Predislovie [P147]
Collocazione paratesto: V ogne - Academia - Moskva-Leningrad - pp. 7-14
Tipologia di paratesto: Introduzione
Autore del paratesto: Gor'kij Maksim
Profilo autore del paratesto: Gor'kij (pseudonimo di Aleksej Maksimovič Peškov, 1868-1936), scrittore, intellettuale, pubblicista russo-sovietico. Gor'kij occupa una posizione centrale nella cultura russa ed europea del primo Novecento non solo come scrittore, ma anche come editore, organizzatore culturale e mediatore letterario. La sua biografia intellettuale si intreccia con i grandi processi storici e ideologici del suo tempo, dai fermenti rivoluzionari tardo-imperiali alla costruzione della cultura sovietica, all'interno dei quali Gor'kij svolse un ruolo di primo piano nella definizione dei canoni letterari e nella circolazione internazionale delle idee. Accanto alla ben nota produzione narrativa e teatrale, che in questa sede non approfondiremo, Gor'kij si distinse per una intensa attività editoriale, in particolar nel progetto 'Vsemirnaja literatura' ("Letteratura mondiale" o "universale"), da lui promosso nel 1918 con l'obiettivo di offrire al pubblico russo e sovietico traduzioni di alta qualità dei classici e dei contemporanei della letteratura europea e extraeuropea al fine di educare il lettore, e soprattutto, il nuovo scrittore sovietico, sfruttando in tal senso il noto aforisma di Lenin sull'importanza dei 'classici': "Chranit' nasledstvo vovse ne značit ograničivat'sja nasledstvom" ("Curare l'eredità letteraria non vuol dire affatto limitarsi ad essa"). In un contesto segnato dalla guerra civile e dall'isolamento culturale, l'iniziativa rappresentò nei primi anni Venti un tentativo consapevole di preservare un dialogo con la tradizione umanistica internazionale e di mantenere in vita l'intelligencija del tempo, che, spesso esclusa dalla pubblicazione attiva delle proprie opere, poteva mantenersi almeno con il lavoro di traduzione letteraria. Gor'kij concepì il progetto dunque non come semplice operazione editoriale, ma come strumento di educazione culturale e morale, fondato su rigorosi criteri filologici e su un'idea della letteratura come patrimonio comune dell'umanità. Analoga funzione di mediazione culturale caratterizzò la sua collaborazione con la casa editrice sovietica Academia, per molti versi diretta prosecuzione di 'Vsemirnaja literatura', attiva negli anni Venti e Trenta (fu chiusa definitivamente nel 1939). In questo ambito Gor'kij sostenne la pubblicazione di edizioni scientificamente curate dei classici russi e stranieri, favorendo il lavoro di traduttori, filologi e storici della letteratura. La sua influenza contribuì a mantenere, almeno in parte, elevati standard editoriali in una fase di crescente controllo ideologico sulla produzione culturale. Sul piano internazionale, Gor'kij intrattenne rapporti intensi e duraturi con numerosi intellettuali europei, in particolare francesi. La sua amicizia e la fitta corrispondenza con figure come Romain Rolland, Anatole France e Henri Barbusse testimoniano un dialogo continuo sui temi dell'impegno intellettuale, del pacifismo, del socialismo e del ruolo dello scrittore nella società moderna.
Data del paratesto: 1935
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Le feu
Data dell'opera originale: 1916
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Barbusse Henri
Profilo autore del testo originale: Henri Barbusse (1873-1935) scrittore, giornalista e militante politico. La sua traiettoria biografica e intellettuale è segnata in modo particolare dall'esperienza della Prima guerra mondiale e, successivamente, dall'adesione convinta al comunismo e dal rapporto privilegiato con l'Unione Sovietica. Dopo un esordio letterario di matrice simbolista, Barbusse raggiunse la fama internazionale con Le Feu (1916), romanzo ispirato alla sua esperienza diretta al fronte, che offrì una rappresentazione cruda e disincantata della guerra. L'opera, premiata con il Goncourt, segnò una svolta nella sua produzione e lo consacrò come voce autorevole del pacifismo europeo. Nel dopoguerra, tuttavia, il pacifismo di Barbusse si saldò progressivamente a un impegno politico radicale, che lo condusse a guardare alla Rivoluzione d'Ottobre come a un modello di rinnovamento storico e morale. A partire dagli anni Venti, Barbusse intrattenne rapporti sempre più stretti con la Russia sovietica, che visitò più volte. Egli vide nell'URSS la realizzazione concreta di un progetto di emancipazione sociale e culturale, assumendo un ruolo di mediatore tra l'intellettualità occidentale e il mondo sovietico. Partecipò attivamente a organismi internazionali filocomunisti e fu tra i fondatori dell'Associazione Internazionale degli Scrittori Rivoluzionari, contribuendo alla diffusione di una cultura letteraria orientata all'impegno politico. Il rapporto con Stalin costituisce uno degli aspetti più controversi della sua biografia. Barbusse fu tra gli intellettuali occidentali che sostennero apertamente la leadership staliniana, interpretata come garante della stabilità e della continuità rivoluzionaria. Nel 1935 pubblicò una biografia apologetica di Stalin (Staline. Un monde nouveau vu à travers un homme, Flammarion: Paris 1935), nella quale il leader sovietico veniva rappresentato come figura eroica e guida illuminata del socialismo mondiale. Questa posizione, che gli attirò critiche già tra i contemporanei, testimonia il grado di identificazione ideologica di Barbusse con l'URSS. La morte a Mosca nell'agosto 1935 (pare per una complicazione polmonare) suggellò simbolicamente il suo legame con la Russia sovietica.
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: V ogne
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Ardenin I. (Spivak Ieronim Evseevič)
Profilo traduttore: Ardenin I. (pseudonimo di Spivak Ieronim Evseevič), Odessa 1879 - 1934. Scrittore e traduttore; tradusse anche Oscar Wilde (The birthday of the Infanta, 1913) e Maurice Maeterlinck (La mort, 1914).
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1935
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Maksim Gor’kij riprende qui un suo scritto del 1920 (che integra con qualche pagina finale) per riproporre una introduzione allo scrittore francese contemporaneo forse più stabilmente integrato all’interno della cultura letteraria sovietica per tutto il periodo oggetto del nostro studio. Del resto l’impegno politico di Barbusse, evidente sin dagli anni Dieci, proseguito poi all’interno del Partito comunista francese dal 1923, con frequenti visite in URSS, la collaborazione con riviste e pubblicazioni sovietiche, l’amicizia personale con Stalin, Gor’kij, Lunačarskij, ne facevano un protagonista perfetto per una ricezione letteraria di tipo agiografico (e, per questo, particolarmente bidimensionale) all’interno della cultura sovietica. Al paratesto di Gor’kij (datato 11 settembre 1935), che esce all’indomani della morte di Barbusse, avvenuta a Mosca nell’agosto 1935 per una complicanza polmonare, sono accostate anche singole pagine contenenti i necrologi dei più influenti personaggi politici sovietici del tempo, compreso quello di Stalin (poi inciso anche sulla tomba dello scrittore, fatta realizzare in una rara pietra di un vivo colore rosa-rosso, la rodonite della Siberia, e inviata al Père Lachaise di Parigi per la sepoltura dello scrittore, insieme al suo corpo); si ha dunque una canonizzazione completa (del resto il fatto stesso che a pubblicare il paratesto sia stato Gor’kij in persona è indice di quella che potremmo chiamare autentica ‘incarnazione’ delle direttive politico-culturali del tempo). Si insiste nel paratesto tanto sulla centralità del realismo in una letteratura “democratica” del “proletariato e del popolo” contro “le tendenze fasciste della cultura borghese occidentale, disperata e in pieno fallimento sociale” [‘social’noe bankrotstvo’, v. D155, p. 1], tanto su quella di una letteratura autenticamente popolare [‘narodnaja’], v. D017. Del romanzo Le feu (tradotto in russo con il titolo V ogne, o Ogon’) Gor’kij sottolinea in particolare il piglio anti-imperialista e anti-capitalista, in una celebrazione “autenticamente, e coraggiosamente pacifista, democratica” del popolo francese, che combatteva e moriva nelle trincee della I guerra mondiale. Questo romanzo “gioioso e terribile” di Barbusse (“radostnaja i strašnaja kniga” nella citazione di Gor’kij) fu il suo primo vero grande successo, che, sottolinea il celebre prefatore, riuscì a resistere alle pressioni della censura e dello stesso editore Flammarion, il quale temeva ripercussioni da parte del Governo francese, in un periodo in cui ancora imperversava la guerra; il romanzo viene mediato nel panorama letterario sovietico già dal 1920, e verrà riproposto e pubblicato più volte. Tuttavia, l’articolo introduttivo di Gor’kij rimane quello canonico, ripubblicato nella edizione immediatamente postuma di Barbusse, del ’35 (come si è visto), ma anche in quella successiva, a cura di Ivan Anisimov, del 1940 (v. P148), e così sarà centrale nei riferimenti a Barbusse anche nelle edizioni future. L’accento è qui sulla polifonia dei personaggi del romanzo, il vario popolo delle trincee, sulla lingua verace, variegata, spesso cruda e gergale delle classi più basse, sull’altrettanto crudo realismo nel racconto dell’orrore della guerra vissuto in prima persona (Gor’kij sottolinea la differenza con lo stile di una “paradnaja kniga” [libro ‘pomposo’] del “geniale Tolstoj”, e al contrario tace sugli esordi vicini al simbolismo del Barbusse). Di questa prefazione sono particolarmente interessanti le ultime frasi, che contengono un riferimento diretto e contingente alla contemporaneità, con un esplicito appello a resistere al nemico, già al finire della prima metà degli anni Trenta: “oggi i capitalisti d’Europa preparano un’altra guerra, il cui scopo principale è l’aggressione all’Unione sovietica, e per farlo hanno bisogno di consenso e di unità […] mi pare dunque che il valore socialista-rivoluzionario di Barbusse, e degli altri scrittori a lui vicini, risieda nel loro lavoro di risvegliatori di coscienze […] Questo libro è uno dei primi che già quindici anni fa ridestò molte migliaia di menti dal torpore generale, ubriaco di sangue”. Per Gor’kij il movimento antifascista “che si fa sempre più influente oggi, deve ringraziare Barbusse e vedere in lui uno dei suoi primi fondatori”.
Alessandra Carbone