Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Mirovozzrenie Bal’zaka [P154]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Nel suo articolo Mirovozzrenie Bal’zaka [La visione del mondo di Balzac] lo studioso V. Grib entra nella polemica sulla ‘visione del mondo’ [mirovozzrenie] degli scrittori (v. D142, D144, D134, D139), in particolare di Balzac (P.149, P150, P153), e critica il metodo ‘sociologico-volgare’, i cui sostenitori si occupano principalmente di un “approccio sociologico all’arte”, ossia di individuare nello scrittore, a priori, una determinata “provenienza di classe”, senza preoccuparsi del valore artistico e culturale della sua opera. V. Grib chiarisce che tale atteggiamento è sbagliato e che non è in questo metodo critico che risiede la lezione dell’autentico marxismo; per il suo saggio egli analizza lo scrittore francese, che prende a esempio, e su cui ruota tutta la sua analisi, di carattere più generale; per il critico sovietico ” le posizioni di classe di Balzac sono il risultato dei suoi tentativi di comprendere il corso oggettivo delle cose”. Grib stabilisce infatti che Balzac non divenne subito un “realista severo e lucido”, ma lo diventò con il tempo e grazie all’esperienza accumulata negli anni, alle continue riflessioni che “temprarono il suo talento, gli fornirono un enorme patrimonio di fatti e di osservazioni a cui attingere”; per Grib anche le concezioni stesse di Balzac mutano gradualmente: iniziando il suo cammino creativo come romantico con idee liberali, lo scrittore giunge con gli anni ad una aperta denuncia realistica “della ripugnante realtà borghese” e a una forma peculiare di legittimismo. Uno dei risultati più importanti di Grib consiste nell’aver chiarito il carattere fondamentale [principial’nyj] della critica della società borghese nell’opera di Balzac (v. anche Kočetkova Tvorčestvo Bal’zaka i bal’zakovedenie posle Velikoj oktrjab’skoj socialističeskoj revoljucii in Trudy gos. Biblioteki Latviiskoj SSR, Riga 1964, pp. 115). Per il critico sovietico se quelli che possiamo definire ‘scrittori liberali’, criticando questo o quel difetto della società, non intaccano mai in realtà le basi sociali stesse della borghesia e ne affermano sempre la sua superiorità rispetto all’aristocrazia (soprattutto nel “principio della libertà personale”), Balzac al contrario individua la fonte del male proprio in questo principio di “apparente superiorità borghese”. Per Grib “fare dell’interesse personale la pietra angolare della società significa, dal punto di vista di Balzac, aprire la strada alle peggiori passioni della natura umana: all’egoismo, all’avidità, alla brama di profitto”. V. Grib conferma questa tesi tramite l’analisi dell’opera di Balzac, nella quale è messa in evidenza l’influenza distruttiva del “potere dell’oro e del denaro”, la più evidente espressione dello spirito dell’interesse personale, divenuto la leva fondamentale nello sviluppo dei rapporti capitalistici. Dopo aver esaminato in modo completo “l’atto d’accusa di Balzac contro la civiltà borghese”, l’autore dell’articolo si rivolge al programma ‘positivo’ presente nel sistema di idee di Balzac, dimostrandone il carattere in ultima analisi conservatore e utopico. Per Grib rimane centrale il giudizio di F. Engels sulla Comédie Humaine di cui si è già detto in P150: “le sue simpatie sono dalla parte della classe condannata all’estinzione”. Profondamente solidale con la vecchia aristocrazia, ne considera la rovina una “grande tragedia storica”, ma Balzac-realista ne rappresenta satiricamente la decomposizione dovuta all’influsso onnipervasivo del dominio del denaro. V. Grib sottolinea infatti, al pari di Šiller (P150, v. anche D111) che, nonostante le sue simpatie per la vecchia aristocrazia e per la borghesia patriarcale, Balzac è ben lontano dall’esaltazione dei tempi andati e che al contrario, credendo nel progresso, egli “vuole stabilire la verità, le leggi oggettive dello sviluppo e della prosperità della società”. L’autore dell’articolo contrappone Balzac sia ai critici nobiliari e piccolo-borghesi della società capitalistica, sia agli apologeti liberali del “progresso” borghese. Egli dimostra che Balzac, pur simpatizzando con le classi diseredate e povere e interessandosi costantemente alla loro condizione, si poneva il problema: è possibile una via d’uscita, è possibile un ordinamento sociale che si fondi “non sull’interesse egoistico e, al tempo stesso, su un alto livello di civiltà”? L’analisi di questo peculiare “programma positivo di Balzac” – come lo chiama Grib, incarnato nella sua opera, conduce l’autore dell’articolo alla conclusione che “il punto di partenza oggettivamente democratico del ragionamento di Balzac si conclude con esiti conservatori”. Ma se Balzac vede l’unica possibilità di risoluzione delle contraddizioni sociali nell’unione dei vantaggi della civiltà moderna con una forma di governo monarchica, chiamata a frenare l’egoismo della borghesia e a garantire gli interessi e la protezione delle classi inferiori, questo è perché Balzac non aveva altre soluzioni, non “aveva altri appigli – per un mero problema cronologico e storico”; scrive il critico sovietico infatti: “il proletariato non si era ancora definitivamente formato come classe” e Balzac non vedeva ancora in esso una forza capace di un ‘agire politico autonomo’. Se la scuola definitva dispregiativamente ‘sociologico-volgare’ attribuirà un’importanza fondamentale e soverchiante proprio alle conclusioni reazionarie di Balzac, V. R. Grib, al contrario, basandosi direttamente sulla valutazione di Marx ed Engels, mette in luce il “carattere potenzialmente rivoluzionario” del metodo di Balzac, che contraddice le sue stesse conclusioni reazionarie. “Essendo, al pari di Hegel, un grande maestro della dialettica storica”, scrive V. R. Grib, Balzac “ha distrutto in realtà le fondamenta della società capitalistica, mostrando al tempo stesso l’intrinseca inconsistenza del ‘buon vecchio tempo andato'”. In ciò il critico vede quel fondamentle “passo avanti nello sviluppo artistico dell’umanità” compiuto da Balzac. Aggiungiamo che secondo la studiosa sovietica Kočetkova (che scrive negli anni Sessanta in URSS, e per la quale dunque una certa ortodossia marxista nella critica su Balzac è ancora molto rilevante) le ricerche di Grib sono una benedizione, perché permettono una perfetta appropriazione culturale di Balzac e, come osserva lei, “rappresentano un esempio di organica combinazione della teoria marxista-leninista con l’analisi concreta della creazione artistica, senza la quale la critica letteraria si trasformerebbe in mera sociologia”. Kočetkova infatti nel suo studio conclude con soddisfazione che “già con questo lavoro giovanile Grib pose e risolse brillantemente il problema di un’illuminazione complessiva di questo aspetto [il ‘mirovozzrenie’ di Balzac, n.d.r.] sulla base dello studio delle condizioni storico-sociali dell’epoca dello scrittore e del loro riflesso nell’opera dello scrittore”. Segnaliamo qui che il critico Grib dedicò all’opera di Balzac anche altri interessanti studi nel periodo oggetto della nostra disamina; oltre a P164 citiamo Bal’zak o sud’be čeloveka v buržuaznom obščestve (Balzac e il destino dell’uomo nella società borghse, 1936) e il libro Bal’zak ob iskusstve (Balzac sull’arte, 1941), nel quale per la prima volta furono raccolti e sistematizzati in modo unitario i giudizi dello scrittore francese sull’arte e sulla letteratura in base al loro rapporto con la realtà.



Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: "Literaturnyj kritik" [rivista], 10 - pp. 27-73

Tipologia di paratesto: Articolo

Autore del paratesto: Grib Vladimir Romanovič

Profilo autore del paratesto: Grib Vladimir Romanovič (Cherson 1908 - Mosca 1940). Studioso, pubblicista, professore universitario, esperto di letteratura francese del XIX secolo. Di provenienza piccolo borghese, dopo aver terminato gli studi presso l'Istituto giuridico di Kiev nel 1929, si trasferì a Mosca , conseguì il dottorato presso l'Università pedagogica statale di Mosca in storia dell'arte, e poi in letteratura, discutendo una tesi sulle opinioni estetiche di Lessing nel 1934. Dal 1936 al 1940 Vladimir Grib insegnò letteratura occidentale europea all'Istituto di Filosofia, Letteratura e Storia di Mosca (IFLI); esperto di letteratura francese, nelle sue opere più significative, Grib analizzò i fondamenti socio-ideologici dell'estetica e delle opere artistiche del XVIII-XIX secolo, coniugando l'ideologia marxista con la mediazione culturale e letteraria delle più importanti opere del canone occidentale in ambito sovietico. Un ampio ciclo delle sue opere fu dedicato in particolare allo scrittore Honoré de Balzac, a cui dedicò diversi articoli e saggi (era in preparazione l'antologia di studi Bal'zak ob iskusstve, pubblicata solo dopo la sua morte (avvenuta prematuramente per una malattia), nel 1941. Collaborò molto con la rivista "Literatutnyj kritik", di cui era autore di punta, grazie anche all'amicizia al sodalizio estetico e umano con G. Lukàcs e M. Lifšic. Fonti: Bol'šaja sovetskaja ènciklopedija (M. 2012); Archvio: RGALI, F. 118, ed.chr. 128.

Data del paratesto: 1934

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: N/A

Data dell'opera originale: 1829-1850

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de

Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: N/A

Collocazione traduzione: Moskva

Nome traduttore: N/A

Profilo traduttore: N/A

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1934

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