Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Posleslovie [P128]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

In questa breve postfazione del 1951 il critico Artamonov ricorda in apertura come già nel 1912 il “coraggioso giornale bolscevico ‘Pravda’” scriveva di Émile Zola come di “un grande romanziere, smascheratore del secolo borghese” (“Pravda”, 28 ottobre 1912). Di questo romanzo il critico ricorda che, secondo lo stesso Zola, al centro doveva esserci iltema dello sciopero dei minatori, “il romanzo è l’agitazione dei lavoratori”; dovevano essere evidenziate tutte le loro sofferenze: “Il lavoro estenuante, le difficili condizioni di vita, il sovraffollamento, lo sporco, la miseria, l’esistenza semi-affamata dei minatori e, a completamento di tutto ciò, il brusco calo dei salari provocarono un’esplosione di indignazione e protesta. Zola mostra tutto questo su un ampio quadro artistico. Egli descrive il villaggio minerario, le sue lunghe e penose giornate piene di duro lavoro e pensieri rivolti al pane. Gli abitanti del villaggio attendono il giorno della paga, e quando per un attimo hanno tra le mani pochi spiccioli, li passano subito ai commercianti, ai quali i lavoratori sono debitori da molti anni, senza possibilità di uscire da una schiavitù che li avviluppa sempre più”. Il critico sottolinea poi che i reali protagonisti della storia sono le grandi masse, la loro abnegazione: “con notevole ispirazione Zola descrive la grandiosità del movimento operaio. Gli eroi del suo romanzo non sono i singoli, ma tutta la massa umana della miniera”. Certo, celebrate le masse popolari, Artamonov è anche particolaremente sensibile, tuttavia, al ruolo dell’ “eroe positivo”, e ne riconosce alcune caratteristiche nel giovane Étienne Lantier, che è “onesto, coraggioso, dimostra generosità e nobilità d’animo” e che “anche quando si fa sedurre dalla vanagloria per l’eleganza di un abito nuovo o per sogni carrieristici, vende subito quello stesso vestito per aiutare le famiglie dei minatori più sfortunati”: Artamonov vi riconosce le caratteristiche del leader rivoluzionario, poiché si guadagna il “rispetto dei lavoratori, che gli stringono calorosamente la mano, quando dovrà partire”. Il Romanzo, per il critico, è dunque certamente una “critica della borghesia”. Eppure Zola “è in errore” quando assegna un eccessivo ruolo (stilistico, letterario, contenutistico) all’ “ereditarietà” del vizio (qui il prefatore non parla tanto di Germinal, quando de l’Assommoir); un altro grave difetto dello scrittore risiede poi, come già enunciato in P126, nello scopo ultimo di questi romanzi: “Zola ha scopi filantropici, non rivoluzionari”, “Zola non è un rivoluzionario”, egli intendeva suscitare la compassione per il destino dei minatori, all’interno della classe borghese, e questo errore “ha impedito allo scrittore di rappresentare in maniera corretta la lotta dei lavoratori contro il suo nemico sociale […]”; egli inoltre “Temeva la rivoluzione. Gli appariva nei toni più cupi, perciò invocava la riconciliazione, appellandosi alla compassione per evitare una catastrofe sociale. Non comprendeva, Zola, che la lotta di classe non porta alla disgregazione della società, ma alla sua riorganizzazione, come scrive I.V. Stalin nelle sue geniali opere di linguistica ‘…la lotta di classe, per quanto intensa possa essere, non può portare alla disgregazione della società'”. Dopo tali critiche ideologiche, il prefatore si chiede: “Dove sta allora il valore del libro di Zola?”- e risponde, pieno di pathos (sottolineato dall’anafora, con la ripetizione per tre volte della formula nel testo: “il valore sta…/è…”): “il valore del libro di Zola sta nel fatto che esso suscita l’insofferenza e l’avversione del lettore nei confronti delle atroci condizioni di vita in cui i lavoratori vivono nel mondo capitalistico, li esorta a desiderare il cambiamento di questa società, la sua distruzione. Il suo valore non sta solo nel suscitare empatia per le masse sfruttate, ma sta nell’odio e nel disprezzo nei confronti di coloro che sono colpevoli di queste disumane condizioni di vita. Il valore del libro sta nel fatto che, infine, attraverso gli errori e le contraddizioni dell’autore si fa strada il corretto e produttivo pensiero per cui, come diceva Barbusse ‘una classe sociale giovane, piena di forze verrà a sostituire quella borghesia decrepita e corrotta” . Notiamo qui dunque la consueta metodologia per cui l’incipit e la conclusione di paratesti simili, in questi anni, contengono messaggi positivi (i motivi per cui ‘salvare’, mediare, appropriarsi di un dato scrittore/libro, mentre all’interno del saggio si sviscerano le imperfezioni e gli errori politici di cui dicevamo già in P125 e P126. In particolare rileviamo, in chiusura, il valore, positivo e catartico, dell’odio di classe (nenavist’), da suscitarsi nei lettori, contro la borghesia capitalistica (si v. D157, D158) e la facile individuazione nel romanzo, ad uso del lettore sovietico, dell'”eroe positivo”, che in quegli anni tornava al centro delle discussioni teorico-letterarie all’interno del dibattito sul realismo socialista.
Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Žerminal' - GICHL - Moskva - pp. 489-496

Tipologia di paratesto: Postfazione

Autore del paratesto: Artamonov Sergej Dmitrievič

Profilo autore del paratesto: Artamonov Sergej Dmitrievič (1915 - 1989), letterato russo, Dottore in filologia (Doktor nauk, 1983), conseguì poi il titolo di professore (1985). Principale ambito di interesse fu la storia della letteratura francese; scrisse, a partire degli anni '50, biografie e monografie, come Vol'ter (Voltaire, 1954), Bomarše (Beaumarchais , 1960), Fransua Rabele (François Rabelais, 1964), e una Istorija zapadnoevropejskoj literatury XVII-XVIII vv. (Storia della letteratura straniera del XVII-XVIII secolo, 1978). Fonte: Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija: V 35 tt., 2004-2017, Ju. S. Osipov (gl. red.), Moskva, Nauč. izd. Bol'šaja rossijskaja ėnciklopedija, 2011

Data del paratesto: 1951

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Germinal

Data dell'opera originale: 1885

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Zola Émile

Profilo autore del testo originale: Émile Zola (1840-1902) è stato uno dei maggiori romanzieri francesi dell'Ottocento e il principale teorico del naturalismo, corrente letteraria che mirava a rappresentare la realtà con rigore scientifico, osservazione diretta e attenzione ai condizionamenti sociali, ambientali, biologici. Nato a Parigi ma cresciuto ad Aix-en-Provence, Zola visse un'infanzia segnata da difficoltà economiche dopo la morte del padre. Trasferitosi a Parigi nel 1858, lavorò come impiegato e pubblicitario presso l'editore Hachette, esperienza che gli permise di entrare in contatto con l'ambiente culturale della capitale. Intanto iniziò a collaborare come giornalista e critico d'arte, attività che mantenne per tutta la vita. Il suo primo successo narrativo fu Thérèse Raquin (1867), romanzo che mostrava già l'intento di applicare alla letteratura un metodo quasi scientifico. Ma l'ambizioso progetto della sua vita fu il ciclo romanzesco Les Rougon-Macquart, composto da venti romanzi pubblicati tra il 1871 e il 1893, in cui attraverso la storia di una famiglia (e sue derivazioni) durante il Secondo Impero, Zola studiò e raccontò i meccanismi sociali, economici e psicologici che determinano il destino degli individui. Tra i titoli più celebri spiccano L'Assommoir, Nana, Germinal, La Bête humaine, ma anche Au Bonheur des Dames, Le ventre de Paris, L'Argent. Zola svolse un ruolo importante nella vita pubblica francese, il momento più noto fu il suo intervento nel caso Dreyfus: nel 1898 pubblicò sulla stampa la famosa lettera aperta J'accuse…!, con cui denunciò l'antisemitismo e le irregolarità giudiziarie del processo al capitano Alfred Dreyfus. L'articolo gli valse un processo per diffamazione e lo costrinse all'esilio in Inghilterra per quasi un anno.

Categoria autore: Autore

Author image:

Titolo traduzione russa del testo originale: Žerminal'

Collocazione traduzione: Moskva – GICHL

Nome traduttore: Usov Dmitrij Sergeevič (anche conosciuto con lo pseudonimo di Dmitrievskij A.)

Profilo traduttore: Dmitrij Sergeevič Usov (1896-1943, scriveva anche con lo pseudonimo di 'Dmitrievskij') fu un poeta e traduttore russo. Germanista, francesista, studiò all'Università di Mosca, dove esordì come poeta, traduttore e critico, e svolse attività accademica e didattica in diverse istituzioni, soprattutto ad Astrachan' e poi a Mosca, insegnando letteratura, teoria del verso e traduzione. Tradusse poesia e prosa dal tedesco e dal francese e collaborò a importanti progetti lessicografici.
Nel 1935 fu arrestato all'interno dell'inchiesta riguardante il cosiddetto "caso dei lessicografi", e condannato a cinque anni di lavori forzati; anche la moglie fu deportata. Liberato nel 1940, visse tra Asia Centrale e Tashkent, dove continuò a insegnare. Morì nel 1943 per insufficienza cardiaca. Fu riabilitato ufficialmente nel 1989. Fonti: Nešumova, T. F. Usov, Dmitrij Sergeevič // Russkie pisateli, 1800-1917: Bibliografičeskij slovar', pod. red. B. F. Egorov. -- Moskva: Bol'šaja sovetskaja enciklopedija; San Pietroburgo: Nestor-Istorija, 2019. -- Vol. 6: S-Č. -- pp. 379-381.

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1951

Nuova ricerca
  • Paese dell'opera originale