Razgrom’ Èmilja Zolja [P131]
Collocazione paratesto: Razgrom - Ogiz - GICHL - Moskva - pp. 441-448
Tipologia di paratesto: Postfazione
Autore del paratesto: Èjchengol’c Mark Davidovič
Profilo autore del paratesto: Èjchengol'c Mark Davidovič (Kremenčug, 1889 - Mosca, 1953). Storico della letteratura e traduttore. Proveniente da una famiglia ebraico-ucraina della media borghesia (il padre era giurista), studiò lingue e letterature romanze all'Università di Mosca, laureandosi nel 1914 con una specializzazione in letteratura francese. Durante gli studi, come era consuetudine nel periodo, ebbe modo di viaggiare e perfezionarsi all'estero, in particolare in Francia e in Italia. Dal 1918 collaborò con il Narkompros (Commissariato del Popolo per l'Istruzione) e nel contempo insegnò in diversi atenei, tenendo un corso di letteratura europeo-occidentale presso l'Università di Mosca e l'Institut Krasnoj Professury. Lavorò inoltre come redattore e revisore per le case editrici Gosizdat e GICHL, occupandosi in particolare della letteratura francese. I suoi principali contributi scientifici sono dedicati all'opera di Gustave Flaubert e di Émile Zola. Di quest'ultimo curò la prima edizione delle Opere (Sobranie sočinenij, 1928-1935) e gli dedicò la monografia Tvorčeskaja laboratorija Èmilja Zola (1940). Fu inoltre curatore e prefatore delle Opere di Gustave Flaubert (Sobranie sočinenij v 10 tt., 1933-1938, di cui uscirono solo otto volumi) e di una selezione di testi dello stesso autore (G. Flaubert, Izbrannye sočinenija, 1947). Stretto collaboratore e amico di Anatolij Lunačarskij, che lo stimava molto, con lui curò l'edizione di questi grandi classici francesi dell'Ottocento (si veda, al riguardo, la corrispondenza di Lunačarskij). Bibliografia: F.S. Narkir'er, Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, stb. 1136; Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Pisateli sovremennoj èpochi. Bio-bibliografičeskij slovar' russkich pisatelej XX veka, pod red. B.P. Koz'mina, Moskva, GAChN, 1928, p. 275; RGALI. F. 596, op. 1, ed. chr. 110. Kristina Landa, Alessandra Carbone
Data del paratesto: 1946
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: La débâcle
Data dell'opera originale: 1892
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Zola Émile
Profilo autore del testo originale: Émile Zola (1840-1902) è stato uno dei maggiori romanzieri francesi dell'Ottocento e il principale teorico del naturalismo, corrente letteraria che mirava a rappresentare la realtà con rigore scientifico, osservazione diretta e attenzione ai condizionamenti sociali, ambientali, biologici. Nato a Parigi ma cresciuto ad Aix-en-Provence, Zola visse un'infanzia segnata da difficoltà economiche dopo la morte del padre. Trasferitosi a Parigi nel 1858, lavorò come impiegato e pubblicitario presso l'editore Hachette, esperienza che gli permise di entrare in contatto con l'ambiente culturale della capitale. Intanto iniziò a collaborare come giornalista e critico d'arte, attività che mantenne per tutta la vita. Il suo primo successo narrativo fu Thérèse Raquin (1867), romanzo che mostrava già l'intento di applicare alla letteratura un metodo quasi scientifico. Ma l'ambizioso progetto della sua vita fu il ciclo romanzesco Les Rougon-Macquart, composto da venti romanzi pubblicati tra il 1871 e il 1893, in cui attraverso la storia di una famiglia (e sue derivazioni) durante il Secondo Impero, Zola studiò e raccontò i meccanismi sociali, economici e psicologici che determinano il destino degli individui. Tra i titoli più celebri spiccano L'Assommoir, Nana, Germinal, La Bête humaine, ma anche Au Bonheur des Dames, Le ventre de Paris, L'Argent. Zola svolse un ruolo importante nella vita pubblica francese, il momento più noto fu il suo intervento nel caso Dreyfus: nel 1898 pubblicò sulla stampa la famosa lettera aperta J'accuse…!, con cui denunciò l'antisemitismo e le irregolarità giudiziarie del processo al capitano Alfred Dreyfus. L'articolo gli valse un processo per diffamazione e lo costrinse all'esilio in Inghilterra per quasi un anno.
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: Razgrom
Collocazione traduzione: Moskva – GICHL
Nome traduttore: Lindegren Aleksandra Nikolaevna
Profilo traduttore: Lindegren Aleksandra Nikolaevna (? - 1911) Poetessa, scrittrice, traduttrice di epoca pre-rivoluzionaria (scrisse sotto diversi pseudonimi, come A. L. Gren, L. Gren, Leonard Gren e altri), traduttrice dall'inglese, dal francese e dal tedesco. Nata nella famiglia del medico distrettuale Nikolai Osipovič Lindegren nella città di Čistopol'. Ha collaborato con le riviste: "Rodina", "Vestnik inostrannoy literatury"; ha tradotto opere di Paul Bourget, É. Zola, V. Hugo, Balzac, W. Scott, Conan Doyle, C. Dickens, M. Twain, H. Heine. il Morì il 7 dicembre (24 novembre secondo il calendario giuliano) 1911. Fonti: Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971.
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1946
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
È interessante che all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale (per i sovietici – ‘Grande guerra patriottica’) il romanzo La débâcle di Zola sia stato tradotto (e commentato) per la terza volta in quindici anni. Il suo contenuto militante, la possibilità di sfruttarlo comodamente in chiave anti-tedesca, anti-imperialista e soprattutto in chiave patriottica è evidente, come ben dimostra il paratesto di Anisimov del 1938. Qui Èjchengol’c, pur riprendendo in qualche modo i punti principali di tale retorica, si comporta però, per come può, maggiormente da studioso di letteratura, che da propagandista (v. P130): prima di tutto chiarisce che Zola non fu l’unico, tra i grandi scrittori francesi, a trattare il tema della guerra Franco-prussiana (cita, fra gli altri, Victor Hugo e Gustave Flaubert, autori che il lettore sovietico conosce bene); parla di Razgrom come di un ottimo romanzo storico, in cui lo scrittore riesce a compensare la mancanza di esperienza diretta sui campi di battaglia (esperienza che avevano i due grandi classici Stendhal e Tolstoj), con uno studio accuratissimo delle fonti, scritte e orali, delle interviste ai testimoni, di materiali d’archivio. (Sull’importanza del romanzo storico per tutto il tempo della guerra si v. D202); insomma Èjchengol’c da studioso e letterato erudito apprezza moltissimo la mole di lavoro preparatorio che Zola aveva portato avanti prima di scrivere La débâcle. Già nel suo articolo del 1935, poi, aveva dedicato diverse pagine a ripercorrere le diverse fasi di stesura del romanzo: cita le bozze, i taccuini di Zola, porta il lettore nei retroscena della composizione del romanzo; fornisce inoltre un’ampia e dotta contestualizzazione storica dei fatti storici della guerra Franco-prussiana, ne nomina i principali protagonisti ed episodi. Tutta questa analisi letteraria non c’è nel suo (più breve) paratesto del 1946, Èjchengol’c si concentra qui infatti solo sui punti principali per il lettore e per le esigenze del tempo: sottolinea (ancora) come Zola riesca a comporre molto bene “sia le scene di massa, che i ritratti psicologici dei singoli personaggi”; per lo studioso sono inoltre particolarmente ben riuscite le descrizioni dell’eserito francese: “nel realistico panorama delle operazioni militari, Zola concentra la sua attenzione sull’esercito francese; il comportamento dei soldati durante la battaglia e gli episodi della vita militare quotidiana sono descritti in modo vivido e realistico, senza abbellimenti” mentre, come già osservava nell’introduzione del ’35, l’esercito prussiano (che lui chiama ‘tedesco’ o ‘i tedeschi’) “è in secondo piano, anche se descritto in modo abbastanza espressivo”; nota poi che Zola evidenzia due particolari caratteristiche dei tedeschi: “oltre alla precisione e alla rigida organizzazione”, una caratteristica distintiva notata da Zola “è la sua crudeltà calcolata e organizzata, ad esempio nelle uccisioni o nelle torture inflitte ai prigionieri” (sulla natura barbara dei tedeschi v. D173, ancora del ’41). Nota con amarezza il critico sovietico, riportando il suo commento alla situazione attuale, postbellica, del ’46: “Zola non può certo essere accusato di esagerazione: l’esperienza storica successiva permette oggi piuttosto di rimproverargli un certo astratto oggettivismo”. Per Èjchengol’c, come per Anisimov, si tratta di un romanzo certamente patriottico, in cui però, al contempo, si evince che una delle cause della sconfitta fu “l’assenza di una vera unità nazionale tra popolo e governo francese”, in cui “l’egoismo di classe è esemplificato da molti episodi del romanzo” (lo studioso riporta il caso del contadino Fouchard – che lui chiama in russo ricco kulak -, che per avidità e avarizia non corre in aiuto dei soldati francesi); nella critica da parte dello studioso, della società borghese francese, capitalista, opportunistica ed egoista riverbera la polemica antimperialista e della lotta al “servilismo verso l’Occidente”, tipica del II Dopoguerra sovietico (D149), che si sarebbe acuita anche negli anni successivi (D154).