifcov si rifà probabilmente anche allo studio di Grib (v. P165), con il quale è sostanzialmente d’accordo: citando Shakespeare (altro grande campione del realismo sovietico), lo studioso scrive “All is true, an historical play'”; continua poi, spiegando la citazione: “intitolando così la sua opera, Shakespeare pensava di conquistare in anticipo il favore del pubblico e di disarmare la critica. Questa immagine, a cui allude senza dubbio la breve frase inglese inserita nel testo del Goriot, è molto tipica dell’atteggiamento dei romantici francesi nei confronti di Shakespeare, tra cui figurava anche Philarète Chasles”. Come ricorda Grifcov, i romantici francesi ammiravano non tanto il realismo di Shakespeare, quanto piuttosto la combinazione del tragico e del cosmico, dell’alto e del bizzarro mescolati con il quotidiano. Non è certo questa, però, l’interpretazione di Balzac: per il critico sovietico “questa frase da Shakespeare apre tutta una serie di associazioni romantiche nel romanzo Goriot. Si può considerare romantica l’idealizzazione del ‘criminale che sfida la società’ (Vautrin) così come il tragico vecchio Goriot, monomaniaco, assorbito da un’unica passione: l’amore per le figlie”. Tuttavia, ricorda prudente Grifcov, i singoli motivi romantici “affogano letteralmente nel realismo del romanzo. Le parole ‘tutto qui è vero’ avevano già un significato molto diverso per Balzac nel 1831 rispetto alle idee di Chasles”. In questa interpretazione si nota in particolare l’accostamento di Balzac a Shakesepeare (passando attraverso la sua ricezione romantica), possibile qui solo tramite la mediazione sovietica del grande scrittore inglese, si v. almeno: D001, D010, D064, D079.
Alessandra Carbone