Predislovie [P162]
Collocazione paratesto: Utračennye illjuzii - Academia - Moskva-Leningrad - pp. VII-XXVIII
Tipologia di paratesto: Introduzione
Autore del paratesto: Lukács György
Profilo autore del paratesto:
György Lukács (György Bernát Löwinger; 1885, Budapest - 1971, Budapest), filosofo, teorico della letteratura e critico ungherese, una delle figure centrali della storia intellettuale del Novecento.
Nato in una famiglia dell'alta borghesia finanziaria, studia diritto e filosofia a Budapest, Berlino e Kolozsvár (oggi Cluj-Napoca). Tra il 1906 e il 1910 vive prevalentemente a Berlino, dove segue le lezioni di Wilhelm Dilthey ed entra in contatto con l'ambiente intellettuale legato a Georg Simmel. A questa fase appartiene la sua prima produzione, ancora inserita nell'orizzonte dell'idealismo e della Lebensphilosophie, che comprende A modern dráma fejlődésének története (Storia dello sviluppo del dramma moderno, 1911) e la raccolta saggistica Lélek és a formák (Anima e forme, 1910).
Tra il 1912 e il 1917 soggiorna a Heidelberg, dove è attivo nel circolo di Max Weber. In questo periodo elabora un progetto, rimasto incompiuto, su Dostoevskij, dal quale prende tuttavia forma Die Theorie des Romans (Teoria del romanzo, 1916), in cui il romanzo è concepito come espressione paradigmatica della modernità, segnata dalla perdita di un orizzonte unitario di senso e dalla crisi dell'individuo.
Durante la Prima guerra mondiale partecipa a gruppi marxisti clandestini; nel 1918 aderisce al Partito comunista ungherese ed entra nel Comitato centrale. Nel 1919 ricopre incarichi di governo nella Repubblica Ungherese come vice-commissario e poi commissario del popolo all'istruzione. Dopo la caduta del regime emigra prima in Austria e poi in Germania, subendo diverse condanne in contumacia da parte del regime di Miklós Horthy.
Nel 1923 pubblica Geschichte und Klassenbewusstsein (Storia e coscienza di classe), opera fondamentale del marxismo del Novecento, che analizza il capitalismo come sistema di reificazione generalizzata e attribuisce al proletariato il ruolo di soggetto storico in grado di comprendere e trasformare la totalità sociale.
Negli anni Trenta Lukács si dedica soprattutto alla critica letteraria e all'estetica. Tra il 1933 e il 1945 vive a Mosca, dove lavora presso l'Istituto di Filosofia dell'Accademia delle Scienze dell'URSS e collabora alla rivista "Literaturnyj kritik" insieme a Michail Lifšic. In questo periodo elabora la teoria del "grande realismo", concepito come alternativa sia al formalismo sia alle avanguardie moderniste, e come strumento privilegiato di conoscenza della realtà storica. A questi anni risalgono studi quali Istoričeskij roman (Il romanzo storico, 1937), K istorii realizma (Per una storia del realismo, 1939), Gёte (Goethe, 1937) e Deutsche Literatur im Zeitalter des Imperialismus (La letteratura tedesca nell'epoca dell'imperialismo, 1945).
Dopo il rientro in Ungheria, nel 1945, è professore all'Università di Budapest, membro dell'Accademia ungherese delle scienze e deputato al parlamento. Nel 1956, durante la rivolta del Paese, entra nel governo di Imre Nagy come ministro della cultura; dopo la repressione viene detenuto in Romania fino al 1957.
Negli anni successivi si concentra sulla sistematizzazione del proprio pensiero filosofico. Tra le opere tarde si distinguono Die Zerstörung der Vernunft (La distruzione della ragione, 1954), dedicata alla critica dell'irrazionalismo nella filosofia europea moderna, e la monumentale Ästhetik (Estetica, voll. I-II, 1963). A queste si affianca lo scritto, incompiuto e pubblicato postumo, Zur Ontologie des gesellschaftlichen Seins (Ontologia dell'essere sociale).
Ilaria Aletto, Maria Zavyalova
Bibliografia: Lukács in questione. Storia e coscienza di classe cento anni dopo, R. Morani (a cura di), Napoli, Orthotes, 2024; A.N. Dmitriev, Marksizm bez proletariata: Georg Lukač i rannjaja Frankfurtskaja škola (1920-1930-e gg.), Sankt-Peterburg-Moskva, Evropejskij universitet v Sankt-Peterburge - Letnij sad, 2004; M. Lifšic, G. Lukács, Perepiska 1931-1970, Moskva, Grundrisse, 2011; M. Löwy, Georg Lukács. From Romanticism to Bolshevism, London-New York, Verso, 1979; Guido Oldrini, György Lukács e i problemi del marxismo del Novecento, Reggio Calabria, La Città del Sole, 2009; I.A. Sac, Lukač, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, A.A. Surkov (gl. red.), Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1967, t. 4, pp. 442-443; S.N. Zemljanoj, Lukač Dërd', in Bol'šaja rossijskaja ènciklopedija: naučno-obrazovatel'nyj portal, https://bigenc.ru/c/lukach-d-iord-91c9f1/?v=8051862, 08.08.2023 (consultato il 05.01.2026).
Data del paratesto: 1937
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Illusions perdues
Data dell'opera originale: 1837-1843
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de
Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: Utračennye illjuzii
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Mandel'štam Isaak Benediktovič
Profilo traduttore:
Isaak (Isai) Mandelštam nacque a Kiev il 24 aprile 1885 (stile antico) in una famiglia di medici e scienziati. Rimasto presto orfano di padre, fu cresciuto dallo zio, professore universitario, e ricevette una solida formazione umanistica e scientifica. Dopo essersi diplomato con medaglia d'oro, studiò ingegneria navale al Politecnico di Pietroburgo e si laureò in elettrotecnica all'Università di Liegi (1908). Parallelamente all'attività di ingegnere, avviò fin da giovanissimo un'intensa carriera di traduttore letterario.
A partire dagli anni Dieci si affermò come uno dei principali mediatori della letteratura europea in Russia, traducendo poesia e prosa da tedesco, francese e successivamente inglese. Fu tra i primi traduttori russi di Heine, Liliencron e Morgenstern; tradusse inoltre Goethe, Balzac, Flaubert, Anatole France, Zweig, Mérimée e numerose opere di Shakespeare, molte delle quali realizzate durante la detenzione o l'esilio. Collaborò con case editrici centrali come Vsemirnaja literatura, Sejatel' e Vremja, svolgendo anche attività editoriale e critica. La sua vita fu segnata da ripetuti arresti (1918, 1935, 1938, 1951), anni di lager ed esilio. Nonostante ciò, continuò a tradurre, spesso a memoria, anche in prigione. Morì ad Alma-Ata nel 1954. Riabilitato solo nel 1962, le sue traduzioni furono spesso pubblicate anonime per via dell'ultimo arresto del '51. Figura emblematica dell'intellettuale-filologo sovietico, Mandel'štam incarnò una pratica della traduzione come lavoro culturale di resistenza e alta mediazione letteraria.
Bol'šaja sovetskaja ènciklopedija, M. 1926-1990.
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1937
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Nel ‘monopolio’ culturale sovietico della seconda metà degli anni Trenta, ancora per qualche tempo resiste la casa editrice ‘Academia’ (chiusa poi definitivamente tra il 1937 e il 1938), che pubblicò moltissimi titoli di classici, tanto di letteratura russa, quanto di stranieristica; Academia offriva spesso edizioni corredate da prefatori di primo piano, tentando anche, per quanto possibile, di privilegiare la qualità del commento letterario /del paratesto rispetto all’ortodossia politica meno sofisticata (per un esempio in questo senso, si v. qui i paratesti di Ivan Anisimov per GICHL). Questa introduzione di G. Lukács a Illusions perdues, libro di Balzac tra i più citati e studiati in URSS in questo periodo (insieme a Le père Goriot e a Eugénie Grandet) è un esempio di questo genere di paratesti approfonditi. Lukács interveniva spesso con lunghi articoli di critica e metodologia letteraria sulla prestigiosa rivista “Literaturnyj kritik”, e spesso citò le opere di Balzac, decisamente centrali nei suoi contributi; questi erano sovente impostati come studi di ampio respiro sul genere stesso del romanzo (si v. il lungo contributo sulla teoria del romanzo, pubblicato da Lukács sulla rivista “Literaturnyj kritik”, in tre numeri del 1937: Teorija romana, v. D178, D179, D180). In questa introduzione (poi ribubblicata dall’autore in ungherese ancora dieci anni dopo in Balzac, Stendhal, Zola e Nagy orosz realistàk, Budapest 1946) Lukács si concentra particolarmente sulla disamina del tema globale della ‘perdita delle illusioni’ o della ‘disillusione’ nella letteratura occidentale, e scrive: “Balzac scrisse questo romanzo quando era all’apice della sua maturità di scrittore. Egli ha creato in questa sua opera quel nuovo tipi di romanzo che esercitò un influsso decisivo sull’evoluzione letteraria di tutto il secolo XIX: il romanzo della delusione, il romanzo cioè che rappresenta come il falso concetto che l’uomo della società borghese s’è necessariamente fatto della vita s’infranga miseramente, urtando contro la brutale prepotenza della vita capitalistica (qui e di seguito le citazioni sono riportate nella traduzione italiana di M. e A. Brelich per Einaudi). Lo studioso rintraccia le basi di questo genere già nel Don Chisciotte, ricostruendone la storia via via sino a Balzac e alla Comédie humaine: “la prima comparsa, sul terreno del romanzo moderno, del naufragio delle illusioni non è avvenuta con Balzac. Il primo grande romanzo, il Don Chisciotte, è pure un romanzo delle ‘illusioni perdute’. Ma in Cervantes la società borghese, in via di formazione, distrugge le ultime illusioni feudali, mentre in Balzac, al contrario, sono proprio la concezione dell’uomo, la concezione della società e dell’arte, ecc., sorte dall’evoluzione borghese, cioè i piú alti prodotti ideologici dell’evoluzione rivoluzionaria borghese, quelle che si riducono a mere illusioni, venendo a confronto con la realtà dell’economia capitalistica”. Il critico cita altri esempi dalle letterature occidentali come Stendhal, ma anche Benjamen Constant, Alfred De Musset (autori, questi, quasi completamente assenti nella letteratura sovietica del periodo staliniano, osteggiati perché ritenuti “romantico-reazionari” v. D067, D038, D015), e li ricollega al più ampio contesto storico della caduta di Napoleone, che distrusse i sogni e le illusioni delle giovani generazioni, orfane della possibilità di dimostrarsi veramente eroiche e utili, negli anni della Restaurazione prima, e della Monarchia di luglio, poi, in cui prosperò una sempre più ricca e influente borghesia cinica, avida e rampante : “Balzac nota che la fine del periodo eroico dell’evoluzione borghese della Francia è nello stesso tempo anche l’inizio dell’ascesa del capitalismo francese. In quasi tutti i suoi romanzi lo scrittore illustra quest’ascesa del capitalismo, la trasformazione dell’artigianato primitivo nel capitalismo moderno, fa vedere come il vertiginoso aumento del capitale monetario dissanguasse la città e la campagna, come le tradizionali forme e idee sociali battessero in ritirata dinanzi alla marcia trionfale del capitalismo. Nel quadro di questo processo le Illusioni perdute sono un poema tragicomico che tratta della ‘capitalizzazione dello spirito'” e della “distruzione della cultura operata dal capitalismo”. Questo processo di trasformazione della letteratura in oggetto di scambio, Balzac lo illustra in tutto il suo complesso, nota Lukács: “dalla carta alle convinzioni, alle idee, ai sentimenti degli scrittori, tutto diventa merce. […] in tutti i singoli campi (giornali, teatro, editori), getta luce sul concreto processo e sui fattori determinanti della capitalizzazione: ‘Che соsa è la gloria? – domanda l’editore Dauriat. – Articoli di giornali da dodicimila franchi e pranzi da tremila franchi…'”. Dopo questa premessa di inquadramento storico-economico Lukács procede ad esaminare in particolar modo il metodo compositivo di Balzac, che tocca le stesse strutture interne dei romanzi della Comédie humaine e in particolare de Illusions perdues; il suo approccio diviene ‘quasi formalista’ (e dunque molto peculiare) nella sua disamina, ad esempio, nello studio della costruzione del romanzo, e, se comparata a paratesti sovietici simili dello stesso periodo, spicca per la profondità di sguardo e per l’attenzione ai dispositivi compositivi e creativi dello scrittore al servizio della sua opera. Al contempo ricollega il metodo alla visione marxista e materialista della letteratura. Scrive Lukács: “la costruzione, in Balzac, non è mai pedante, mai si presenta con l’arido ‘scientismo’ dei suoi successori.[…]. Balzac compone questo suo romanzo in modo da mettere nel centro dell’azione la sorte di Lucien e, insieme con questa, la trasformazione della letteratura in merce”. È particolarmente interessante poi la riflessione a proposito del funzionamento della ‘casualità’ nella composizione romanzesca balzacchiana: “questo metodo di costruzione presuppone una fondazione straordinariamente ampia della caratterizzazione e dello svolgimento dell’azione. L’ampiezza è necessaria anche per togliere alla casualità dell’intreccio di persone e avvenimenti (casualità di cui Balzac, come d’altronde ogni epico veramente grande, fa uso con illimitata libertà), il carattere fortuito, per rendere cioè la casualità in qualche modo necessaria”. Aggiunge: “Soltanto la rigogliosa ricchezza delle connessioni crea lo spazio sufficiente, affinché il caso possa agire felicemente sulla poesia e cessi di essere un puro caso: A Parigi possono contare sul caso soltanto coloro che sono in contatto con moltissime persone: piú numerose sono le tue relazioni, e maggiori sono le tue prospettive di successo, anche il caso parteggia per i battaglioni piú forti”. Questo uso della casualità è dunque direttamente collegato per lo studioso allo scopo stesso del romanzo, così incentrato sulla trama delle relazioni sociali e delle “giuste amicizie”: “La vera necessità in questo romanzo è dunque che Lucien a Parigi debba rovinarsi. Ogni passo, ogni momento dell’ascesa e dell’abbassamento della linea della sua vita, fanno apparire sempre piú profondi i fattori sociali e psicologici di questo processo necessario. Secondo il piano del romanzo balzachiano ‘tutti’ i casi conducono a questa meta e ogni ‘singolo’ fenomeno che contribuisce a questa necessità, è per se stesso casuale.” Questo tocca necessariamente anche la tecnica del procedimento [priem] della descrizione in Balzac: “quelle ampie e minuziose descrizioni che lo scrittore fa di una città o dell’arredamento di una abitazione, o di una trattoria, e che a volte assumono le proporzioni di vere e proprie dissertazioni, non sono mai mere descrizioni. Con esse Balzac crea la scena indispensabile allo svolgimento della ‘catastrofe””. Visione del mondo di Balzac (‘Mirovozzrenie’): Lukács riprende naturalmente la teoria Marx-Engelsiana e in particolare la lettera di Engels a M. Harkness nella finale riflessione sui meriti di Balzac e sulla sua visione del mondo, e scrive: “il fatto che Balzac, come Engels giustamente mise in rilievo, abbia descritto ‘con passione e senza veli’ proprio i nemici di questa società, gli eroi repubblicani del convento di Saint-Merry, è la prova piú schiacciante del germe fecondo nascosto in questa sua fede nella possibilità dello sviluppo dell’umanità”; In Balzac la ricerca della verità, ricerca disperata, ansiosa di penetrare fino alle radici, è un tragico ma significativo gradino dell’umanesimo. Secondo Lukács Balzac “ci mostra il processo di formazione del capitalismo nel campo dello spirito, mentre i suoi successori, anche i piú grandi come Flaubert, si trovano come di fronte ad un fatto compiuto“, per questo il critico ritiene (al contrario di Grib, v. P165 ) che Balzac avesse superato completamente il romanticismo, al contrario dei suoi successori: “il romanticismo che Balzac ha superato e che è in lui soltanto un momento – eliminato е superato – della sua visione generale del mondo, nei successori di Balzac non è affatto soppresso, bensí, attraverso il lirismo e l’ironia, s’infiltra nel realismo e sopraffacendolo copre le grandi forze motrici dell’evoluzione: esso ci offre soltanto emozioni o impressioni elegiache o ironiche, e non piú l’obiettivo dinamismo dei fatti”. Si tratta di un saggio particolarmente libero dalle costrizioni formali di quel periodo e che se ne discosta, in vistù di una certa autonomia di movimento di cui ancora Lukàcs poteva disporre ancora per breve tempo, anche in quanto intellettuale straniero.
Alessandra Carbone