Podžo Braččolini i ego “Facetii” [P038]
Collocazione paratesto: Facetii - Moskva-Leningrad - Academia - pp. 21-66
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Dživelegov Aleksej Karpovič
Profilo autore del paratesto:
Dživelegov Aleksej Karpovič (1975, Nachičevan'-na-Donu -1952, Mosca) - esperto di storia e letteratura del Rinascimento e del teatro italiano, autore della prima monografia sovietica su Dante, che negli anni Trenta e Quaranta viene considerato lo studioso più autorevole nell'ambito dell'italianistica in URSS e fino al 1937 dirige la collana di letteratura italiana presso Academia. Prima della rivoluzione d'Ottobre fu membro del partito democratico-costituzionale; anche nella Russia zarista applicò l'approccio storico e sociologico allo studio delle opere letterarie. Nel periodo staliniano applica il metodo marxista, anche se non la sua analisi non si riduce mai a quella del metodo "sociologico volgare". Il talento di Dživelegov di comporre ""le prefazioni sociologiche"" venne riconosciuto, in particolare, dal traduttore Michail Lozinskij che chiese allo studioso di corredare la sua traduzione della Vita di Cellini da una prefazione dettagliata.
Bibliografia: M. Andreev, A.K. Dživelegov, in Id., Literatura Italii. Temy i personaži, Moskva, RGGU, 2008, pp. 308-318; RGALI. F. 2032. Dživelegov A.K.
Kristina Landa
Data del paratesto: 1934
Direttive paratesto:
- D061 - Deficitnaja literatura. O massovoj chudožestevnnoj antireligioznoj knige [LINK]
- D014 - K Plenumu pravlenija SSP. Politika i éstetika (di D. Mirskij) [LINK]
- D135 - O socialističeskom realizme (di V. Kirpotin) [LINK]
- D138 - Marks i mirovaja literatura (di F. Šiller) [LINK]
- D001 - Academia (di L. Kamenev) [LINK]
- D019 - Čej Front? [LINK]
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Facetiae
Data dell'opera originale: 1438 –1452
Paese dell'opera originale: Italia
Nome autore del testo originale: Bracciolini Poggio
Profilo autore del testo originale:
Bracciolini Poggio (Terranuova, 1380 - Firenze, 1459). Umanista, copista, viaggiatore e archeologo, operò presso la curia papale come segretario apostolico dei pontefici Giovanni XXIII, Martino V, Eugenio IV e Niccolò V; fu tenuto in alta considerazione da Cosimo e Lorenzo de' Medici. Tra il 1407 e il 1430 esaminò numerosi codici presso biblioteche monastiche e cattedrali italiane, svizzere, tedesche e francesi, alla ricerca di opere ignote o poco note di Cicerone, Quintiliano, Petronio, Stazio e altri autori classici.
Come osserva Bigi, "L'aspetto davvero caratteristico del Poggio scrittore va indicato piuttosto nella sua singolare capacità di osservare con spregiudicata attenzione e cordiale partecipazione la varia scena del mondo terreno e specialmente del mondo degli uomini nelle loro molteplici manifestazioni; e in una disposizione, altrettanto singolare, a comunicare ai lettori tutto il tesoro di fresche e personali impressioni e opinioni in tale modo raccolte. A questo stesso atteggiamento non è certo estraneo un contenuto morale, una fiducia viva nel contributo che quella osservazione e comunicazione possono offrire alla formazione dell'uomo integrale; ma è anche vero che tale atteggiamento, per la sua intima natura, tende a tradursi in disinteressata rappresentazione artistica, in un'arte cordialmente realistica, che assume volentieri la forma del colloquio, della descrizione, della narrazione, del bozzetto, dell'aneddoto, del 'motto' calzante e arguto" (Bigi, p. 643). Tra le molte opere di Bracciolini, che spaziano tra diversi generi letterari - dialoghi, epistole, invettive, orazioni funebri - le Facetiae, che riscossero grande successo presso i contemporanei, sono valutate da Bigi come aneddoti di intrattenimento leggero, di minor rilievo sul piano artistico e morale rispetto alle sue altre produzioni.
Bibliografia: E. Bigi, A. Petrucci, Bracciolini Poggio, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1971, vol. 13; E. Walser, Poggius Florentinus. Leben und Werke, Berlin, 1914.
Kristina Landa
Categoria autore: Autore classico
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Titolo traduzione russa del testo originale: Facetii
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Dživelegov Aleksej Karpovič
Profilo traduttore:
Dživelegov Aleksej Karpovič (1975, Nachičevan'-na-Donu -1952, Mosca) - esperto di storia e letteratura del Rinascimento e del teatro italiano, autore della prima monografia sovietica su Dante, che negli anni Trenta e Quaranta viene considerato lo studioso più autorevole nell'ambito dell'italianistica in URSS e fino al 1937 dirige la collana di letteratura italiana presso Academia. Prima della rivoluzione d'Ottobre fu membro del partito democratico-costituzionale; anche nella Russia zarista applicò l'approccio storico e sociologico allo studio delle opere letterarie. Nel periodo staliniano applica il metodo marxista, anche se non la sua analisi non si riduce mai a quella del metodo ""sociologico volgare"". Il talento di Dživelegov di comporre ""le prefazioni sociologiche"" venne riconosciuto, in particolare, dal traduttore Michail Lozinskij che chiese allo studioso di corredare la sua traduzione della Vita di Cellini da una prefazione dettagliata.
Bibliografia: M. Andreev, A.K. Dživelegov, in Id., Literatura Italii. Temy i personaži, Moskva, RGGU, 2008, pp. 308-318; RGALI. F. 2032. Dživelegov A.K.
Kristina Landa
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1934
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Vantaggi dell’editoria sovietica rispetto a quella prerivoluzionaria – cfr. la direttiva: D061
L’introduzione di Dživelegov è preceduta da una nota del traduttore in cui viene specificato che, prima della rivoluzione d’Ottobre, la censura zarista proibiva la pubblicazione delle Facetiae con la scusa dell’indecenza dei suoi “racconti”; tuttavia, secondo Dživelegov, la vera causa del divieto non fu solo la consueta tendenza antiecclesiastica tipica di molti umanisti e novellisti, ma anche quella antireligiosa. Egli nota inoltre che le “miniature blasfeme” di B. venivano “lanciate” dall’autore direttamente dalla Santa Sede, ossia dal centro della religiosità occidentale; tali miniature diventano ora per la prima volta accessibili al pubblico sovietico e sono senz’altro destinate a entrare a far parte della corrente ideologica dell’attualità sovietica.
LE FASI DI SVILUPPO DELL’UMANESIMO E I VANTAGGI DELLA SECONDA FASE (INTERESSE PER L’ATTUALITÀ STORICA, OSSERVAZIONE DELLA REALTÀ)
Nell’introduzione storica, Dživelegov definisce B. come la figura più caratteristica tra gli umanisti del primo Quattrocento italiano, poiché egli avrebbe compreso a fondo i misteri della sua epoca e le sue stesse radici. Il “gruppo” a cui appartenne B. nella Firenze borghese fu quello di Bruni, Manetti e alcuni altri. Il “gruppo” di Salutati concluse la prima fase dell’umanesimo, iniziata con Petrarca e Boccaccio; in quella fase gli umanisti contrastavano i rappresentanti del pensiero scolastico ma rimanevano ancora influenzati dalla filosofia ascetica medievale, dalla quale solo i più temerari, come Boccaccio, cominciavano a prendere le distanze. La prima fase era caratterizzata da un tormentato sdoppiamento interiore degli umanisti; l’antichità classica attraeva i letterati dell’epoca più sul piano estetico e patriottico che scientifico; non conoscevano la lingua greca e disponevano ancora di pochi manoscritti.
Pertanto, nella seconda fase di sviluppo dell’umanesimo, il “gruppo” di B. iniziò a studiare il retaggio classico in modo più rigorosamente filologico, quindi più approfondito. I criteri di valutazione di carattere religioso applicati da Salutati alla critica letteraria furono sostituiti, nella nuova generazione, da criteri storici (ad esempio: Petrarca non poteva essere considerato un poeta migliore di quelli classici solo in quanto cristiano). Per B. l’antichità classica fu importante esclusivamente come tesoro del passato, mai come chiave di lettura del presente. B. interpretava i processi storici e sociali del suo tempo sulla base dell’osservazione diretta della realtà circostante. Anche la sua lingua latina fu da lui adattata alle esigenze dell’attualità. L’autorità classica venne da B. utilizzata soltanto come strumento di legittimazione di quei fenomeni giudicati rilevanti in base all’analisi della realtà a lui contemporanea. Le citazioni fungevano da illustrazioni, e non furono mai riportate come fine a sé stesse.
LO SPIRITO LAICO DI B. – D014
Secondo lo studioso sovietico, B. fu un profeta dello spirito laico e dell’amore per la vita. A differenza di Lunačarskij, Dživelegov osserva che gli studiosi descrivono spesso B. come un uomo profondamente religioso. Il critico confuta questa opinione fornendo le seguenti prove:
• persino la religiosità meno rigorosa del XV secolo entrava in profonda contraddizione con lo stile di vita di B.;
• pur non essendo ateo, B. non mostrava alcuna ispirazione o slancio estatico nella fede. La lettura dei padri della Chiesa aveva per lui un significato scientifico, non mistico;
• non poteva manifestare apertamente indifferenza verso la religione trovandosi presso la Santa Sede, ma la fede non costituì mai un ostacolo ai suoi piaceri terreni.
UMANISTI AL SERVIZIO DEI CAPITALISTI – D135, D138
Dal punto di vista politico, Dživelegov sostiene che B., pur esaltando i valori repubblicani e condannando quelli monarchici, non criticò mai il despotismo dei Medici e non espresse mai idee rivoluzionarie riguardo alla politica fiorentina, poiché, come per tutti gli umanisti, i suoi discorsi pubblici erano finanziati dal governo. “Il capitale sapeva organizzare un servizio perfetto sul fronte ideologico; i condottieri servivano non solo sul campo di battaglia ma anche nella letteratura”. Per la famiglia dei Medici o dei loro rivali Albizzi era, anzi, ben vista la critica della monarchia, poiché, non essendovi di fatto una repubblica, alla classe dirigente di Firenze piaceva proclamarla come tale. B. era un autore impegnato; nelle sue opere letterarie eseguiva un mandato sociale del governo; il regime mediceo corrispondeva perfettamente agli interessi di classe di B., tipico rappresentante dell’alta borghesia e al contempo intellettuale.
L’INTENTO COMICO E IL CONTENUTO EROTICO DELLE FACETIAE – D001, D019
Il successo mondiale delle Facetiae non si spiega con il carattere indecente delle novelle; anzi, opere di altri autori (come quelle dell’Aretino), dal dichiarato scopo erotico, furono tradotte molto più raramente. Le opere di B., come quelle di Boccaccio, Sacchetti o Masuccio, non hanno intento erotico, ma solo comico.
Tuttavia, tornando al suo ruolo di traduttore, Dživelegov dichiara di non aver voluto migliorare lo stile di B., optando invece per “ammorbidire” alcuni passaggi erotici che non potevano essere resi in russo in alcun modo, poiché il protagonista di certe novelle coincideva con il “membro anatomico”. Il traduttore dovette pertanto rendere tale “anatomia nuda” “almeno in maniera ambigua” o “camuffarla in modo tale da privarla della sua drastica chiarezza”.
REALISMO, PARITÀ DI GENERE, SATIRA SOCIALE – D001
Essendo borghese, B. apprezzava il genere della novella, peculiare della letteratura cittadina. Secondo Dživelegov, i tratti più distintivi di questo genere letterario sono:
• il realismo, privo di ogni misticismo proprio dei romanzi cavallereschi. I personaggi delle novelle sono realistici;
• una sorta di parità di genere. I personaggi femminili delle novelle presentano tratti più individualizzati rispetto a quelli dei romanzi cortesi; ciò perché la donna borghese in città gode di maggiore libertà rispetto alla donna del castello feudale, possedendo una certa autonomia economica, e pertanto viene considerata dagli autori come soggetto anziché oggetto di elogio;
• al contrario, i rappresentanti di alcuni ceti sociali (cavaliere, contadino, religioso) sono descritti sempre in modo negativo e stereotipato, poiché ostili al ceto borghese.
GIUSTIFICAZIONE DEGLI ELEMENTI SOPRANNATURALI
Le Facetiae sono ricche di riferimenti a eventi soprannaturali, miracoli, forze diaboliche e a reali figure storiche, oggetto di lode o di invettiva; eppure ciò non le rende inferiori alle novelle tradizionali, poiché raggiungono comunque il loro scopo comico.
SATIRA ANTIRELIGIOSA DI B. – D014, D061
Le categorie di religiosi che diventano bersaglio della satira di B. sono molto più numerose rispetto a quelle delle novelle tradizionali; vi si trovano rappresentanti di ogni livello della Chiesa. Inoltre, la satira è diretta contro la stessa fede cattolica. B. deride:
• l’ipocrisia dei religiosi;
• i riti e i misteri della Chiesa;
• lo stesso nome di Dio;
• le reliquie cattoliche.
LA REAZIONE CATTOLICA E LA FORTUNA ESTERA – D014
Il nome stesso di B., sostiene Dživelegov, divenne per i rappresentanti della reazione cattolica, persino all’estero, sinonimo di empietà. A questo proposito, nella nota Dživelegov aggiunge che nel 1549, durante le guerre religiose in Europa, un monaco francese accusava, tra gli altri, gli autori italiani Boccaccio, Bracciolini e Poliziano di voler restaurare il paganesimo.
Per illustrare l’importanza di questo retaggio libertino, nella seconda nota Dživelegov traccia sinteticamente la fortuna del “nostro libricino allegro” in Italia e oltre le Alpi, fino in Francia, Polonia e Russia.
Kristina Landa