Pastoral’ Tasso “Aminta” i ferrarskij teatr v konce XVI veka [P028]
Collocazione paratesto: Aminta. Pastoral' - Moskva-Leningrad - Academia - pp. 7-32
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Èjchengol’c Mark Davidovič
Profilo autore del paratesto:
Èjchengol'c Mark Davidovič (Kremenčug, 1889 - Mosca, 1953). Storico della letteratura e traduttore. Proveniente da una famiglia ebraico-ucraina della media borghesia (il padre era giurista), studiò lingue e letterature romanze all'Università di Mosca, laureandosi nel 1914 con una specializzazione in letteratura francese. Durante gli studi, come era consuetudine nel periodo, ebbe modo di viaggiare e perfezionarsi all'estero, in particolare in Francia e in Italia. Dal 1918 collaborò con il Narkompros (Commissariato del Popolo per l'Istruzione) e nel contempo insegnò in diversi atenei, tenendo un corso di Letteratura europeo-occidentale presso l'Università di Mosca e l'Institut Krasnoj Professury. Lavorò inoltre come redattore e revisore per le case editrici Gosizdat e GICHL, occupandosi in particolare della letteratura francese. I suoi principali contributi scientifici sono dedicati all'opera di Gustave Flaubert e di Émile Zola. Di quest'ultimo curò la prima edizione delle Opere (Sobranie sočinenij, 1928-1935) e gli dedicò la monografia Tvorčeskaja laboratorija Èmilja Zola (1940). Fu inoltre curatore e prefatore delle Opere di Gustave Flaubert (Sobranie sočinenij v 10 tt., 1933-1938, di cui uscirono solo otto volumi) e di una selezione di testi dello stesso autore (G. Flaubert, Izbrannye sočinenija, 1947). Stretto collaboratore e amico di Anatolij Lunačarskij, che lo stimava molto, con lui curò l'edizione di questi grandi classici francesi dell'Ottocento (si veda, al riguardo, la corrispondenza di Lunačarskij).
Bibliografia: F.S. Narkir'er, Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, stb. 1136; Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Pisateli sovremennoj èpochi. Bio-bibliografičeskij slovar' russkich pisatelej XX veka, pod red. B.P. Koz'mina, Moskva, GAChN, 1928, p. 275; RGALI. F. 596, op. 1, ed. chr. 110.
Kristina Landa, Alessandra Carbone
Data del paratesto: 1937
Direttive paratesto:
- D040 - Trudy i dni izdatel'stva Academia [LINK]
- D056 - Staraja pesnja na novyj lad (di A. Surkov) [LINK]
- D130 - Vperedi progressa [LINK]
- D131 - Chudozhnik pered narodom [LINK]
- D132 - O formalizme [LINK]
- D170 - Stat'i "Pravdy" ob iskusstve i ich značenie [LINK]
- D022 - Titolo della direttiva: non disponibile [LINK]
- D029 - Partija i literatura (di V. Kirpotin) [LINK]
- D033 - Pobeda na istoričeskom fronte [LINK]
- D034 - Franco sžigaet Dikkensa [LINK]
- D062 - O teatre, kotoryj nikomu ne nužen [LINK]
- D064 - Reč' tov. M. Rozentalja [LINK]
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Aminta
Data dell'opera originale: 1581
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Tasso Torquato
Profilo autore del testo originale:
Torquato Tasso (Sorrento, 1544 - Roma, 1595). Poeta e drammaturgo, autore del maggiore poema epico della seconda metà del Cinquecento. Studiò a Urbino, si trasferì poi a Venezia, dove iniziò a comporre un poema sulla prima crociata; a Padova frequentò i corsi universitari di filosofia ed eloquenza, proseguì gli studi a Bologna ma fu presto costretto a rientrare a Padova sotto la protezione di Scipione Gonzaga, entrando nell'Accademia degli Eterei e in quella degli Infiammati. Nel 1562 si stabilì a Ferrara, al servizio del cardinale Luigi d'Este. Presso la corte estense si dedicò interamente al suo poema maggiore.
Nel 1570 accompagnò Luigi d'Este nel suo viaggio in Francia, dove fu ricevuto da Caterina de' Medici. Lasciato il servizio del cardinale, si trasferì a Urbino e successivamente entrò al servizio del duca Alfonso II d'Este. Nel 1573 scrisse l'Aminta, favola pastorale che corrispondeva ai gusti delle corti tarde-rinascimentali, pubblicata intorno al 1580. Nel 1575 completò la Gerusalemme liberata, poema epico che narra gli scontri tra cristiani e musulmani durante la prima crociata e la presa di Gerusalemme, pubblicato nel 1581.
Seguì un periodo di grave crisi psichica, caratterizzato da ansia, manie di persecuzione e autoaccuse, che lo spinse a presentarsi volontariamente davanti all'Inquisizione di Ferrara, la quale gli concesse due sentenze di assoluzione. Tuttavia, Tasso tornò ad accusare sé stesso, compromettendo i nomi di alcuni cortigiani ferraresi e rischiando di compromettere anche i rapporti con la Santa Sede. Fu quindi posto sotto sorveglianza dal duca e, in seguito, rinchiuso in carcere; fuggito a Bologna e poi a Sorrento, iniziò un lungo vagabondaggio per la penisola. Ritornato a Ferrara nel 1579, fu internato per sette anni nell'ospedale di Sant'Anna, dove scrisse una serie di Discorsi e Dialoghi.
Dopo la prigionia fu accolto da Vincenzo Gonzaga a Mantova; trascorse gli ultimi anni tra Roma, Napoli e Firenze, dedicandosi alla revisione del poema. I nipoti di papa Clemente VIII lo ospitarono nel loro palazzo romano; uno di loro divenne suo mecenate. Fu anche avanzata l'ipotesi di incoronarlo poeta laureato in Campidoglio, progetto che tuttavia non si realizzò.
Bibliografia: C. Gigante, Tasso, Torquato, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 2019, vol. 95; B. Basile, Poëta melancholicus, Pisa, 1984; G.B. Manso, Vita di Torquato Tasso (1621), a cura di B. Basile, Roma, 1995; C. Gigante, Tasso, Roma, 2006.
Kristina Landa
Categoria autore: Autore classico
Author image:
Titolo traduzione russa del testo originale: Aminta. Pastoral'
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Stoljarov Michail Pavlovič, Èjchengol'c Mark Davidovič
Profilo traduttore:
Stoljarov Michail Pavlovič (1888 - Mosca, 1937). Filosofo, poeta, drammaturgo, traduttore e critico letterario. Fu assistente del presidente (Andrej Belyj) della sezione moscovita dell'Associazione dei Liberi Filosofi ("Vol'fil"). Membro attivo della Società Antroposofica dal 1913 al 1923. Scomparve durante le purghe staliniane.
Bibliografia: M. Žemčužnikova, Vospominanija o moskovskom antroposofskom obščestve, a cura di D. Mal'mstad, in "Minuvšee", 6 (1988), pp. 7-53; RGALI. F. 631, op. 40, ed.chr. 625; IRLI RAN. F. 369, op. 1, ed.chr. 339; ed.chr. 485.
Èjchengol'c Mark Davidovič (Kremenčug, 1889 - Mosca, 1953). Storico della letteratura e traduttore. Proveniente da una famiglia ebraico-ucraina della media borghesia (il padre era giurista), studiò lingue e letterature romanze all'Università di Mosca, laureandosi nel 1914 con una specializzazione in letteratura francese. Durante gli studi, come era consuetudine nel periodo, ebbe modo di viaggiare e perfezionarsi all'estero, in particolare in Francia e in Italia. Dal 1918 collaborò con il Narkompros (Commissariato del Popolo per l'Istruzione) e nel contempo insegnò in diversi atenei, tenendo un corso di letteratura europeo-occidentale presso l'Università di Mosca e l'Institut Krasnoj Professury. Lavorò inoltre come redattore e revisore per le case editrici Gosizdat e GICHL, occupandosi in particolare della letteratura francese. I suoi principali contributi scientifici sono dedicati all'opera di Gustave Flaubert e di Émile Zola. Di quest'ultimo curò la prima edizione delle Opere (Sobranie sočinenij, 1928-1935) e gli dedicò la monografia Tvorčeskaja laboratorija Èmilja Zola (1940). Fu inoltre curatore e prefatore delle Opere di Gustave Flaubert (Sobranie sočinenij v 10 tt., 1933-1938, di cui uscirono solo otto volumi) e di una selezione di testi dello stesso autore (G. Flaubert, Izbrannye sočinenija, 1947). Stretto collaboratore e amico di Anatolij Lunačarskij, che lo stimava molto, con lui curò l'edizione di questi grandi classici francesi dell'Ottocento (si veda, al riguardo, la corrispondenza di Lunačarskij).
Bibliografia: F.S. Narkir'er, Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, stb. 1136; Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Pisateli sovremennoj èpochi. Bio-bibliografičeskij slovar' russkich pisatelej XX veka, pod red. B.P. Koz'mina, Moskva, GAChN, 1928, p. 275; RGALI. F. 596, op. 1, ed. chr. 110.
Kristina Landa
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1937
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Gli istinti rozzi e la raffinatezza della nobiltà in declino
Èjchengol’c ripete la tesi di Burckhardt affermando che il Rinascimento italiano è l’epoca dell’individualismo; l’Italia rinascimentale è costituita da piccoli Stati, alcuni governati da famiglie nobili. Sebbene la famiglia degli Este si distinguesse nella storia della nobiltà italiana per una particolare crudeltà e dissolutezza, fu tuttavia considerata un importante mecenate per poeti, pittori, scultori e musicisti. L’eleganza della cultura aristocratica, tuttavia, non riusciva a mascherare gli istinti rozzi dei discendenti dei condottieri. Solo le donne, vestite con abiti ricoperti di ornamenti allegorici, riuscivano ad ammorbidire le passioni di una corte che ancora aspirava agli ideali cavallereschi della Tavola Rotonda.
L’interesse dei cortigiani per la favola pastorale si spiega, da un lato, con l’attrazione per la poesia classica, e dall’altro, con il sogno – proprio della nobiltà ferrarese – di un amore semplice e immediato tra giovani e di una semplicità patriarcale dei costumi, sogno che trova realizzazione in questo genere letterario.
Tale aspirazione, sostiene il critico, è tipica di culture raffinate in declino, come l’ellenismo o l’aristocrazia francese prerivoluzionaria.
Nel periodo della composizione dell’Aminta, Tasso era nel pieno delle sue energie creative; solo in seguito, la paura della censura della reazione cattolica e il raffreddamento dei rapporti con le sorelle del duca di Ferrara lo condussero alla follia.
L’espressività e la semplicità di Tasso – cfr. le direttive: D022, D029, D033, D034, D062, D064
L’intento di Tasso fu quello di appassionare il lettore, abituato all’amore codificato dei trattati ferraresi sull’amore cortese, alla forza irrazionale di una passione che travalica i limiti imposti dal “codice”.
Per rendere il testo più accessibile, Tasso adotta mezzi espressivi volutamente semplici: i discorsi dei personaggi sulla natura sono diretti e immediati, i paesaggi sono intrisi di realismo, le similitudini attingono costantemente al mondo naturale e animale. Numerosi sono i dettagli della vita quotidiana rurale; il realismo della vita pastorale fa dimenticare la convenzionalità dei personaggi. Le metafore troppo ricercate sono rare; la semplicità del sentimento non è soffocata da una forma eccessivamente raffinata. Per il lettore moderno, tali immagini conservano intatta la loro attualità.
Kristina Landa