Marsel’ Prust [P022]
Collocazione paratesto: "Literaturnyj kritik" [rivista], 7-8 – pp. 154-177.
Tipologia di paratesto: Articolo
Autore del paratesto: Gal'perina Evgenija L'vovna
Profilo autore del paratesto:
GAL'PERINA, Evgenia L’vovna (1905 - 1982) - Critico sovietico russo, critico letterario. Laureata presso la Facoltà di Scienze Sociali dell'Università Statale di Mosca nel 1925, iniziò a pubblicare a partire dal 1929. Docente universitaria di letterature straniere occidentali (francese, di lingua inglese) presso l’Università Statale di Mosca; autrice di articoli sulla letteratura straniera, soprattutto francese, del XX secolo. Nel primo Kurs zapadnoj literatury XX veka (vol. 1, 1934; l’opera è in due volumi) Gal’perina scrisse un capitolo dedicato alla letteratura della Francia precedente alla I guerra mondiale. Nel 1949 è autrice di un breve opuscolo sui principi delle scelte letterarie per lettori autodidatti (O principach vybora literaturnych proizvedenij dlja chudožestvennogo čtenija. V pomošč' čtecu - učastniku chud. samodejatel’nosti, M. Steklograija OR VDNT im N.K. Krupskoj, 34 pp.); Gal’perina fu anche uno dei primi critici letterari sovietici a occuparsi di letteratura moderna e contemporanea dei popoli dell'Africa, fu redattrice e traduttrice di alcune poesie/ autrice di paratesti alle raccolte: V ritmach Tam-tama. Poèty Afriki (1961); Vremja plamenejuščich derev’ev. Poèty Antil’skich ostrovov (1961).
Bibliografia: L.A. Zonina, Kratkaja literaturnaja ènciklopedija (1962-1978) a c.d. A.A. Sukov Moskva, Sovet. Ènciklopedija, T.2 , 1964, p. 50.
-Sito internet ufficiale di RGB Rossijskaja gosudarstvennaja biblioteka
Data del paratesto: 1934
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: A la recherche du temps perdu
Data dell'opera originale: 1913-1927
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Proust Marcel
Profilo autore del testo originale:
Marcel Proust (1871 - 1922), celebre scrittore francese, nato e morto a Parigi. esponente del modernismo letterario, europeo. Proveniente da famiglia alto borghese (con discendenza ebraica da parte di madre); malato di asma sin dalla tenera età, frequenta il prestigioso liceo Condorcet di Parigi, prescelto dall'élite culturale dell'epoca. Dopo la morte dei suoi genitori, si dedica completamente alla scrittura, isolandosi nel suo appartamento parigino di Boulevard Hausmann. Sin da giovane collabora con riviste letterarie e di costume come “Le Banquet”, rivista fondata (1892) da un gruppo di amici del Condorcet, la “Revue blanche”, dal 1903 scrive per “Le Figaro”. Dal 1914 uscirono sulla “Nouvelle revue française” ampî estratti delle sue opere. Fin dagli anni liceali frequentò assiduamente i salotti dell'alta borghesia e dell'aristocrazia parigina, di cui avrebbe poi stigmatizzato lo snobismo, e nell'affaire Dreyfus si schierò in favore della tesi innocentista.
La sua opera principale, À la recherche du temps perdu, è composta da sette volumi pubblicati tra il 1913 e il 1927. Il primo volume, Du côté de chez Swann, uscì nel 1913 a spese dell'autore presso l’editore Grasset (dopo che il parere negativo di André Gide ne aveva impedito la pubblicazione presso Gallimard); a partire dal 1918 pubblica con Gallimard i restanti tomi del romanzo: À l'ombre des jeunes filles en fleur, anche premio Goncourt, Le côté de Guermantes (2 voll., 1920-21), Sodome et Gomorrhe (3 voll., 1921-22). Solo dopo la morte di Proust escono le ultime tre parti: La prisonnière (1923), Albertine disparue (1925, chiamato anche La fugtive) e Le temps retrouvé 1927. Attraverso una narrazione autobiografica, il romanzo esplora il tema del tempo perduto e ritrovato tramite la memoria involontaria, rappresentando anche un affresco della società francese del tempo. Bibliografia: Enciclopedia Treccani, Marcel Proust.
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Titolo traduzione russa del testo originale: V poiskach za utračennym vremenem
Collocazione traduzione: M.Prust V poiskach za utračennym vremenem, 1934-1938, Leningrad, Gosilitizdat
Nome traduttore: Adrian Frankovskij,
Profilo traduttore: Adrian Antonovič Frankovskij, intellettuale, traduttore di origine ucraina, tra i più importanti nei primi decenni dell’Unione sovietica, nacque nel 1888 nel villaggio di Lobačev, vicino a Kiev. Nel 1911 si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di San Pietroburgo. Insegnò nelle scuole secondarie e presso l'Istituto degli insegnanti di Leningrado, trasformato nel 1918 in 2° Istituto pedagogico. Dal 1924 fu scrittore e traduttore professionista. Le sue traduzioni, soprattutto dal francese e dall’inglese, ancora oggi conservano il loro valore artistico e vengono ripubblicato. Visse sempre a Leningrado. Dai romanzieri inglesi del XVII-XVIII secolo tradusse J. Swift, G. Fielding, L. Sterne, dal francese del XVIII secolo - D. Diderot, dagli autori del Novecento - R. Rolland, Romain Rolland, André Gide, M. Proust. L'iniziativa di tradurre Marcel Proust fu un merito importante di Frankovskij: alla fine degli anni Venti pubblicò nella sua traduzione la prima parte del romanzo-epopea Alla ricerca del tempo perduto. Negli anni Trenta, Frankovskij partecipò sia come traduttore che come curatore alla pubblicazione delle Opere di Proust. Il primo e il terzo volume (GIChL 1934-1938). Morì nel febbraio 1942, durante il primo, durissimo, assedio di Leningrado.
Data dell'edizione della traduzione russa: 1934
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
L’articolo di Gal’perina Marsel’ Prust è pubblicato nel numero 7-8 del “Literaturnyj Kritik” 1934, alla vigilia del I Congresso degli Scrittori sovietici, che si terrà dal 17 agosto al 1 settembre dello stesso anno. La studiosa, anche docente universitaria e autrice di un Kurs zapadnoj literatury XX veka [M., Gosud. Učpedgiz, 1935], esordisce nel suo articolo sottolineando che “i nomi di Proust e di Joyce sono divenuti nelle nostre discussioni i simboli standard della cultura borghese dell’occidente contemporaneo. Ormai l’accomunare i nomi di questi due scrittori come un’unica manifestazione di poetica e di somiglianza di stile testimonia della nozione spesso inesatta che se ne ha nei nostri ambienti letterari”. Gal’perina ricorda infatti che gli stessi nomi erano presenti in articolo di D. Mirksij su Dos Passos di qualche mese prima, in cui il critico non lesinava en passant affermazioni lapidarie come “lo scrittore proletario non ha bisogno né di Proust, né di Joyce” е ancora: “il critico sovietico non deve certo studiare Proust e Joyce” (Dos Passos, Sovetskaja literatura i zapad, in “Literaturnyj kritik” N.1, 1933, p. 114), v anche D135 e D136; Aggiungiamo noi che poche settimane dopo, inoltre, dal pulpito del Congresso degli scrittori proletari, il critico RAPPiano Karl Radek nel corso della sua relazione intitolata Sovremennaja mirovaja literatura i zadači proletarskogo iskusstva [‘La letteratura contemporanea mondiale, e i compiti dell’arte proletaria’, poi pubblicata per intero da GIChL, M. 1934] dopo aver di nuovo accomunato Proust e Joyce, si sarebbe soffermato in particolare sulla utilità (o inutilità) di quest’ultimo, affermando: “dobbiamo forse imparare da quei grandi scrittori – come Proust – la capacità di delineare e descrivere il più piccolo movimento di un uomo? Non è questo il punto. Il punto è, se noi stessi abbiamo una nostra strada maestra da seguire, in letteratura, o se sono le opere straniere ad indicarcene una […]. Naturalmente, Proust è un artista migliore dei nostri lavoratori, dei nostri minatori, scrive meglio di loro, ma a cosa servono a noi le mille descrizioni di saloni e di aristocratici, anche se provengono dalla mano di un maestro? Esse ci commuovono meno delle scene che ritraggono la lotta per la nostra causa, anche se scritte dai nostri scrittori proletari”. Posizionata idealmente (anche a livello strettamente temporale) tra questi interventi, Gal’perina, pur esprimendosi molto severamente su Proust, come vedremo, ritiene che sia invece utile studiarlo, utilizzando una strategia di mediazione che potremmo definire di molto parziale e prudenziale accettazione. La critica afferma infatti nel suo articolo: “E’ chiaro che non solo il critico o lo scrittore, ma anche il lettore colto debba conoscere le maggiori figure dell’occidente borghese del nostro secolo”; Il suo scopo è cercare quali siano gli aspetti di questi scrittori (in particolare di Proust), altrimenti sbrigativamente ostracizzati, che possano servire ad un’attenta analisi della società occidentale, aprendo, attraverso la loro arte, un varco privilegiato in quel mondo avverso. Di più, lo studioso deve cercare “Se non vi sia in questi scrittori così apertamente decadenti un qualche lato prettamente letterario che possa essere utilizzato e sfruttato in modo critico dalla nostra letteratura”. Si direbbe un approccio molto simile al Lunačarskij di fine anni Venti – primi anni Trenta; d’altro canto, però, Gal’perina non lesina i consueti epiteti coloriti e decisamente negativi nei confronti di un’opera borghese e del suo controverso autore, tipici dello stile delle riviste letterarie sovietiche di quegli anni: ella introduce lo scrittore francese e la sua opera sottolineandone la mole impressionante, scrivendo che la Recherche cresceva “libro dopo libro come un ‘tumore mostruoso’” [čudoviščnaja opuchol’], p. 154); i suoi personaggi principali sono “la crème del parassitismo dell’aristocrazia borghese”, o ancora un’”enciclopedia del parassitismo borghese” – la parola ‘parassitismo’ è tra l’altro ripetuta in maniera ossessiva e straripante nel contributo, in un libro che illustra un mondo ‘putrefatto’, ‘in putrefazione’ (gnilyj, gnilost’, sono altre parole molto ricorrenti nell’articolo e nel lessico critico di quel periodo). Gal’perina riconosce tuttavia all’epigono di Montesquiou, allo “scrittore malaticcio e nullafacente”, l’abilità artistica e scrittoria che gli permise di diventare “uno dei maggiori ideologi ed artisti della borghesia all’epoca della sua decadenza, che poté esprimere determinati aspetti della coscienza borghese: l’intuitivismo decadente, la lotta contro la ragione e la scienza, lo sprofondare soggettivistico nel proprio ‘io’”. Oltre al soggettivismo e al decadentismo proustiano, lati su cui si insiste molto, come già fa Makedonov (v. P023), Gal’perina sottolinea però anche la dote (involontaria) di storico dell’autore: “Quasi mai si parla del fatto che un’intera epoca della storia francese si riflette nell’opera di Proust, che egli è anche uno storico della III Repubblica […] Proust ha ritratto in maniera così accurata e precisa questi rentier francesi, vanitosi, oziosi, golosi, ansiosi di assaporare ogni più piccola sensazione, egli li ha descritti in ogni particolare, e con una tale cognizione di causa, da riuscire davvero a realizzarne un quadro esaustivo e precisissimo. E nonostante la limitatezza di Proust, il suo romanzo è per noi istruttivo, poiché rivela ed illustra uno dei lati più importanti dell’epoca capitalistica: la degenerazione e la putrefazione parassitaria dei vertici della società”. In questo contributo, dunque Gal’perina utilizza strategie ermeneutiche che potrebbero essere, parzialmente, riconducibili al futuro sistema del voprekismo, poi sviluppato da G. Lukàcs (si v. l’utilizzo frequente nell’articolo dell’avverbio vopreki, o di analoghe strutture morfonsintattiche di tipo concessivo, come nella seguente citazione: “Bisogna leggere e studiare Proust, prima di tutto poiché egli è un meraviglioso rappresentante dell’arte soggettivista e decadente. […] il principale valore di Proust sta nell’enorme e vivo affresco di putrefazione sociale che troviamo nel suo romanzo, e nel fatto che, pur essendo un difensore di quella società, come scrittore pieno di talento egli dovette smascherarne la decrepitezza, la morte”, operando dunque una “condanna del capitalismo”. In tali considerazioni è necessario tuttavia sottolineare una certa dose di contraddittorietà, per cui sintagmi come “meraviglioso rappresentante dell’arte decadente” risultano oscuri nel determinare un giudizio di valore definitivo da parte della studiosa; ciò è quello che la tecnica di ‘parziale e prudenziale accettazione’ sembra permettere: un rimanere in continuo equilibrio tra l’accettazione/tolleranza (Gal’cova nel suo contributo parla addirittura più ottimisticamente di strategia di mediazione) e il giudizio negativo tout-court, come invece notavamo nella già citata opinione del Karl Radek, e come notiamo più in generale nelle direttive di quel periodo, si v. ad esempio la D143 di Usievič. Così è anche nella chiusa dell’articolo, in cui si fa un paragone della Recherche con le opere dei grandi scrittori francesi realisti, in particolare, del Balzac: la apoliticità, la passività e soprattutto lo ‘snobismo’ (secondo la studiosa) di Proust lo distinguono da autori come Balzac e Stendhal, e in ultima analisi lo rendono molto vicino a quegli scrittori – ‘funghi velenosi’ nella definizione del critico Anisimov sulla LitGazeta dello stesso anno (D088); scrive infatti Gal’perina: “Qui si nota una grande differenza tra Proust, l’artista del capitalismo morente, e gli scrittori del periodo di massimo splendore della borghesia. Il problema del ‘progresso’ preoccupava sia Balzac che Stendhal. Ma loro, ritraendo le aspirazioni carrieristiche dei loro giovani borghesi, stigmatizzavano la società che non permetteva ai loro eroi di spiegare le ali. Proust, invece, smaschera il carrierismo borghese, affermando però l’inviolabilità dei salotti dell’alta società, difendendo i pregiudizi di casta e i privilegi dell’alta borghesia più raffinata”. Ancora, afferma la studiosa: “Questo è il valore conoscitivo di Proust. Se Balzac ha fornito una “anatomia della società capitalista” nel suo periodo di massimo splendore, Proust ha creato una sorta di manuale di patologia del capitalismo morente. E ciò che apprezziamo in Proust è che, essendo in sostanza un apologeta di questa società, come artista doveva rivelarne la decadenza, la morte, il destino” (p. 177). E a conferma dell’ ‘utilità’ di Proust per la letteratura sovietica, nello stesso numero di Literaturny Kritik 7-8, segnaliamo un articolo di Boris Agapov dedicato al saggio sovietico, che, con un vezzo, porta un titolo assolutamente proustiano, ovvero V poiskach nastojaščego vremeni.
Alessandra Carbone