Šoderlo De Laklo i “Opasnye svjazi” [P008]
Collocazione paratesto: Opasnye svjazi [I parte] – Moskva – Academia – pp. 7-28
Tipologia di paratesto: Prefazione
Autore del paratesto: Èfros Abram Markovič
Profilo autore del paratesto:
Èfros Abram Markovič (1888, Mosca –1954, Mosca) – critico dell'arte, critico leterario, traduttore, storico del teatro, membro dell'amministrazione dei musei più importanti di Mosca negli anni Venti. Già negli anni dell'università tradusse il Cantico dei Cantici dall'antico ebraico (1909), fu autore di diverse traduzioni da francese e italiano; compose saggi su Aleksandr Puškin, Michelangelo, Paul Valéry e altri artisti e letterati. Fu inoltre autore di una raccolta di sonetti erotici (Èrotičeskie sonety, 1922). Negli anni Trenta Èfros fu capo redattore della collana Francuzskaja literatura presso la casa editrice Academia. Secondo M. Rac, i paratesti di Éfros alle traduzioni delle opere francesi "rappresentano spesso dei piccoli capolavori" (Rac 1989: 13). Nel 1937 fu arrestato e mandato in esilio per tre anni nella città di Rostov Velikij. Nel 1950, nel corso delle repressioni antiebraiche contro i "cosmopoliti", fu mandato in esilio a Taškent dove lavorò fino alla morte come professore all'Istituto statale dell'arte teatrale di Taškent.
Bibliografia: O. Lekmanov, Èfros A.M., in Mandel'štamovskaja ènciklopedija, Moskva, Političeskaja ènciklopedija, 2017, t. 1, p. 569; P. Nerler, Mandel'štam i Èfros: о prevratnostjach netvorčeskich peresečenij, "Naše nasledie", 114 (2015), pp. 38 -52; R. Timenčik, Iz Imennogo ukazatelja k "Zapisnym knižkam" Achmatovoj: A. Èfros, "Literaturnyj fakt", 3/17 (2020), рр. 292-301; RGB. F. 589. Èfros Abram Markovič
Data del paratesto: 1933
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Les liaisons dangereuses
Data dell'opera originale: 1782
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Laclos Pierre-Ambroise-François Choderlos De
Profilo autore del testo originale:
Scrittore francese, nato ad Amiens il 18 ottobre 1741, morto a Taranto il 5 settembre 1803. Di famiglia di nobiltà recente, persegue la carriera militare e diventa un eccellente ufficiale d'artiglieria; segretario di Filippo d'Orléans, durante gli eventi della Rivoluzione francese parteggia per la sua fazione contro il ramo primogenito dei Borboni, per passare in seguito dalla parte dei repubblicani. Imprigionato due volte durante gli anni rivoluzionari, riesce ad evitare la ghigliottina anche grazie alla sua abilità di artigliere. Rientra in servizio sotto Napoleone. Fu autore del romanzo epistolare Les liaisons dangereuses, il "romanzo libertino per eccellenza" secondo la definizione di Laurent Versini, opera che illustrò i costumi licenziosi della nobiltà ancien régime dando vita alla diabolica coppia letteraria Visconte di Valmont - Madame de Merteuil; il romanzo fece scalpore immediatamente (spesso fu letto dai contemporanei come un’opera à clé) e fu condannato in Francia per immoralità dal 1823 al 1825, pur conoscendo numerosissime edizioni per tutto il XIX secolo. Libro fondamentale per la futura letteratura francese, da Stendhal a Beaudelaire, sino a Marcel Proust, quest’opera rimane l’unico autentico successo letterario di Laclos, che fu autore anche del saggio Essai sur l'éducation des femmes (1786) pubblicato per la prima volta solo nel 1908.
Author image:
Titolo traduzione russa del testo originale: Opasnye svjazi
Collocazione traduzione: Moskva – Academia
Nome traduttore: Natal'ja Davydovna Èfros
Profilo traduttore: Natal'ja Davydovna Èfros (nata Gal'perina), moglie di Abram Èfros. Nasce vicino a Voronež nel 1889, muore a Mosca nel 1989. Nel 1916 si laurea in Storia presso l’Università di Mosca, e già da studentessa esegue delle traduzioni letterarie dal francese, sino a divenire traduttrice professionista. A questa attività affiancherà a partire dagli anni Venti anche il lavoro di insegnante presso diversi enti ed istituti sovietici; dalla fine degli anni Venti svolge una intensa attività editoriale, lavorando come redattrice per "Literaturnoe nasledstvo" (1933-1941). Durante la guerra segue dei corsi di infermieristica, viene poi evacuata in Uzbekistan. Torna a Mosca nel 1943, dove riprende il lavoro editoriale (1946-78, nella redazione di "Literaturnoe nasledstvo"), dal ’45 anche presso il Sovinformbjuro. Dal 1954 al 1978 lavora per l’Institut mirovoj literatury. Riprende anche l’attività di traduttrice letteraria (traduce Victor Hugo e Anatole France); negli anni ’70 scrive un libro di memorie sul marito A.M. Èfros, ripubblicato nel 2018 con i titolo Vospominanija raznych let (M. Novyj chronograf).
Curatore dell'edizione della traduzione: Èfros Abram Markovič
Data dell'edizione della traduzione russa: 1933
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
L’edizione Academia de Opasnye sviazi è la prima pubblicazione completa del romanzo di Laclos Les liaisons dangereuses nella Russia del ‘900. Vi era stata una prima pubblicazione, parziale, nel 1930, a cura di Federacija. A seguito della chiusura di detta casa editrice, nel luglio 1932, Èfros presenta nuovamente l’articolo introduttivo che aveva curato per l’edizione precedente affinché venisse inserito nell’edizione del 1933 di Academia (con minime modifiche). Il visto per la stampa dell’opera arriva solo nel novembre 1933. La traduzione è ancora una volta quella di Natalja Èfros, moglie di Abram Markovič. Nel presentare Pierre Ambroise Choderlos de Laclos al lettore sovietico, all’interno del lungo articolo di Èfros, notiamo alcuni elementi chiave che potrebbero risultare ricorrenti e produttivi in questo tipo di paratesti nei primi anni staliniani:
-caratteristica dell’autore [ovvero un approccio prevalentemente biografico], con la ricostruzione della vita dello scrittore, in cui si indulge naturalmente sulla sua provenienza sociale; in particolare nel ritratto di Laclos, Abram Èfros sorvola su alcuni aspetti, preferendo non esplicitare la discendenza nobile dell’autore delle Liaisons dangereuses (proveniva dalla piccola nobiltà di provincia), evidenziandone piuttosto l’ambizione militare e il suo ruolo nell’esercito: “Si chiamava Pierre Ambroise Choderlos de Laclos. Cominciò e terminò la sua carriera come militare di professione”. Non potendo poi negare il ruolo di Laclos al tempo dei fatti rivoluzionari, in cui favorì e spalleggiò la fazione dell’ Orléans, Èfros sceglie di procedere secondo una consueta e consolidata tecnica di captatio benevolentiae nei confronti della censura sovietica, che doveva permettere tanto la pubblicazione del libro tanto quella del suo articolo introduttivo, per cui già dalla primissima pagina denuncia la scarsa affidabilità politica dello scrittore francese, che non poteva certo dirsi un giacobino: «fu un uomo della rivoluzione, o piuttosto della controrivoluzione […] un carrierista militare e un intrigante politico”; ancora, citando Madame de Staël, Èfros scrive che Laclos era un “agente segreto di quello sfortunato principe, un uomo di grande destrezza e profonda abilità negli intrighi”. In tale approccio apparentemente denigratorio possiamo ricavare alcuni stilemi che si ripetono spesso nei paratesti degli intellettuali della casa editrice Academia nei confronti di libri o autori giudicabili quantomeno ‘controversi’ (in questo caso, un libro libertino), ovvero l’utilizzo di strategici improperi volutamente e apertamente ingiuriosi riguardo allo scrittore che, vogliamo ricordare, si era ben scelto di pubblicare: appellativi come “kar’erist”, “intrigan”, sino a “sekretnyj agent” (questo stesso epiteto, ad esempio, veniva utilizzato quasi contemporaneamente da Dživelegov nei confronti di Giorgio Vasari, nel suo articolo introduttivo alle Vite in traduzione russa, in cui veniva definito lo “jurkij agent” di Cosimo I, si v. Vazari 1933). In ogni caso, con notevole maestria ed autonomia nel suo articolo Èfros dimostra una profonda simpatia per il suo antieroe orleanista, poi addirittura assoggettato a Napoleone, e, sebbene non possa farne un amico di Robespierre, ne sottolinea a più riprese le sue doti tecniche, la sua preparazione tecnico-scientifica, la sua intelligenza di artefice e artigliere dotato, zelante e professionale, un maestro nella fabbricazione di micidiali, innovative: Laclos, si ricorda volentieri al lettore sovietico, era una persona utile insomma, alla causa rivoluzionaria: accusato, sul punto di rischiare la testa “si difese come un leone. Insistette sui suoi meriti, sul suo talento militare, sulle invenzioni che aveva messo a disposizione della Rivoluzione. Infatti quasi alla vigilia del suo arresto aveva presentato al Consiglio esecutivo un progetto per la fabbricazione di ordigni navali”.
L’ampio spazio che Èfros dedica alle peripezie di Laclos nel corso della “rivoluzione borghese” e la ricostruzione della sua vita sono inoltre funzionali alla legittimazione stessa della pubblicazione in atto: il fatto che Academia stesse traducendo e pubblicando un libro libertino (tra l’altro, non semplicemente all’interno della serie Francuzskaja literatura, ma della collana, più elevata, Tesori della letteratura universale era la dimostrazione da un lato, che la redazione di Academia, consigliata proprio in quei mesi da Lunačarskij e Gor’kij stesse procedendo a pubblicare seppur in piccola parte quel “3% di libri velenosi” che però erano imprescindibili per il futuro sviluppo della letteratura sovietica e per l’educazione dei futuri virtuosistici scrittori della dittatura del proletariato (v. Rolet 2024, RGALI, F. 1303 op. 1 ed. chr. 597); d’altra parte l’articolo, consegnato alla casa editrice nel luglio del ’32, pochi mesi dopo il Postanovlenie del 23 aprile del ‘32, che scioglieva i diversi gruppi letterari e rafforzava il Sojuz pisatelej, con le conseguenti discussioni sul ruolo della letteratura e della critica letteraria sui vari organi di stampa, produceva numerosi dibattiti sui temi nuovi e vecchi nella letteratura sovietica (D108), e sull’importanza del recupero del passato e della storia all’interno della nuova letteratura sovietica (D109: “L’attuale fase di sviluppo della letteratura sovietica è caratterizzata anche dal fatto che alcuni scrittori si sono posti il compito di sviluppare i temi del passato storico, vicino e lontano, in modo nuovo, cioè di svilupparli nel modo necessario per l’attuale momento storico, per la causa proletaria. Si guarda a “ieri” dal punto di vista della Rivoluzione”). Èfros, pur evitando sempre (e di questo bisogna darne atto) di citare direttamente questa o quella direttiva, e nominando Marx una sola volta in tutto il suo articolo, si trova naturalmente all’interno di questa dialettica. È dunque senz’altro in quest’ottica che, con un certo virtuosismo, egli giunge a collegare direttamente la trama del romanzo Liaisons dangereuses (fictio) alle vicende reali della rivoluzione francese e di Laclos-uomo d’azione, come se la prima fosse una sorta di ‘anteprima’ delle seconde: “è come fosse un seguito del suo famoso libro, ma riorganizzato in chiave politica. Quando ci si avvicina alla storia della lotta di Laclos per la corona degli Orléans, sembra di leggere la trama di una possibile continuazione delle Relazioni pericolose, lo schema di un libro incompiuto, dove i personaggi e le azioni hanno preso una dimensione ben più grande”. E ancora: “Gli eroi del romanzo Le relazioni pericolose avevano agito sul campo delle battaglie personali. Ma adesso si sono reincarnati in figure della Rivoluzione, e sono entrati nella sfera dei grandi eventi storici. Laclos tenne in mano tutti i fili della strategia e della tattica orleanista tirandoli a suo piacimento”. Non erano ancora mature le discussioni sul ruolo dei classici per la letteratura sovietica, che si sarebbero fatte più stringenti con la prima pubblicazione assoluta dell’Ideologia tedesca di Marx ed Engels (1932 per la prima volta in tedesco, e nel 1933 in russo), e con i lunghi articoli sul tema Nasledstvo e novatorstvo che sarebbero stati pubblicati a seguito del Rapporto di Stalin Itogi pervoj pjatiletki del 7 gennaio 1933 (D088), e in seguito, con il dibattito che sarebbe nato sulle pagine della rivista “Literaturnyj kritik”; ma già dal ’31-’32 si evince la necessità di riportare anche Laclos nei ranghi dei “tesori”, dei “classici” della letteratura del ‘700. Inoltre Laclos, così come anche Richardson (citato spesso da Anisimov e dal professor Šiller in quegli anni), erano stati scardinanti e innovatori nella forma e nel contenuto del romanzo epistolare del ‘700 e nel tentativo di sottolineare, nelle loro opere, l’emancipazione della borghesia dalla classe nobiliare. In particolare, Laclos, come si pregerà di notare poi E. Knipovič nella sua recensione ad Opasnye svjazi (1933), riserva alla sola borghese Madame de Tourvel il ruolo di ‘personaggio positivo’, mentre i nobili Merteuil e Valmont sono dei ‘mostri’. La riflessione sulla decadenza – gnilost’ secondo un termine spesso usato in quel periodo nella critica sovietica – dell’Ancien régime appare scontata (nonché anche parziale e sin troppo grossolana: che dire allora del pur nobile D’Anceny, non certo un personaggio negativo all’interno del romanzo?), e porterà l’estensore dell’articolo a citarne naturalmente l’influenza in Stendhal e – soprattutto – in un certo Puškin (altro elemento di captatio benevolentiae).
Nella sua introduzione, dunque, Èfros ricorre essenzialmente all’approccio biografico (già presente in verità nei lavori francesi primo-novecenteschi di Émile Dard e di Adolphe Van Bever, quest’ultimo pubblicato più volte nel corso degli anni Venti, a cui Èfros aveva probabilmente potuto avere accesso grazie al suo soggiorno a Parigi del 1927), e all’interpretazione in chiave marxista delle vicende dei personaggi del romanzo, anche inseriti nella naturale evoluzione storica che dall’Ancien régime porterà alla rivoluzione borghese; al contempo egli epura il suo articolo da qualsiasi riferimento alla trama, alla strategia amorosa, al romanzo erotico-sentimentale (era preferibile del resto non farlo, visto il prevedibile giudizio negativo – in termini di approccio marxista – a tutto ciò che è estetizzazione o rappresentazione letteraria dell’eros, v. D019), e anche questa, notiamo, è una innegabile dote nel confezionamento di utili e virtuosistiche reticenze letterarie (potremmo parlare di una peculiare tecnica dell’Omissione operata dai più audaci – o potenti – tra gli estensori di questi paratesti staliniani). Èfros conclude poi con un seducente aforisma di Beaudelaire: “Революция была сделана сластолюбцами” (la Révolution a étée faite par des voluptueux”), il che gli consente di affermare che il romanzo di Laclos è un vero e proprio “libro di storia”.
Alessandra Carbone