Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Orlja [P137]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Per il critico sovietico la “questione se L’Horla sia un’opera ‘sana’ o ‘malata’ (nel senso di riflesso della malattia personale di Maupassant) è difficile da risolvere in modo definitivo e, ancora oggi, continua a rimanere aperta”. Pur sostenendo che tale questione è secondaria rispetto all’opera dello scrittore francese, Danilin dimostra di aver letto molto sull’argomento, e di conoscere la letteratura critica e clinica al momento disponibile, senza emettere giudizi definitivi sul racconto, preferendo passare direttamente all’analisi storico-culturale dell’opera, intesa come un momento di crisi e di superamento del naturalismo nelle scuole estetico-letterarie successive: “Negli anni Ottanta, in Francia, è in atto un processo di disgregazione e di progressivo superamento della scuola ‘naturalista’ […] La scuola naturalista, che fino a quel momento era stata l’unico centro di attrazione per tutti gli scrittori realisti, viene soppiantata da un nuovo indirizzo artistico: il simbolismo e la letteratura decadente ad esso collegata”; in essa, nota Danilin, è centrale un “allontanamento dalla realtà oggettiva verso la psicologia, il misticismo, l’irrazionale, e così via.”, Danilin scrive che neanche Maupassant – quello che lui chiama più volte nel saggio ‘l’autore di palla di sego’ (uno dei racconti ‘realistici’ in assoluto più pubblicati e fortunati in URSS in questo periodo, per il contenuto di ‘denuncia sociale’ v. P139), “riuscì a sfuggire” a quella che lui chiama “una breve influenza del simbolismo”, anche dovuto in quegli anni 1886-1887 al clamoroso successo dei romanzi psicologici di Paul Bourget, che “svolgevano anch’essi un certo ruolo nella lotta contro il naturalismo” (sulla polemica contro il naturalismo v. D054, della fine anni Trenta, è sempre valida anche per il periodo in oggetto). Danilin non nasconde la vicinanza tra Maupassant e Paul Bourget, ma sottolinea anche che questo “non impediva all’autore di Palla di sego di provare un legittimo disprezzo per i limiti e l’artificiosità del psicologismo salottiero e adulterino di Bourget; nei suoi romanzi successivi Maupassant offrì esempi di romanzo psicologico piuttosto vicini a quelli di Bourget, sebbene, naturalmente, di livello artistico superiore”. Danilin difende in ogni modo l’opera dello scrittore francese dall’etichetta di ‘simbolismo’ e ‘decadentismo’, ‘irrazionalismo’ (si v. gli anatemi contro queste correnti un po’ ovunque nelle direttive sovietiche e nel dibattico letterario del tempo, qui citiamo a titolo di esempio D184, D149), e da chi sosteneva che ne l’Horla si manifestasse una “pericolosa influenza delle scienze occulte” e di “irrazionalismo”; al contempo è consapevole che in Francia il racconto sia stato recepito dal pubblico come un’opera di puro intrattenimento per un pubblico decadente-misticheggiante: “qui si è presentato un Maupassant del tutto nuovo, non l’autore di Palla di sego e de La casa Tellier, al quale il pubblico era già abituato: l’opera trovò dunque rapidamente nuovi lettori appassionati in quegli ambienti di ciarlatani vari, di estimatori della letteratura simbolista: mistici, maghi e occultisti, guide spirituali del simbolismo e del decadentismo, così abbondantemente proliferati in Francia alla fine del XIX secolo, tentarono persino di arruolare Maupassant tra i loro campioni”. Ma, ribadisce il critico sovietico, “questo è un modo del tutto sbagliato di leggere l’opera, e bisogna invece tener conto, innanzitutto, sia della sua classificazione storico-letteraria (Le Horla, seconda versione, quella del 1887, può essere classificato nel genere fantastico-psicologico, messo in relazione storico-letteraria solo con alcune novelle di Edgar Allan Poe), sia della “corretta natura dell’opera”: per Danilin infatti Le Horla è “soprattutto un racconto realistico, poiché l’autore fornisce al lettore un filo conduttore sotto forma di un’analisi sottilissima e raffinata dei pensieri, sentimenti e stati d’animo del narratore, in tutta la loro alternanza, oscillazioni, instabilità, successione di momenti di eccitazione e calma, chiarimenti della coscienza e nuove esplosioni patologiche, in una convulsa lotta tra la parte sana e quella malata”. Il critico ribadisce dunque che “il fatto che Maupassant affronti il tema di Le Horla in modo realistico deve essere sottolineato in ogni modo”.

Collocazione paratesto: Gi de Mopassan - Polnoe sobranie sočinenij - T. VII - GICHL - Moskva - pp. 418-425

Tipologia di paratesto: Commento in volume

Autore del paratesto: Danilin Jurij Ivanovič

Profilo autore del paratesto: Danilin Jurij Ivanovič (1897-1985) -- letterato sovietico, critico, traduttore, dottore in filologia (1938), professore (dal 1943). Le opere principali di Danilin sono dedicate alla storia della letteratura e del teatro dell'epoca della Comune di Parigi. Tra queste: Teatral'naja žizn' epochi Parižskoj Kommuny (1936), Poety Parižskoj Kommuny (1947), Parižskaja Kommuna i francuzskij teatr (1963). Dedicò una monografia-biografia a Maupassant (1951). Sotto la direzione di Danilin furono pubblicate le raccolte delle opere di Béranger e Maupassant. I suoi lavori hanno ottenuto riconoscimenti della critica occidentale, in particolare in Francia. Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011.

Data del paratesto: 1946

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Le Horla, Monsieur Parent, La petite Roque

Data dell'opera originale: 1885-1887

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Maupassant Guy De

Profilo autore del testo originale: Guy de Maupassant (1850-1893) fu uno dei principali narratori francesi dell'Ottocento e una figura centrale della prosa naturalista. Nato il 5 agosto 1850 al castello di Miromesnil, in Normandia, ricevette un'educazione segnata in modo decisivo dall'influenza materna: la madre, donna colta e intelligente, era legata da antica amicizia a Gustave Flaubert. Proprio attraverso una lunga e rigorosa frequentazione con Flaubert, Maupassant assimilò una concezione severa della scrittura, fondata sulla disciplina formale, sull'esattezza dello stile e sull'adesione concreta alla realtà. Trasferitosi a Parigi dopo l'esperienza traumatica della guerra franco-prussiana del 1870-71, Maupassant lavorò dapprima al Ministero della Marina e poi a quello dell'Istruzione. Nel decennio 1871-1880 condusse una vita apparentemente lontana dalla letteratura, dedicandosi allo sport, ai piaceri mondani e a relazioni sentimentali disordinate. In realtà, questo periodo costituì una lunga fase di preparazione, durante la quale affinò le proprie capacità sotto la guida di Flaubert e osservò con attenzione l'ambiente burocratico e la società letteraria parigina. Finalmente, nel 1880, trentenne, il M. esordiva con Boule de suif, pubblicata nella famosa raccolta delle Soirées de Médan: sei novelle di sei scrittori "naturalisti", capeggiati da Émile Zola in persona (tra cui Zola, Maupassant, Huysmans). Boule de suif, che fu battezzata capolavoro dal Flaubert, inaugurava un decennio di continua attività del M. - l'opera vastissima di lui è tutta compresa, appunto, tra gli anni 1880 e 1890; Le raccolte di novelle costituiscono indubbiamente il maggior titolo di gloria del M.: La Maison Tellier (1881), Mademoiselle Fifi e Contes de la bécasse (1883); Clair de lune, Les soeurs Rondoli, Yvette, Miss Harriett, M. Parent (1884); Contes du jour et de la nuit (1885); La petite Roque e Toine (1886); Le Horla (1887); Le rosier de madame Husson (1888); La main gauche (1889); L'inutile beauté (1890). I sei romanzi si seguono in quest'ordine: Une vie (1883); Bel-Ami (1885); Mont-Oriol (1887); Pierre et Jean (1888); Fort comme la mort (1889); Notre coeur (1890). Aveva poco più di quarant'anni quando avvertì i primi sintomi del male che doveva in breve tempo abbatterlo e distruggerlo. Nel gennaio del 1892, trovandosi nella sua villa di Cannes, si ferì gravemente alla gola, trascorse l'ultimo periodo della sua vita in una clinica, morendo a Parigi il 6 luglio 1893. il M. è uno dei maggiori rappresentanti della scuola "naturalista" che tenne il campo della prosa narrativa negli ultimi trent'anni dell'Ottocento. Sul piano estetico, Maupassant è generalmente considerato il rappresentante più coerente del naturalismo narrativo, più vicino dell'esuberante Zola all'ideale di una rappresentazione impersonale e oggettiva. Tuttavia, la sua opera supera spesso i limiti del metodo naturalista, M. s'avvicina al vagheggiato e irraggiungibile ideale della rappresentazione impassibile, riuscendo talvolta a celarsi veramente, e quasi ad annientarsi, nella realtà rappresentata. Ben si raffigurò egli una volta in un suo personaggio, il romanziere Lamarthe, il quale coglieva le immagini, le attitudini e i gesti "avec la précision d'un appareil photographique". S'intende che questa fotografica precisione si dimostra oggi piuttosto una ragione di debolezza che di forza; e difatti quella parte dell'opera in cui il canone naturalistico è applicato rigorosamente pare invecchiata, e già cade nell'oblio. Invece si leggono sempre con commossa ammirazione quelle novelle e quelle parti di romanzo in cui il M., involontariamente, ha lasciato trasparire il senso tragico della morte e del nulla ch'egli portava in sé, commisto con l'ardore del piacere carnale, la sua beffarda ironia di misantropo, e l'adorante amore della natura.

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: Gospodin Paran, Malen'kaja Rok, Orlja

Collocazione traduzione: Moskva – GICHL

Nome traduttore: Čebotarevskaja Anastasija Nikolaevna

Profilo traduttore: Anastasia Nikolaevna Čebotarevskaya (Kurs, 1876 - Petrograd, 1921) è stata una scrittrice, drammaturga, traduttrice e attivista del movimento femminista russo, nota per aver tradotto opere di Guy de Maupassant, Stendhal, R. Rolland; tradusse anche opere teatrali di M. Maeterlinck, nonchè e opere di H. von Kleist, Chateaubriand e altri autori. Anastasija Čebotarevskaja fu sposata con lo scrittore Fëdor Sologub; era sorella minore della traduttrice e scrittrice Aleksandra Čebotarevskaja.

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1946

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