Pervyj roman Mopassana [P136]
Collocazione paratesto: Gi de Mopassan - Polnoe sobranie sočinenij - T. III - GICHL - Moskva - pp. 353-361
Tipologia di paratesto: Postfazione
Autore del paratesto: Danilin Jurij Ivanovič
Profilo autore del paratesto: Danilin Jurij Ivanovič (1897-1985) -- letterato sovietico, critico, traduttore, dottore in filologia (1938), professore (dal 1943). Le opere principali di Danilin sono dedicate alla storia della letteratura e del teatro dell'epoca della Comune di Parigi. Tra queste: Teatral'naja žizn' epochi Parižskoj Kommuny (1936), Poety Parižskoj Kommuny (1947), Parižskaja Kommuna i francuzskij teatr (1963). Dedicò una monografia-biografia a Maupassant (1951). Sotto la direzione di Danilin furono pubblicate le raccolte delle opere di Béranger e Maupassant. I suoi lavori hanno ottenuto riconoscimenti della critica occidentale, in particolare in Francia. Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011.
Data del paratesto: 1938
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Une vie, Contes de la bécasse
Data dell'opera originale: 1883
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Maupassant Guy De
Profilo autore del testo originale: Guy de Maupassant (1850-1893) fu uno dei principali narratori francesi dell'Ottocento e una figura centrale della prosa naturalista. Nato il 5 agosto 1850 al castello di Miromesnil, in Normandia, ricevette un'educazione segnata in modo decisivo dall'influenza materna: la madre, donna colta e intelligente, era legata da antica amicizia a Gustave Flaubert. Proprio attraverso una lunga e rigorosa frequentazione con Flaubert, Maupassant assimilò una concezione severa della scrittura, fondata sulla disciplina formale, sull'esattezza dello stile e sull'adesione concreta alla realtà. Trasferitosi a Parigi dopo l'esperienza traumatica della guerra franco-prussiana del 1870-71, Maupassant lavorò dapprima al Ministero della Marina e poi a quello dell'Istruzione. Nel decennio 1871-1880 condusse una vita apparentemente lontana dalla letteratura, dedicandosi allo sport, ai piaceri mondani e a relazioni sentimentali disordinate. In realtà, questo periodo costituì una lunga fase di preparazione, durante la quale affinò le proprie capacità sotto la guida di Flaubert e osservò con attenzione l'ambiente burocratico e la società letteraria parigina. Finalmente, nel 1880, trentenne, il M. esordiva con Boule de suif, pubblicata nella famosa raccolta delle Soirées de Médan: sei novelle di sei scrittori "naturalisti", capeggiati da Émile Zola in persona (tra cui Zola, Maupassant, Huysmans). Boule de suif, che fu battezzata capolavoro dal Flaubert, inaugurava un decennio di continua attività del M. - l'opera vastissima di lui è tutta compresa, appunto, tra gli anni 1880 e 1890; Le raccolte di novelle costituiscono indubbiamente il maggior titolo di gloria del M.: La Maison Tellier (1881), Mademoiselle Fifi e Contes de la bécasse (1883); Clair de lune, Les soeurs Rondoli, Yvette, Miss Harriett, M. Parent (1884); Contes du jour et de la nuit (1885); La petite Roque e Toine (1886); Le Horla (1887); Le rosier de madame Husson (1888); La main gauche (1889); L'inutile beauté (1890). I sei romanzi si seguono in quest'ordine: Une vie (1883); Bel-Ami (1885); Mont-Oriol (1887); Pierre et Jean (1888); Fort comme la mort (1889); Notre coeur (1890). Aveva poco più di quarant'anni quando avvertì i primi sintomi del male che doveva in breve tempo abbatterlo e distruggerlo. Nel gennaio del 1892, trovandosi nella sua villa di Cannes, si ferì gravemente alla gola, trascorse l'ultimo periodo della sua vita in una clinica, morendo a Parigi il 6 luglio 1893. il M. è uno dei maggiori rappresentanti della scuola "naturalista" che tenne il campo della prosa narrativa negli ultimi trent'anni dell'Ottocento. Sul piano estetico, Maupassant è generalmente considerato il rappresentante più coerente del naturalismo narrativo, più vicino dell'esuberante Zola all'ideale di una rappresentazione impersonale e oggettiva. Tuttavia, la sua opera supera spesso i limiti del metodo naturalista, M. s'avvicina al vagheggiato e irraggiungibile ideale della rappresentazione impassibile, riuscendo talvolta a celarsi veramente, e quasi ad annientarsi, nella realtà rappresentata. Ben si raffigurò egli una volta in un suo personaggio, il romanziere Lamarthe, il quale coglieva le immagini, le attitudini e i gesti "avec la précision d'un appareil photographique". S'intende che questa fotografica precisione si dimostra oggi piuttosto una ragione di debolezza che di forza; e difatti quella parte dell'opera in cui il canone naturalistico è applicato rigorosamente pare invecchiata, e già cade nell'oblio. Invece si leggono sempre con commossa ammirazione quelle novelle e quelle parti di romanzo in cui il M., involontariamente, ha lasciato trasparire il senso tragico della morte e del nulla ch'egli portava in sé, commisto con l'ardore del piacere carnale, la sua beffarda ironia di misantropo, e l'adorante amore della natura.
Categoria autore: Autore
Author image:
Titolo traduzione russa del testo originale: Žizn', Rasskazy val'dšnepa
Collocazione traduzione: Moskva – GICHL
Nome traduttore: Čebotarevskaja Anastasija Nikolaevna
Profilo traduttore: Anastasia Nikolaevna Čebotarevskaya (Kurs, 1876 - Petrograd, 1921) è stata una scrittrice, drammaturga, traduttrice e attivista del movimento femminista russo, nota per aver tradotto opere di Guy de Maupassant, Stendhal, R. Rolland; tradusse anche opere teatrali di M. Maeterlinck, nonchè e opere di H. von Kleist, Chateaubriand e altri autori. Anastasija Čebotarevskaja fu sposata con lo scrittore Fëdor Sologub; era sorella minore della traduttrice e scrittrice Aleksandra Čebotarevskaja.
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1938
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Tra il 1938 e il 1950 la GICHL volle ripubblicare le Opere di Maupassant (chiamò l’edizione Polnoe sobranie sočinenij, in XIII volumi), affidando l’impresa a studiosi di primo piano: Jurij Danilin e Pavel Lebedev-Poljanskij, nel ruolo di co-curatori. Della raccolta entrarono a far parte tutti i romanzi e quasi tutti i racconti di Maupassant, pubblicati in ordine cronologico e seguendo la disposizione voluta dall’autore nelle edizioni da lui curate; nel I volume (che contiene opere giovanili, pubblicato nel 1939) si dà anche una biografia dello scrittore a cura dello stesso Danilin e di Joahn Al’tman. Questa notevole impresa culturale dedicata allo scrittore francese fu l’iniziativa più importante, sia per prestigio che per impegno editoriale, subito dopo l’edizione (ancora prerivoluzionaria) del 1911-1912 (in trenta volumi), mentre negli anni Venti si era distinta l’edizione in tre volumi a cura di A.N. Gorlin e A.A. Smirnov (1927, Giz: Mosca); La nuova iniziativa editoriale di fine anni Trenta (poi seguita anche da ripubblicazioni singole, sempre per GICHL) è un importante passo che doveva prendere ispirazione anche da una serie di novità editoriali fondamentali comparse da poco tempo in Francia e riguardanti l’analisi della vita e dell’opera dello scrittore, come il libro di René Dusmenil (Guy de Maupassant, Paris 1933) e l’edizione completa delle opere dello scrittore, iniziata nel 1934 per Librairie de France (giudicata da Danilin molto inferiore, per la verità, alle precedente edizione Conard). Per una sintesi riguardante l’opera di Maupassant nella critica sovietica nei primi anni Trenta rimandiamo alla sezione P141, qui invece si tratterà più specificatamente del paratesto (una postfazione), dedicato dallo studioso Ju. Danilin al romanzo Une vie, uno dei più “celebri romanzi della letteratura francese”, particolarmente apprezzato, tra l’altro, in Russia, da Lev Tolstoj (come sottolinea lo stesso critico sovietico) e da Ivan Turgenev. Danilin ripercorre innanzitutto nel suo testo alcune problematiche filologiche riguardanti la datazione e le prime stesure del romanzo; polemizza inoltre, contemporaneamente, con quello che lui ritiene essere un “uno stato ancora embrionale” degli studi francesi su Maupassant oggi, che si augura possano avanzare più spediti in futuro. Cita, tra le fonti secondarie principali, i lavori di Gerard de Lacaze Duthiers (Guy de Maupassant, Paris 1926), il già citato Dusmenil, (Guy De Maupassant, Parigi 1933) e le Oeuvres complètes illustrées de Guy de Maupassant (Librairie de France: Parigi, 1934-1938). Per il critico sovietico, nella sua disamina, più che lo stile è centrale il tema del romanzo: per Danilin fondamentale de Une vie è la disillusione. Tale tema, viene ricordato al lettore, ricorre in moltissime novelle degli anni 1880-1883, “ma è sviluppato in questo romanzo in modo così ampio, completo e onnicomprensivo, che le singole novelle indicate danno l’impressione di episodi che l’autore aveva inizialmente pensato di includere nel suo romanzo” ; scrive poi che: “l’intero complesso dei motivi pessimisti di Une vie è legato all’immagine della donna sofferente: non è casuale il fatto che l’eroina sia un’aristocratica. Maupassant coglieva perfettamente il processo di rovina e di scomparsa della vecchia nobiltà terriera della sua epoca. Egli comprendeva che la fine di una classe non poteva non lasciare la propria impronta sulla psiche dei suoi rappresentanti, schiacciandoli, acuendo tragicamente la loro sensibilità, la loro raffinatezza, rivelando in una dolorosa frattura la loro ricca cultura spirituale” (si vedano le direttive D184, D185). Danilin sottolinea come Maupassant sia giunto al “superamento del naturalismo” (l’atteggiamento ostile verso il naturalismo era una costante nella critica degli anni Trenta, ma si era amplificato particolarmente dal 1936 con la lotta al formalismo e al naturalismo, v. D054); per lo studioso lo stile di M. è piuttosto quello asciutto, accurato e preciso (il lungo e complesso processo della scelta della ‘parola giusta’ da parte dello scrittore), alla Flaubert, maestro del Maupassant. Il critico rileva infine “quanto sia in errore la critica occidentale, che continua a non comprendere correttamente questo romanzo”, e che si ostina a “considerare il suo autore un ‘naturalista’, rifiutandosi di riconoscere in Maupassant il fondamentale elemento storico-letterario del ‘realismo critico’”.
Alessandra Carbone