Predislovie k russkomu izdaniju [P161]
Collocazione paratesto: Utračennye illjuzii - Academia - Moskva-Leningrad - pp. V-XII
Tipologia di paratesto: Introduzione
Autore del paratesto: V.S.
Profilo autore del paratesto: N/A
Data del paratesto: 1930
Direttive paratesto:
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Illusions perdues
Data dell'opera originale: 1837-1843
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de
Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura
Categoria autore: Autore
Author image:
Titolo traduzione russa del testo originale: Utračennye illjuzii
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia
Nome traduttore: Mandel'štam Isaak Benediktovič
Profilo traduttore:
Isaak (Isai) Mandelštam nacque a Kiev il 24 aprile 1885 (stile antico) in una famiglia di medici e scienziati. Rimasto presto orfano di padre, fu cresciuto dallo zio, professore universitario, e ricevette una solida formazione umanistica e scientifica. Dopo essersi diplomato con medaglia d'oro, studiò ingegneria navale al Politecnico di Pietroburgo e si laureò in elettrotecnica all'Università di Liegi (1908). Parallelamente all'attività di ingegnere, avviò fin da giovanissimo un'intensa carriera di traduttore letterario.
A partire dagli anni Dieci si affermò come uno dei principali mediatori della letteratura europea in Russia, traducendo poesia e prosa da tedesco, francese e successivamente inglese. Fu tra i primi traduttori russi di Heine, Liliencron e Morgenstern; tradusse inoltre Goethe, Balzac, Flaubert, Anatole France, Zweig, Mérimée e numerose opere di Shakespeare, molte delle quali realizzate durante la detenzione o l'esilio. Collaborò con case editrici centrali come Vsemirnaja literatura, Sejatel' e Vremja, svolgendo anche attività editoriale e critica. La sua vita fu segnata da ripetuti arresti (1918, 1935, 1938, 1951), anni di lager ed esilio. Nonostante ciò, continuò a tradurre, spesso a memoria, anche in prigione. Morì ad Alma-Ata nel 1954. Riabilitato solo nel 1962, le sue traduzioni furono spesso pubblicate anonime per via dell'ultimo arresto del '51. Figura emblematica dell'intellettuale-filologo sovietico, Mandel'štam incarnò una pratica della traduzione come lavoro culturale di resistenza e alta mediazione letteraria.
Bol'šaja sovetskaja ènciklopedija, M. 1926-1990.
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1930
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
La breve introduzione, pubblicata dall’edizione singola di Illusions perdues edita da Academia, consacra Balzac-borghese come “creatore del romanzo francese realista”, fautore di una ‘rivoluzione letteraria’ al servizio della nuova classe sociale in Francia post-rivoluzione industriale, degli uomini nuovi della borghesia all’interno del sistema politico post-1830. Il prefatore (anonimo, si firma con le iniziali V.S.) nel suo scritto identifica e sovrappone infatti completamente Balzac-scrittore con la nuova classe sociale emergente, ricca, potente, opulenta, e ne fa il primo ammiratore e cantore “del suo trionfo”; scrive infatti V.S.: “la nuova generazione [della borghesia, ndr], vicina alla vita reale, desiderava che lo scrittore descrivesse immagini vivide della propria esultanza. Desiderava vedere nel romanzo la vita autentica, la propria vita”. Questo ritratto di Balzac che celebra “l’esultanza della borghesia” è peculiare ed è un’interpretazione decisamente differente da quella che diverrà staticamente ortodossa per il periodo successivo, a partire dal 1832-1833 (si v. P150 e successivi), in cui invece non si sottolinea mai abbastanza il ruolo di Balzac come, al contrario “smascheratore” [razoblačitel’, termine come noto quasi ‘parassita’ nella critica sovietica, soprattutto in epoca staliniana] della classe borghese e del capitalismo. Qui invece, per il prefatore, che scrive tra il 1929 e il 1930, e si trova dunque in un periodo in cui non sono stati ancora definiti e cristallizzati i principali parametri critico-letterari dell’epoca successiva alla ‘Grande svolta’, interpreta a modo suo e ribalta la questione. Dopo aver brevemente contestualizzato la situazione sociale in quel periodo (primato della borghesia sul proletariato), V.S. insiste a considerare lo scrittore francese perfetta emanazione della nuova generazione di piccoli e grandi capitalisti, e scrive: “la borghesia, poiché il proletariato comprensibilmente conosceva poco la letteratura, così come la letteratura conosceva poco il proletariato, esigeva dallo scrittore che egli aiutasse la riorganizzazione sociale del suo mondo. Balzac comprese rapidamente questo imperativo categorico. Si rese conto chiaramente dell’importanza sociale dello scrittore che lavora per la propria classe, e, senza pensarci due volte, divenne un conservatore, un borghese, un servitore dell’ordine e della vita esistenti, uno scrittore di nuovi costumi, descrivendo con sincero entusiasmo il trionfo della borghesia. E la sua profonda sincerità alimentava già la sua forza creativa. Balzac si unì con tutta l’anima al mondo che descriveva, come un naturalista armato del metodo dell’osservazione scientifica”. Non solo, per il prefatore Balzac “esaltava apertamente il culto dell’oro e, in linea con gli interessi della sua classe sociale, collegava filosoficamente il significato della società esistente [la borghesia] alla fede cattolica e al principio di carità, solido baluardo dei ricchi”. Questa intepretazione è lapidaria ed è ben lungi dal ‘giustificare’, ‘mediare’ in alcun modo per il lettore sovietico la figura di Honoré de Balzac-uomo (e non solo scrittore), come invece avverrà continuamente nei paratesti di epoca successiva, soprattutto a partire dal ‘1932, con la pubblicazione della lettera ‘sul realismo’ di Engels a M. Harkness (P150); tale testo infatti detterà di lì in poi l’interpretazione ortodossa di base dello scrittore e contribuirà alla sua ‘canonizzazione’; questo paratesto del 1930 è al contrario oltremodo libero, quasi ‘oltraggioso’, e trova una conclusione alquanto ambigua nella concezione finale del “doppio sistema filosofico e morale” presente nella Francia di Louis-Philippe, per cui, secondo V.S. “le classi dominanti dell’epoca avevano bisogno di un’ideologia contraddittoria”: una atta a “soggiogare il popolo, mantenere la religione” con il culto della bontà, dei vecchi valori patriarcali, delle ‘buone intenzioni’ (che, appunto, generavano proprio le ‘illusioni’ idealistiche di cui parla il romanzo in questione (si v. il personaggio di Séchard), l’altra, bieca e rapace, attinente alla borghesia, che per difendere e propagandare i propri interessi “esigeva un realismo crudo, pratico e spietato”. La nuova classe dominante aveva dunque “bisogno di una certa ideologia per placare e ingannare gli sfruttati” e, contemporaneamente, ne promuoveva un’altra “per armare e rafforzare gli sfruttatori”. Balzac, come la società in cui viveva, “era intessuto di queste contraddizioni”. Il paratesto si inserisce all’interno di una fase storico-politica all’indomani della ‘Grande svolta’, in cui era maggiormente centrale il principio di classe e il primato dell’arte proletaria. Questo sarebbe emerso in particolare dalla Conferenza degli scrittori proletari, tenutasi a Char’kov nel novembre del 1930 (Vtoraja meždunarodnaja konferencija revoljucionnych pisatelej, 6-15 novembre 1930) e nei cui atti si sarebbe sottolineato che la “letteratura proletaria era l’arma di combattimento del proletariato” (D029).
Alessandra Carbone