Tvorčestvo Zolja [P124]
Collocazione paratesto: Zolja. Polnoe sobranie sočinenij. T. VII - Zemlja i fabrika - Moskva-Leningrad - pp.1-11
Tipologia di paratesto: Introduzione
Autore del paratesto: Èjchengol’c Mark Davidovič
Profilo autore del paratesto: Èjchengol'c Mark Davidovič (Kremenčug, 1889 - Mosca, 1953). Storico della letteratura e traduttore. Proveniente da una famiglia ebraico-ucraina della media borghesia (il padre era giurista), studiò lingue e letterature romanze all'Università di Mosca, laureandosi nel 1914 con una specializzazione in letteratura francese. Durante gli studi, come era consuetudine nel periodo, ebbe modo di viaggiare e perfezionarsi all'estero, in particolare in Francia e in Italia. Dal 1918 collaborò con il Narkompros (Commissariato del Popolo per l'Istruzione) e nel contempo insegnò in diversi atenei, tenendo un corso di letteratura europeo-occidentale presso l'Università di Mosca e l'Institut Krasnoj Professury. Lavorò inoltre come redattore e revisore per le case editrici Gosizdat e GICHL, occupandosi in particolare della letteratura francese. I suoi principali contributi scientifici sono dedicati all'opera di Gustave Flaubert e di Émile Zola. Di quest'ultimo curò la prima edizione delle Opere (Sobranie sočinenij, 1928-1935) e gli dedicò la monografia Tvorčeskaja laboratorija Èmilja Zola (1940). Fu inoltre curatore e prefatore delle Opere di Gustave Flaubert (Sobranie sočinenij v 10 tt., 1933-1938, di cui uscirono solo otto volumi) e di una selezione di testi dello stesso autore (G. Flaubert, Izbrannye sočinenija, 1947). Stretto collaboratore e amico di Anatolij Lunačarskij, che lo stimava molto, con lui curò l'edizione di questi grandi classici francesi dell'Ottocento (si veda, al riguardo, la corrispondenza di Lunačarskij). Bibliografia: F.S. Narkir'er, Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Kratkaja literaturnaja ènciklopedija, a cura di A. Surkov, Moskva, Sovetskaja ènciklopedija, 1971, stb. 1136; Èjchengol'c, Mark Davidovič, in Pisateli sovremennoj èpochi. Bio-bibliografičeskij slovar' russkich pisatelej XX veka, pod red. B.P. Koz'mina, Moskva, GAChN, 1928, p. 275; RGALI. F. 596, op. 1, ed. chr. 110 Kristina Landa, Alessandra Carbone
Data del paratesto: 1930
Titolo dell'opera originale tradotta in russo: L'assommoir
Data dell'opera originale: 1877
Paese dell'opera originale: Francia
Nome autore del testo originale: Zola Émile
Profilo autore del testo originale: Émile Zola (1840-1902) è stato uno dei maggiori romanzieri francesi dell'Ottocento e il principale teorico del naturalismo, corrente letteraria che mirava a rappresentare la realtà con rigore scientifico, osservazione diretta e attenzione ai condizionamenti sociali, ambientali, biologici. Nato a Parigi ma cresciuto ad Aix-en-Provence, Zola visse un'infanzia segnata da difficoltà economiche dopo la morte del padre. Trasferitosi a Parigi nel 1858, lavorò come impiegato e pubblicitario presso l'editore Hachette, esperienza che gli permise di entrare in contatto con l'ambiente culturale della capitale. Intanto iniziò a collaborare come giornalista e critico d'arte, attività che mantenne per tutta la vita. Il suo primo successo narrativo fu Thérèse Raquin (1867), romanzo che mostrava già l'intento di applicare alla letteratura un metodo quasi scientifico. Ma l'ambizioso progetto della sua vita fu il ciclo romanzesco Les Rougon-Macquart, composto da venti romanzi pubblicati tra il 1871 e il 1893, in cui attraverso la storia di una famiglia (e sue derivazioni) durante il Secondo Impero, Zola studiò e raccontò i meccanismi sociali, economici e psicologici che determinano il destino degli individui. Tra i titoli più celebri spiccano L'Assommoir, Nana, Germinal, La Bête humaine, ma anche Au Bonheur des Dames, Le ventre de Paris, L'Argent. Zola svolse un ruolo importante nella vita pubblica francese, il momento più noto fu il suo intervento nel caso Dreyfus: nel 1898 pubblicò sulla stampa la famosa lettera aperta J'accuse…!, con cui denunciò l'antisemitismo e le irregolarità giudiziarie del processo al capitano Alfred Dreyfus. L'articolo gli valse un processo per diffamazione e lo costrinse all'esilio in Inghilterra per quasi un anno.
Categoria autore: Autore
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Titolo traduzione russa del testo originale: Zapadnja
Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Zemlja i fabrika
Nome traduttore: Romm Aleksandr Il'ič
Profilo traduttore: Romm Aleksandr Il'ič (1898, San Pietroburgo - Soči, 1943). Letterato, poeta, traduttore sovietico, nasce in una famiglia borghese della Capitale dell'impero (il padre era un medico, vicino alle attività rivoluzionarie di stampo Social-democratico di inizio secolo); visse e studiò a Mosca, dive si laureò presso il Dipartimento di Storia e filologia nel 1922; membro del celebre Circolo linguistico di Mosca, fece parte del presidium, collaborò ed ebbe discussioni scientifiche in particolare con Roman Jakobson e Michail Bachtin; tradusse in russo il Cours de Linguistique générale di Ferdinand De Saussure (la traduzione non fu tuttavia completata, si v. in merito i lavori di M. Čudakova e E.A. Toddes). Mobilitato sul fronte sud-occidentale durante la Grande Guerra Patriottica (servì in Marina, nella Flotta del Mar Nero) morì nel 1943 in circostanze poco chiare (alcune fonti parlano di suicidio). Negli anni Trenta e primi anni Quaranta lavorò come traduttore dalle lingue occidentali, tradusse, fra le altre, opere di Flaubert, Zola, Wells; poesie di Villon, Goethe, Heine, André Chénier, Baudelaire, Aragon. Si v. in inglese, la ricostruzione biografica all'analisi delle traduzioni di Romm a cura Elena Zemskova (Soviet translator Aleksander Romm. An experience of Literary Depersonalization, Higher School of Economics, 2016 Research Paper No. WP BRP 15/LS/2016, Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=2760908
Curatore dell'edizione della traduzione: N/A
Data dell'edizione della traduzione russa: 1930
Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":
Tra il 1928 e il 1930 la casa editrice ‘Zemlja i Fabrika’ intraprende la pubblicazione delle opere complete di Émile Zola, affidandone la traduzione (o ri-traduzione) in russo a diversi traduttori esperti. Dopo la chiusura della casa editrice nel 1930-’31 (comincia l’opera di liquidazione e accorpamento della produzione culturale sovietica all’indomani della ‘Grande svolta’), il progetto confluisce nelle Edizioni di stato GICHL ; comincia infatti la massiccia operazione, nell’editoria sovietica, di ritraduzione, pubblicazione e ‘mediazione’ dei classici stranieri, da considerarsi come base culturale per la nuova cultura dei Soviet (si v. ad esempio le direttive D101, D102); il progetto Zola viene terminato definitivamente nel 1935, rimanendo incompiuto. L’ambiziosa pubblicazione, pensata in venticinque volumi, dal titolo Èmil’ Zolja. Polnoe sobranie sočinenij era stata avviata (e sarà curata) dall’allora giovane ma affermato francesista Mark Davidovič Èchengol’c, con il patrocinio di Anatolij Lunačarskij e la benedizione di Maksim Gor’kij, riprendendo, sottoponendolo ad una nuova mediazione, uno degli scrittori francesi più amati dalla cultura russa sin dalla fine del XIX secolo. Il progetto comprendeva la pubblicazione di tutte le opere di Zola (non vi comparivano però Nana per il ciclo dei Rougon-Macquart, e Thérèse Raquin, che dopo le prime traduzione russe di fine Ottocento-inizio Novecento, scomparvero dalle librerie e dalle biblioteche sovietiche – troppo scabrose – per ricomparirvi solo nella seconda metà del Novecento, dopo gli anni Sessanta); Di questo progetto furono pubblicati effettivamente 18 tomi su 25, con una tiratura programmata media di 6000 copie. Ogni uscita prevedeva una snella prefazione e qualche apparato iconografico; si tenga conto che, come spesso avveniva nella prassi editoriale del tempo, la numerazione delle opere (e dei volumi) non corrispondeva con l’ordine di effettiva lavorazione e uscita; si vedano di seguito i volumi pubblicati nel progetto 1928-1935: T. 1 Kar’era Rugonov (1928, La fortune des Rougons), T. 2 Dobyča (1929, La curée), T.3 Črevo Pariža (1928, Le ventre de Paris), Tom 5 Prostupok abbata Murè (1929, La Faute de l’abbé Mouret), Tom 6 Ego prevoschoditel’stvo Èžen Rugon (1930, Son Excellence Eugène Rougon), Tom 7 Zapadnja (1928, L’assommoir), Tom 8 Stranica ljubvi (1928, Une page d’amour), Tom 10 Nakip’ (1928, Pot-Bouille), Tom 11 Damskoe sčast’e (1928, Au Bonheur des Dames), Tom 12 Radost’ v žizni (1930, La Joie de vivre), Tom 13 Žerminal’(1929, Germinal), Tom 14 Tvorčestvo (1931, L’Œuvre), Tom 15 Zemlja (1930, La terre), Tom 16 Mečta (1930, Le Rêve), Tom 18 Den’gi (1928, L’argent), Tom 19 Razgrom (1935, La débâcle), Tom 20 Doktor Paskal’ (1930, Le Docteur Pascal), Tom 25 Trud (1935, Travail). In alcuni casi (opere considerate più significative per la contingenza sovietica di quegli anni), i romanzi venivano pubblicati da Zemlja i fabrika anche in edizione separata, e negli anni successivi: è il caso di Zapadnja (L’assommoir), ripubblicato singolarmente nel 1930, Žerminal’ (Germinal), e così via. È all’interno di questo contesto che affrontiamo qui dunque l’articolo introduttivo a Zapadnja, redatto da Mark Èjchengol’c, e indirizzato non tanto ad una disamina (per quanto molto breve) del romanzo – la casa editrice Zemlja i Fabrika non era certo Academia, né aveva l’ambizione o i mezzi per commissionare i lunghissimi e dotti paratesti per cui divennero celebri gli ‘academiani’-, ma si rivolge sinteticamente a tutta l’opera di Zola (o, almeno, ai più rilevanti romanzi del ciclo dei Rougon-Macquart). Ciò ha uno scopo apertamente educativo, fornire una più corretta collocazione di questo classico francese a uso di un ampio pubblico sovietico (questi libri erano economici rispetto ai tomi di Academia), all’alba degli anni Trenta. Èjchengol’c, che si occuperà dell’opera di Émile Zola per gran parte della sua vita (gli dedicherà anche la monografia Tvorčeskaja laboratorija Zolja, Sovetskij pisatel’: Moskva, 1940 e la breve biografia Èmil’ Zolja: k 150-letiju so dnja smerti, Znanie: Moskva, 1952 ) intende qui presentare, sin dalle prime righe, l'”autore-naturalista, uno dei più acuti scrittori sociali del suo tempo”, che seppe avanzare una essenziale “critica alla borghesia sia dal punto di vista del piccolo borghese-repubblicano, sia da quello del moralista-borghese, fustigando i costumi e i difetti della sua propria classe”. Èjchengol’c, si conquista poi la simpatia del lettore ricordando le pesanti critiche subite da Zola, nel suo podvig artistico e sociale di scrittore borghese attaccato dai borghesi, in un ottimo connubio di captatio benevolentiae sovietica e di (per quanto contenuta) creazione di pruriginosa curiosità nel lettore: “egli fu violentemente avversato dai suoi, che trovarono ogni pretesto per accusarlo di materialismo, immoralità e pornografia”(qui il prefatore cita anche il romanzo-scandalo Nana, e lo enumera accanto a quelli certamente più ‘ortodossi’, e ‘politici’, ovvero L’assommoir, La débâcle, Germinal, La terre). Èjchengol’c si affretta però immediatamente anche a correggere il tiro, facendo qualche critica politica allo scrittore francese, affermando che Zola si lasciò troppo coinvolgere dall’ “entusiasmo per l’industrializzazione” e da una valutazione decisamente troppo positiva e traviata della “cultura borghese”, soprattutto nel romanzo Au bonheur des dames (non verrà più ripubblicato dopo il 1928, e per il resto del periodo che prendiamo in esame); qui “nella lotta tra i piccoli negozi (Èjchengol’c li chiama, quasi affettuoso, ‘lavčenki’) e il ‘grande commercio’ [krupnaja torgovlja], lo scrittore sarebbe per il critico sovietico “palesemente dalla parte del grande commercio, che vede come un progresso” […] lo stesso atteggiamento viene notato ne L’argent, in cui “Zola non si può trattenere dalla descrizione della possente forza del capitale e della tecnologia, i quali riescono a sottomettere l’Oriente allo sviluppo industriale europeo”; in questo, dunque, riflette il prefatore sovietico, “Zola è un propagandista dell’industrialismo”, e, continua il Nostro, in realtà “solo in un numero esiguo di romanzi si ravvisa l’intenzione di dedicare la propria opera ‘al popolo'”: della stessa serie dei Rougon-Macquart, è in sostanza per il critico “solo in Germinal che troviamo un ‘romanzo sociale’ nel vero senso della parola”; Per Èjchengol’c non bisogna dimenticare poi che L’assommoir non è tanto un romanzo sulle masse popolari, quanto un’opera sull’alcolismo e sul conseguente degrado urbano: trascurando di descrivere il “tipo del vecchio operaio” o della “gioventù operaia”, egli descrive in realtà “la depravazione dell’alcol”: né “è possibile allargare le considerazioni di Zola a tutta la classe lavoratrice di quell’epoca, che poco dopo avrebbe realizzato la Comune di Parigi”; il senso di tutto il romanzo, sottolinea Èjchengol’c, è paternalistico e didascalico, e sta tutto nell’ accorato appello del “chiudete le bettole e aprite le scuole” (il critico cita direttamente Zola); in più, osserva Èjchengol’c, l’alcolismo di Gervaise non è solo (o tanto) il risultato di “cause economiche e sociali, quanto di una tara ereditaria, poiché la questione dell’ereditarietà era allora uno dei punti principali dello studio e della scrittura del romanziere francese – fisiologo”: Ejchengol’c ancora non esplicita che tutto questo esula da un corretto approccio storico-sociale, ma tale critica a Zola risuonerà poi, severa, nei paratesti sovietici all‘Assommoir del secondo dopoguerra, in particolare nel 1950-1951 (v. P127 e P128).
Èjchengol’c trova comunque lati indubbiamente positivi nello stile stesso del romanzo: la lingua dell’opera è “succosa, vivida, popolare, la lingua dei sobborghi parigini”: si sottolinea come per “l’utilizzo di tale lingua volgare e bassa Zola fu criticato aspramente dai suoi contemporanei”; il critico rileva poi anche l’ottima riuscita stilistica delle scene ‘di massa’: “al netto di una povertà di intreccio e di ‘intrigo’, le scene di genere, di vita quotidiana, i grandi affreschi di massa sono realizzati nel romanzo con enorme maestria” – “Zola è un maestro nella rappresentazione della folla” (tolpa). Nella sua conclusione, Èjchengol’c tira in ballo poi, molto velocemente, “il materialismo” (anche “anticlericalismo”) e “l’antimilitarismo di Zola”, la sua “propaganda del lavoro manuale e della scienza”, doti morali queste certo particolarmente “vicine al nostro tempo”: tali aspetti però, positivi, mediabili e ‘spendibili’ nella letteratura e nella critica sovietica di inizio anni Trenta, sono enumerati come ‘fuori contesto’: il prefatore li cita senza riportare alcun esempio o approfondimento dai testi di Zola (al contrario di quanto fatto prima), e risultano quindi ‘etichette’ alquanto sbrigative; queste sono situate convenientemente nelle righe finali della sua introduzione (come sempre, in simili paratesti sovietici, tali sintesi si trovano come ‘alla soglia della soglia’) e, più suscettibili di una veloce lettura da parte di un recensore o di un collega critico, contengono spesso, come anche gli incipit, una più alta densità di formule ortodosse dal punto di vista politico-culturale, spesso poco rilevanti nella sostanza. Un articolo sulla stampa sovietica riguardante Zola e la critica francese contemporanea, sempre a firma di Èjchengol’c, si avrà poi nel 1932 su Literaturnaja gazeta, si v. D107.