Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Marsel’ Prust [P021]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Il contributo fu pubblicato per la prima volta come prefazione alla nuova edizione russa delle Opere di Marcel Proust, in M. Prust, Sobranie sočinenij, V. 1 V poiskach za utračennym vremenem. V storonu Svana. Goslitizdat, L., 1934, pp. V-VII. Si tratta dell’ultimo lavoro di Lunačarskij, e l’articolo è rimasto incompleto, per cui i redattori lo accompagnarono con la seguente nota: “Le ultime righe della prefazione alla presente raccolta delle opere di Marcel Proust sono state dettate da Anatolij Vasilievič Lunačarskij il 24 dicembre 1933, due giorni prima della morte, che gli ha impedito di completare questo lavoro”. Lo stesso lavoro fu pubblicato anche su “Literaturnaja gazeta” del 5 gennaio 1934 (n.1/316, p. 3), numero dedicato (non interamente) ai funerali dell’intellettuale e politico sovietico (da p. 2 troviamo infatti persino la copia del telegramma di condoglianze inviato da Romain Rolland; In questo ultimo scritto ‘proustiano’, dunque, a cui Lunačarskij lavora quando si trova non già in URSS, ma in Francia (vi fu inviato per una missione diplomatica, e in quel periodo alloggiava sulla costa, a Menton), notiamo una notevole differenza stilistica, ma soprattutto contenutistica, rispetto all’articolo pubblicato solo qualche mese prima sul LitKritik (N.2, 1933, v. P020), e in generale rispetto ai precedenti contributi che Lunačarskij aveva dedicato alla Recherche. L’articolo è un’analisi posata della grande opera dello scrittore francese, del quale si sottolineano piuttosto i pregi letterari, l’eleganza e la raffinatezza stilistica, i meriti artistici nell’invenzione letteraria della memoria involontaria, il rispetto per la sua concezione di arte. Allo stesso modo, Lunačarskij insiste sull’utilità di Proust, e sui suoi meriti di raffinato scrittore del realismo; certo, un realismo peculiare, tutto proustiano, che emerge nell’articolo tramite l’ironico espediente che mima un battibecco con un immaginario critico occidentale (fautore dell’ ‘arte per l’arte’), del quale si contesta l’opinione, per spostare poi invece il nucleo del problema ermeneutico proprio sull’eventuale e utile realismo nell’opera di Proust: “I proustiani, naturalmente, scrolleranno le spalle di fronte a queste nostre ultime domande: -Non insegna un bel nulla, non vuole dare nessun messaggio, non è interessato a questo. Oh, questi marxisti!-. E noi a loro rispondiamo: “E invece insegna eccome, il messaggio eccome se c’è, in parte anche consapevolmente. Oh, questi ingannevoli formalisti!”. Il realismo proustiano per L. rimane un tratto dunque imprescindibile, e non secondario rispetto ad altri, che pure sottolinea volentieri: “In Proust, l’immaginazione, la stilizzazione e talvolta la vera e propria finzione giocano un ruolo importante. Tuttavia, in generale, egli è un realista”. Si notano poi però, leggendo l’articolo, approfondimenti su tratti stilistico-contenutistici decisamente controversi per la critica sovietica della prima metà degli anni Trenta: uno tra tutti, il famoso ‘soggettivismo’ di Proust (insieme con l’accusa di ‘formalismo’, questa è e sarà infatti una delle critiche più ricorrenti), che qui per Lunačarskij è invece un tratto sì centrale, ma stimabile, dell’opera dell’autore: “Per Proust, sia da un punto di vista quotidiano che filosofico, l’individuo, soprattutto la sua personalità, viene prima di tutto, e la vita è soprattutto la mia vita”. Tale soggettivismo è tra l’altro ricollegato dal critico alla tradizione razionalistica del ‘600 francese: “Si tratta di un superbo soggettivismo realista del XVII secolo, molto razionalista e molto sensuale” (n.b. tale linea sarà ripresa anche in qualche modo in seguito da N. Rykova, si v. P024).
Lunačarskij procede poi a insistere sul mero piacere che scaturisce dalla lettura dell’opera proustiana, che si concentra sul recupero della memoria come operazione artistica, letteraria e quasi cinematografica : “In primo piano rimane il piacere della creazione artistica, cioè il piacere di una seconda esperienza di vita, rallentata e sviluppata artisticamente, il piacere dell’opera creativa che in tal modo viene resa fresca e completa”; il critico infatti prosegue dicendo: “Ecco perché l’elemento più caro a Proust, nei suoi notevoli libri, è proprio il cinematografo delle sue memorie. Qui Proust non ha eguali. Sdraiato a letto con la sua penna, egli si abbandona a una sorta di cinematografia creativa, ugualmente potente dal punto di vista ottico, acustico, razionale ed emotivo. Recita la sua parte, e questa rappresentazione, “La mia vita”, è messa in scena con un lusso, una profondità e un amore inauditi. I rimproveri che anche i critici più amichevoli gli hanno mosso: tempi trascinati, troppa abbondanza di dettagli, frasi lunghe, spesse volte molto poco francesi, ecc. derivano da questo elemento fondamentale del suo lavoro”. Tale scritto di Lunačarskij, ricco di metafore, di una certa solennità di scrittura e non privo di doti letterarie esso stesso, presenta dunque in maniera sottile alcune delle più rodate tecniche di captatio benevolentiae, o di qualsivoglia altra tattica di addomesticazione e mediazione collegabili alle già consolidate e adoperate ‘strategie di appropriazione’ tipiche della tradizione redattoria di quegli anni per testi letterari o autori tradotti giudicabili controversi dalla cultura sovietica (ricezione anti-formalista D088 e D089, lettura in chiave realista D094, D100) , eccetera, si vedano le direttive ), ma, nel sincero entusiasmo espresso in questo ultimo testo per l’opera di Proust rappresenta al contempo una isolata (e poi in gran parte ignorata) eccezione, non la regola: la distanza stilistica da paratesti ben più critici riguardanti Proust, e pubblicati nello stesso 1934 (Makedonov, P022; Gal’perina, P023, e dagli scritti dello stesso Lunačarskij precedenti a questo), è evidente, ed è spiegabile solo, probabilmente, con il momento peculiare in cui l’articolo fu scritto, quasi in articulo mortis. La pubblicazione integrale (postuma) di un endorsement così sincero e profondo all’opera dello scrittore francese (ancorché incompleto, come specificano i redattori), è da considerarsi, forse, come una sorta di condiscendente viatico.

Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: V poiskach utračennogo vremeni, t. I. V storonu Svana - Moskva-Leningrad - Goslitizdat

Tipologia di paratesto: Prefazione

Autore del paratesto: Lunačarskij Anatolij Vasil’evič

Profilo autore del paratesto: Anatolij Vasil'evič Lunačarskij (1875-1933) fu dal 1917 al 1929 Commissario del popolo per l'Istruzione; scrittore e drammaturgo, si distinse anche come critico letterario e teatrale, traduttore e storico dell'arte. Membro del POSDR dal 1895, aderì alla corrente bolscevica nel 1903 e partecipò attivamente alla rivoluzione del 1905-1907 e a quella d'Ottobre. Arresti ed esili ne segnarono i primi anni di militanza, durante i quali iniziò anche un'intensa attività giornalistica e critica. Collaborò a testate bolsceviche come "Proletarij" e "Vperëd", fu vicino ad Aleksandr Bogdanov e, seppur legato a Lenin, entrò presto in conflitto con lui sul piano filosofico e politico. Nel 1909 fu tra i fondatori del gruppo di estrema sinistra "Vperëd" e partecipò all'organizzazione di scuole di partito per operai russi a Capri e a Bologna. Negli anni precedenti la rivoluzione sviluppò una riflessione sul rapporto tra marxismo e religione, nota come "costruzione di Dio" (bogostroitel'stvo), esposta nei due volumi di Religija i socializm (Religione e socialismo, 1908-1911), dove sosteneva l'esigenza di affiancare alla dimensione scientifica del marxismo anche una componente etica ed estetica.
Accanto alla militanza politica, Lunačarskij coltivò sempre la scrittura e la critica letteraria. Autore di drammi a sfondo simbolico e religioso come Ivan v raju (Ivan in paradiso, 1920) e di un grande progetto di teatro storico, Oliver Kromvel' (Oliver Cromwell, 1920), dedicò numerosi saggi a Shakespeare, Goethe e ai classici russi ed europei, interpretati alla luce del marxismo. Fu direttore della sezione artistica della rivista "Obrazovanie" (1906-1908) e collaborò come recensore di letteratura dell'Europa occidentale, distinguendosi per le sue posizioni contro lo sciovinismo culturale.
Dopo la Rivoluzione d'Ottobre entrò a far parte del Consiglio dei Commissari del popolo e assunse la direzione del Narkompros, incarico che mantenne fino al 1929. In questa veste difese il patrimonio storico-artistico, incoraggiò l'editoria e la diffusione della lettura, e sostenne la traduzione dei classici mondiali attraverso il progetto di "Vsemirnaja literatura" (Letteratura universale), diretto da Gor'kij. Fu un mediatore fra Partito e intelligencija, difendendo spesso artisti e scrittori dalle repressioni e mantenendo un atteggiamento inclusivo verso differenti correnti culturali.
Negli anni successivi ricoprì altri incarichi culturali di primo piano: diresse l'Istituto di letteratura e lingua dell'Accademia comunista, l'Istituto di letteratura russa dell'Accademia delle Scienze e fu tra i curatori della Literaturnaja ėnciklopedija (Enciclopedia letteraria). Intrattenne rapporti con scrittori e intellettuali europei come Romain Rolland, George Bernard Shaw, Bertolt Brecht e H. G. Wells, divenendo una figura di spicco anche sulla scena culturale internazionale.
Nel settembre 1933 fu nominato rappresentante plenipotenziario dell'URSS in Spagna, ma non poté assumere l'incarico per motivi di salute. Morì di angina pectoris a Mentone, in Francia, nel dicembre dello stesso anno, durante il viaggio verso la sua nuova sede diplomatica.

Ilaria Aletto

Bibliografia: R. Boer, God in the World: Lenin, Hegel, and the God-Builders, "The Heythrop Journal ", 60 (2019), pp. 341-547; Ju.B. Borev, Lunačarskij, M., Molodaja gvardija, 2010; Al. Dejč, Lunačarskij, in Kratkaja literaturnaja ėnciklopedija, 1962-1978, A.A. Surkov (gl. red.), Moskva, Sov. ėncikl., 1967, t. 4, pp. 448-453; S. Fitzpatrick, The Commissariat of Enlightenment: Soviet Organization of Education and the Arts under Lunacharsky. October 1917-1921, Cambridge, Cambridge University Press, 1970; Lunačarskij, in Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011, t. 18, pp. 139-140; Lunačarskij, in Literaturnaja ėnciklopedija: V 11 tt., 1929-1939, A.V. Lunačarskij (otv. red.), Moskva, OGIZ RSFSR, Gos. slovarno-ėncikl. izd-vo "Sov. ėncikl.", 1932, t. 6, coll. 626-635.

Data del paratesto: 1934

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: A la recherche du temps perdu

Data dell'opera originale: 1913-1927

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Proust Marcel

Profilo autore del testo originale:
Marcel Proust (1871 - 1922), celebre scrittore francese, nato e morto a Parigi. esponente del modernismo letterario, europeo. Proveniente da famiglia alto borghese (con discendenza ebraica da parte di madre); malato di asma sin dalla tenera età, frequenta il prestigioso liceo Condorcet di Parigi, prescelto dall'élite culturale dell'epoca. Dopo la morte dei suoi genitori, si dedica completamente alla scrittura, isolandosi nel suo appartamento parigino di Boulevard Hausmann. Sin da giovane collabora con riviste letterarie e di costume come "Le Banquet", rivista fondata (1892) da un gruppo di amici del Condorcet, la "Revue blanche", dal 1903 scrive per "Le Figaro". Dal 1914 uscirono sulla "Nouvelle revue française" ampî estratti delle sue opere. Fin dagli anni liceali frequentò assiduamente i salotti dell'alta borghesia e dell'aristocrazia parigina, di cui avrebbe poi stigmatizzato lo snobismo, e nell'affaire Dreyfus si schierò in favore della tesi innocentista.
La sua opera principale, À la recherche du temps perdu, è composta da sette volumi pubblicati tra il 1913 e il 1927. Il primo volume, Du côté de chez Swann, uscì nel 1913 a spese dell'autore presso l'editore Grasset (dopo che il parere negativo di André Gide ne aveva impedito la pubblicazione presso Gallimard); a partire dal 1918 pubblica con Gallimard i restanti tomi del romanzo: À l'ombre des jeunes filles en fleur, anche premio Goncourt, Le côté de Guermantes (2 voll., 1920-21), Sodome et Gomorrhe (3 voll., 1921-22). Solo dopo la morte di Proust escono le ultime tre parti: La prisonnière (1923), Albertine disparue (1925, chiamato anche La fugitive) e Le temps retrouvé 1927. Attraverso una narrazione autobiografica, il romanzo esplora il tema del tempo perduto e ritrovato tramite la memoria involontaria, rappresentando anche un affresco della società francese del tempo. Bibliografia: Enciclopedia Treccani, Marcel Proust.

Categoria autore: Contemporanea

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Titolo traduzione russa del testo originale: V poiskach za utračennym vremenem

Collocazione traduzione: M.Prust V poiskach za utračennym vremenem, 1934-1938, Leningrad, Gosilitizdat

Nome traduttore: Adrian Frankovskij

Profilo traduttore: Adrian Antonovič Frankovskij, intellettuale, traduttore di origine ucraina, tra i più importanti nei primi decenni dell'Unione sovietica, nacque nel 1888 nel villaggio di Lobačev, vicino a Kiev. Nel 1911 si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di San Pietroburgo. Insegnò nelle scuole secondarie e presso l'Istituto degli insegnanti di Leningrado, trasformato nel 1918 in 2° Istituto pedagogico. Dal 1924 fu scrittore e traduttore professionista. Le sue traduzioni, soprattutto dal francese e dall'inglese, ancora oggi conservano il loro valore artistico e vengono ripubblicato. Visse sempre a Leningrado. Dai romanzieri inglesi del XVII-XVIII secolo tradusse J. Swift, G. Fielding, L. Sterne, dal francese del XVIII secolo - D. Diderot, dagli autori del Novecento - R. Rolland, Romain Rolland, André Gide, M. Proust. L'iniziativa di tradurre Marcel Proust fu un merito importante di Frankovskij: alla fine degli anni Venti pubblicò nella sua traduzione la prima parte del romanzo-epopea Alla ricerca del tempo perduto. Negli anni Trenta, Frankovskij partecipò sia come traduttore che come curatore alla pubblicazione delle Opere di Proust. Il primo e il terzo volume (GIChL 1934-1938). Morì nel febbraio 1942, durante il primo, durissimo, assedio di Leningrado.

Data dell'edizione della traduzione russa: 1934

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