Marsel’ Prust i realizm [P023]
Collocazione paratesto: "Krasnaja nov'" [rivista], 12 – pp. 199-217.
Tipologia di paratesto: Articolo
Autore del paratesto: Makedonov Adrian Vladimirovič
Profilo autore del paratesto: MAKEDONOV, Adrian Vladimirovič (1909 – 1994), fu un critico letterario sovietico, iniziò a pubblicare a partire dal 1927. In un primo momento particolarmente attivo nella RAPP, dal 1934 fu membro del Sojuz pisatelej e contribuì alle maggiori riviste letterarie (“Literaturnyj kritik”, “Krasnaja nov’”, “Literaturnoe obozrenie”, ecc.) scrisse principalmente su scrittori sovietici (M. Šaginian, V. Sajanov, V. Stavskij, B. Kornilov, A. Fadeev, ecc.), ma si espresse volentieri anche sulla letteratura straniera, soprattutto francese (M. Proust, L. Céline, A. Barbusse, ecc.). Pubblicò articoli sulla storia e teoria del realismo, diretti contro il “sociologismo volgare” in letteratura, specie nella critica ai classici letterari. Fu arrestato nel 1937 e soggetto alle repressioni staliniane, mandato in uno dei campi di Vorkuta, dove studiò poi da geologo, alternando lo studio ai lavori nel lager; liberato nel 1946, dal 1955 torna a pubblicare concentrandosi particolarmente sulla critica di poesia sovietica, come la “scuola poetica di Smolensk”, e studia in particolare l’opera di N. Zabolockij. Fu Autore del libro Očerki sovetskoj poèzii, 1960, Smolensk). Bibliografia: L.N. Čertkov, Kratkaja literaturnaja ènciklopedija (1962-1978) a c.d. A.A. Sukov, M. Sovet. Ènciklopedija, T.4 , 1967, p.516-517.
Data del paratesto: 1934
Direttive paratesto:
- D088 - O nasledstve, o "novatorstve" (articolo 1, di I. Anisimov) [LINK]
- D094 - Diskussija o socialističeskom realizme [LINK]
- D097 - Pisatel' i revoljucionnaja teorija [LINK]
- D135 - O socialističeskom realizme (di V. Kirpotin) [LINK]
- D137 - Kritika i lozung socialističeskogo realizma (di M. Rozental’, E. Usievič) [LINK]
- D144 - Socialističeskij realizm i problema mirovozzrenija i metoda (di I. Nusinov) [LINK]
- D146 - Rešenija XVII parts''ezda VKP(b) i nekotorye zadači literatury [LINK]
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: A la recherche du temps perdu
Data dell'opera originale: 1913-1927
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Proust Marcel
Profilo autore del testo originale:
Marcel Proust (1871 - 1922), celebre scrittore francese, nato e morto a Parigi. esponente del modernismo letterario, europeo. Proveniente da famiglia alto borghese (con discendenza ebraica da parte di madre); malato di asma sin dalla tenera età, frequenta il prestigioso liceo Condorcet di Parigi, prescelto dall'élite culturale dell'epoca. Dopo la morte dei suoi genitori, si dedica completamente alla scrittura, isolandosi nel suo appartamento parigino di Boulevard Hausmann. Sin da giovane collabora con riviste letterarie e di costume come “Le Banquet”, rivista fondata (1892) da un gruppo di amici del Condorcet, la “Revue blanche”, dal 1903 scrive per “Le Figaro”. Dal 1914 uscirono sulla “Nouvelle revue française” ampî estratti delle sue opere. Fin dagli anni liceali frequentò assiduamente i salotti dell'alta borghesia e dell'aristocrazia parigina, di cui avrebbe poi stigmatizzato lo snobismo, e nell'affaire Dreyfus si schierò in favore della tesi innocentista.
La sua opera principale, À la recherche du temps perdu, è composta da sette volumi pubblicati tra il 1913 e il 1927. Il primo volume, Du côté de chez Swann, uscì nel 1913 a spese dell'autore presso l’editore Grasset (dopo che il parere negativo di André Gide ne aveva impedito la pubblicazione presso Gallimard); a partire dal 1918 pubblica con Gallimard i restanti tomi del romanzo: À l'ombre des jeunes filles en fleur, anche premio Goncourt, Le côté de Guermantes (2 voll., 1920-21), Sodome et Gomorrhe (3 voll., 1921-22). Solo dopo la morte di Proust escono le ultime tre parti: La prisonnière (1923), Albertine disparue (1925, chiamato anche La fugitive) e Le temps retrouvé 1927. Attraverso una narrazione autobiografica, il romanzo esplora il tema del tempo perduto e ritrovato tramite la memoria involontaria, rappresentando anche un affresco della società francese del tempo. Bibliografia: Enciclopedia Treccani, Marcel Proust.
Author image:
Titolo traduzione russa del testo originale: V poiskach za utračennym vremenem
Collocazione traduzione: M.Prust V poiskach za utračennym vremenem, 1934-1938, Leningrad, Gosilitizdat
Nome traduttore: Adrian Frankovskij,
Profilo traduttore: Adrian Antonovič Frankovskij, intellettuale, traduttore di origine ucraina, tra i più importanti nei primi decenni dell’Unione sovietica, nacque nel 1888 nel villaggio di Lobačev, vicino a Kiev. Nel 1911 si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di San Pietroburgo. Insegnò nelle scuole secondarie e presso l'Istituto degli insegnanti di Leningrado, trasformato nel 1918 in 2° Istituto pedagogico. Dal 1924 fu scrittore e traduttore professionista. Le sue traduzioni, soprattutto dal francese e dall’inglese, ancora oggi conservano il loro valore artistico e vengono ripubblicato. Visse sempre a Leningrado. Dai romanzieri inglesi del XVII-XVIII secolo tradusse J. Swift, G. Fielding, L. Sterne, dal francese del XVIII secolo - D. Diderot, dagli autori del Novecento - R. Rolland, Romain Rolland, André Gide, M. Proust. L'iniziativa di tradurre Marcel Proust fu un merito importante di Frankovskij: alla fine degli anni Venti pubblicò nella sua traduzione la prima parte del romanzo-epopea Alla ricerca del tempo perduto. Negli anni Trenta, Frankovskij partecipò sia come traduttore che come curatore alla pubblicazione delle Opere di Proust. Il primo e il terzo volume (GIChL 1934-1938). Morì nel febbraio 1942, durante il primo, durissimo, assedio di Leningrado.
Data dell'edizione della traduzione russa: 1934
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
In questo articolo il critico letterario Adrian Makedonov riprende la discussione sul tema del realismo in Proust, su cui già si espressero Lunačarskij (1933, 1934) e Gal’perina (1934), per concentrarsi, nel numero di fine anno della rivista (è il n. 12 di “Krasnaja nov’”), piuttosto sull’ assenza di realismo dello scrittore francese, che viene profondamente criticata. Dopo un rapido excursus sociologico sul carattere ‘parassitario’ e decadente degli eroi del romanzo proustiano, in cui il critico decostruisce quella che egli chiama l’apparente ‘poetizzazione della ricchezza’ di questi personaggi (l’alta borghesia colta, l’aristocrazia francese) cari a Proust e al suo Marcel, Makedonov corrobora le sue tesi tramite la citazione di alcuni passi, in particolare dal secondo volume della Recherche, All’ombra delle fanciulle in fiore, brani che riguardano le osservazioni sulla natura del denaro ‘provvisto di sorriso’, in cui i protagonisti-rentiers, privati delle preoccupazioni e della fatica, dispongono di denari che sarebbero apparentemente nobilitati dalla cultura, dall’inclinazione alle arti, dalla gentilezza disinteressata che lo status dei loro padroni garantisce, e che è molto diversa dall’idea di ‘denaro senza sorriso’ dei piccolo- borghesi e degli accumulatori. A tal proposito Makedonov cita anche un celebre passo di Marx (da La sacra famiglia, in una delle analisi del capitale da rendita nel periodo di massimo sviluppo del capitalismo industriale) in cui viene spiegata la natura della ricchezza puramente consumistica dei rentiers francesi, che la intendono come mero esercizio di “capricci mostruosamente voluttuari” (Makedonov, p. 203). Il completo distacco da ogni attivo meccanismo di produzione di questa classe sociale genera dunque per il critico sovietico l’illusione che il denaro, su cui poggia il benessere del mondo proustiano, si produca da solo, da qui la chimera di potersi ritirare completamente in se stessi, nel ‘proprio’ mondo solipsistico e individualistico (p. 204); la prima domanda che il critico della “Krasnaja Nov’” si pone, face alle fortune magnifiche dei personaggi altoborghesi di Proust, dei duchi di Guermantes, dei principi di Saint-Loup, dei baroni di Charlus, è come si siano formate queste fortune, e da dove vengano tutti questi danari, scialacquati con tanta nonchalance: gli interessa il capitale che ha permesso a Proust di far pranzare tutti i giorni Swann al Jokey Club, di far organizzare alla duchessa di Guermantes le sue famose matinées, che fa sì che la nonna di Marcel, personaggio altrimenti così innocente e buono, porti ogni anno il suo nipotino in vacanza al Grand Hotel di Balbec. Scrive il critico: «Come si crei tutta questa ricchezza, Proust non ci pensa nemmeno a raccontarlo. Né descrive com’è che questa ricchezza viene tenuta alla larga dalla ‘oscura folla’». A questo proposito, il critico, che sottolinea la completa assenza di storicismo e di attenzione ai rapporti economico-sociali nella grande opera di Proust, si sofferma però sulla citazione di un passo della Recherche in cui riconosce allo scrittore francese un certo talento stilistico e letterario nella creazione della riuscita immagine che trasforma il ristorante del Grand hotel in un ‘acquario sociale’ in cui i ricchi sono all’interno e il popolino, «invisibile nell’ombra, si schiaccia contro la sua parete di vetro per contemplare, lentamente ondeggiante in turbini d’oro, la vita lussuosa di quella gente, per i poveri non meno straordinaria di quella dei pesci e dei molluschi più strani…potrà la parete di vetro proteggere per sempre il festino degli animali meravigliosi, o l’oscura folla che scruta avidamente nella notte non verrà a coglierli nel loro acquario e a mangiarseli?» (Proust, p. 308 ). Makedonov, pur ammettendo che «la metafora era molto ben riuscita a Proust», non se ne lascia poi troppo impressionare, poiché afferma che, in definitiva, i ‘pesci tropicali’ (alta borghesia, nobilita del Faubourg Saint Germain) siano poi i veri eroi del romanzo. Il fatto che Proust ironizzi sui vari Verdurin, Legrandin, Swann, che indugi sarcastico sui difetti della sua stessa classe, non smuove minimamente le convinzioni di Makedonov, che lo ritiene uno snob (accogliendo la lezione di Lunačarskij dal 1927 al 1933) e per cui «tutti gli strali di Proust al proprio mondo non uscirono mai dai limiti di una lieve autocritica. Proust è lui stesso uno di quegli uomini la cui professione è costituita dall’ozio, e per il quale gli esponenti della nobiltà descritti rimangono gli unici esseri che lo interessino davvero, gli unici ‘eroi’ del suo romanzo, i soli portatori di umanità, ingegno, sentimento, bellezza» (p. 205). Liquidato il problema socio-economico, Makedonov si concentra su quello stilistico a proposito del realismo dello scrittore francese, che dà il titolo all’articolo, e che sarebbe in realtà un ‘anti-realismo’ o un non-realismo per il critico di “Krasnaja nov’”: lontano dagli esempi dei grandi francesi (Balzac) e dalle capacità di fine e realistica analisi psicologica dei grandi russi (vengono citati volentieri Tolstoj e Dostoevskij come negli articoli di Anisimov e nel contributo di Kirpotkin, si v. D088, D094), Proust parcellizza la realtà in migliaia di semi-realtà in continua evoluzione (non esistono personaggi, non ne esiste l’obiettività, in questo romanzo, ma un flusso di sfaccettature psicologiche, eredità filosofica bergsoniana, per cui l’Odette-cocotte all’inizio del libro diviene poi Odette-gran dama, e così sarà per Saint-Loup, per Gilberte, eccetera); Se Proust non può e non riesce ad affrancarsi completamente da una descrizione del reale, ciò è in ultima analisi strumentale e sottoposto ad un procedimento di formale estetizzazione e trasformazione/filtrazione (di soggettivismo esasperato, vicina al misticismo) della realtà: “la trasformazione della ‘polvere della vita quotidiana’ in ‘magica polvere d’oro’ è proprio l’essenza del misticismo ‘realista’ nel metodo proustiano. Ciò avviene, in primo luogo, abbellendo ed estetizzando detta prosaica polvere […] Proust è solito confrontare le cose reali con un’immagine o un’esperienza estetica, per cui Odette è filtrata da un quadro di Botticelli, una farfalla addormentata nell’angolo di una finestra, su uno sfondo di cielo e mare – con la firma dell’artista sotto un dipinto di Whistler” (p. 210). Per Makedonov quella di Proust è un’opera in cui solipsismo, soggettivismo ed egoismo sono centrali, dunque, e in ultima analisi non comunicano nulla, non sono utili, e non sono da considerarsi novità letterarie plausibili. In questo il critico ricalca naturalmente le disquisizioni sul realismo letterario, in opposizione ai modernismi e ai ‘formalismi’ già molto discussi nel corso del 1933 e 1934, in relazione anche alle definizioni di ‘realismo socialista’ e ai dibattiti sui ‘classici letterari’: si v. a questo proposito le D097, D135, D137, D144, D146. Makedonov conclude dunque severamente: “Proust è l’ultimo tentativo della borghesia francese di creare una grande arte. Dopo la guerra, nelle condizioni della crisi generale del capitalismo, questi tentativi non si ripetono più, e la stessa ‘illusione della ricchezza umana’ su cui si basava il tentativo di Proust è troppo chiaramente fallita, Proust stesso non fu che la prova di questo fallimento” (p. 217). Il critico sovietico usa in questo frangente il termine russo ‘bankrotstvo’, molto eloquente, visto il tono generale del contributo.
Alessandra Carbone