Tvorčestvo Bal’zaka [P157]
Collocazione paratesto: Tvorčestvo Bal'zaka - Goslitizdat - Leningrad
Tipologia di paratesto: Monografia
Autore del paratesto: Reizov Boris Georgievič
Profilo autore del paratesto:
Reizov Boris Georgievič (Nachičevan'-na-Donu, 1902 - Leningrado, 1981). Storico delle letterature occidentali, specializzato nei secoli XVIII e XIX, traduttore; membro dell'Accademia delle Scienze dell'URSS dal 1970.
Si laureò nel 1926 presso l'Università del Nord Caucaso a Rostov sul Don e conseguì il dottorato di ricerca presso l'Istituto di Cultura del Discorso a Leningrado. Fu ricercatore senior presso l'Istituto di Letteratura Russa dell'Accademia delle Scienze dell'URSS. Dal 1935 insegnò all'Università Statale di Leningrado, dove nel 1940 divenne professore ordinario; fu a capo del Dipartimento di Letterature Straniere e preside della Facoltà di Filologia dal 1963 al 1968.
I suoi principali ambiti di ricerca furono il romanzo realista francese dell'Ottocento (Balzac, Flaubert, Zola, Stendhal), gli studi comparati, questioni di estetica e le opere di Puškin e Dostoevskij. Scrisse prefazioni e postfazioni per edizioni di Molière, Walter Scott, La Rochefoucauld, Mérimée e George Sand. Curò l'edizione integrale in russo delle opere di quest'ultima e fu tra i curatori delle edizioni russe di Stendhal, Scott e Anatole France.
Bibliografia: V. Kondorskaja, Reizov, Boris Georgievič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, stb. 237-238; A. Akimenko, K 100-letiju B.G. Reizova, in "Vestnik Sankt-Peterburgskogo universiteta. Istorija", 3 (2003), pp. 151-152; B. Egorov, Vospominanija, Sankt-Peterburg, Nestor-Istorija, 2004, p. 340; SPF ARAN. F. 1081; RGALI. F. 631, op. 39, ed.chr. 4873.
Kristina Landa
Data del paratesto: 1939
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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: N/A
Data dell'opera originale: 1829-1850
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de
Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: N/A
Collocazione traduzione: Leningrad – Goslitizdat
Nome traduttore: N/A
Profilo traduttore: N/A
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1939
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
La monografia di Reizov Tvorčestvo Bal’zaka [L’opera di Balzac, 1939] ha una struttura che si differenzia dalle opere precedenti di altri studiosi; se in studi simili degli anni Trenta (Grifcov, P156) l’analisi inizia solitamente da Les Chouans (1829), tralasciando dunque la produzione giovanile, al contrario Reizov sosteneva invece che non si potesse collocare la fase iniziale della creazione di Balzac “al di fuori della linea del suo sviluppo letterario”. Esaminando nella prima parte del libro quello che lui chiama, con una formula spesso ripetuta nella critica letteraria sovietica, il ‘percorso del metodo creativo’ di Balzac, l’autore si sofferma prima sui tratti principali della poetica balzachiana giovanile, degli anni 1822-1825; passa quindi alla ‘scuola di Walter Scott’ e al suo significato per l’opera di Balzac, soprattutto per il romanzo Les Chouans. Le sezioni successive di questa parte sono dedicate alla poetica di Balzac negli anni Trenta, in cui l’autore rileva qui le tendenze dell’ “impeto” nelle opere del 1830-1831, sottolinea l’immancabile superamento di tali tendenze e l’ “aspirazione a una grande sintesi filosofica e letteraria” negli anni successivi, che comporta la formazione del metodo creativo del Balzac maturo e l’origine del progetto della Comédie humaine. Reizov affronta inoltre nel libro l’annosa questione della ‘visione del mondo’ [mirovozzrenie] di Balzac; lo studioso ritiene che se per la critica borghese positivista e naturalista era centrale soltanto lo studio dei costumi, dei “costumi dello scrittore, i costumi della società”, se essa non credeva nella capacità di Balzac-filosofo, e Balzac-pensatore, esaltandone invece la figura di scrittore/creativo come ‘genio inconscio’, al quale idee e ragionamenti avrebbero addirittura impedito di vedere la verità, Reizov ritiene invece che “non si possa né separare la visione del mondo di Balzac dal suo “metodo”, né contrapporle”. Per lo studioso sovietico “l’opera di Balzac affonda le sue radici profondamente nella sua ‘filosofia’”, e la base filosofica della visione del mondo di Balzac è sempre “in diretto rapporto con la filosofia rivoluzionaria dell’Illuminismo francese del XVIII secolo”. Tale pensiero, per il critico, riuscì a rivelarsi in Balzac più forte dell’influenza della filosofia reazionaria di Louis De Bonald e di Emanuel Swedenborg, e determinò in lui il carattere fondamentale di tutta la sua opera, per cui egli riuscì così a “superare il suo legittimismo reazionario”. Una volta riaffermata la verità teorica (basandosi, ancora una volta, sulle fonti del marxismo, scritti di Lenin, ma in particolare la lettera di Engels a M. Harkness, si v. P150), l’autore può dedicarsi anche ad una disamina ti tipo puramente estetico (la sezione del libro Èstetičeskie osnovy tvorčestva Bal’zaka), in cui il critico riesce a dedicarsi anche ad un’analisi dei riferimenti intertestuali e di influenze letterarie e artistiche esterne. La ‘libertà’ di movimento e di pensiero di Reizov a questo proposito è notevole, se contiamo che per tutto il 1939 si moltiplicheranno le direttive e gli interventi che esortano la critica letteraria a mettere al centro la ‘verità’ e il corretto ‘approccio marxista-leninista’ contro le concezioni soggettivistiche e idealistiche, v. D186); il volume ha dunque una certa rilevanza ancora oggi; al contrario tale approccio di più ampio respiro, quasi comparativistico (per quello che era possibile) veniva però sanzionato dai bibliografi sovietici ancora nella metà degli anni Sessanta, ad esempio N. Kočektova in Tvorčestvo Bal’zaka i bal’zakovedenie posle Velikoj oktrjab’skoj socialističeskoj revoljucii (in Trudy gos. Biblioteki Latviiskoj SSR, Riga 1964, pp. 116) sostiene che “forse l’autore tende a sopravvalutare il ruolo delle influenze letterarie e delle reminiscenze a scapito dell’esperienza di vita e politica di Balzac”; la studiosa, che scrive in un’epoca di poco posteriore al Disgelo di Chuščev, nota inoltre un’altra deviazione dall’ortodossia critica del tempo, e scrive: “va inoltre notato che in quest’opera non viene formulata una concezione chiara del ‘realismo critico’ nel significato attuale del termine. All’epoca Reizov condivideva il punto di vista di alcuni studiosi stranieri (per esempio Brandes), che includevano Stendhal e Balzac nel ‘movimento romantico’, da cui il titolo della prima parte, Po stupenjam romantizma – [salendo le scale del romanticismo])” (ibidem), il che conferma una certa libertà di pensiero e di scrittura di Reizov, persino nel pericoloso anno 1939. Certo, Reizov afferma comunque che “Balzac seppe ‘distaccarsi’ da quello stesso romanticismo e affermare, soprattutto, il primato della modernità” (sulle discussioni attorno al romanticismo negli anni Trenta si v. D015, D038), e chiarisce: “per Balzac la modernità è al di sopra della vita quotidiana e degli interessi materiali; essa non risiede soltanto nell’inerzia dell’ ‘ordine’ sociale, non solo nella passione per il guadagno, ma anche nella lotta per gli ideali, nel tenace lavoro del pensiero, nella vittoria sugli istinti più bassi; essa è negli ‘uomini del futuro’ [Engels], che scrivono libri, compiono scoperte scientifiche, muoiono sulle barricate”. La conquista artistica della modernità, conclude lo studioso sovietico, era dunque “possibile per Balzac solo a condizione di giustificarla in nome del futuro che in essa è nascosto”.
Alessandra Carbone