Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Vvedenie [P039]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

L’attualità di M. – cfr. la direttiva: D 138

Kamenev afferma che la decisione di includere le opere di M. nella collana di Academia non necessita di giustificazioni. Gli eventi storici che ispirarono i suoi scritti sono tutti fatti significativi della cultura europea. Il lettore sovietico che incontra il nome di M. tanto negli studi storici e politici quanto nei titoli della stampa odierna (“machiavellismo”, “politica machiavellica”, ecc.) ha il diritto di accedere alle sue opere originali.
L’attenzione di M. è attratta dal processo stesso della lotta per il potere nel momento di transizione dal feudalesimo al capitalismo. Il suo pensiero si focalizza interamente sul compito storico più urgente: la creazione di un forte Stato nazionale borghese attraverso la soppressione dei comuni, delle repubbliche e dei principati autonomi.

LA VALUTAZIONE POSITIVA DI M. –

Kamenev definisce M. “un maestro dell’aforismo politico” e “un brillante dialettico”, il quale trasse dalle proprie osservazioni della realtà una convinzione ferma della relatività di ogni concetto o criterio di bene e male, lecito e illecito, legittimo e criminale.
Coloro che accusarono M. di cinismo politico, secondo Kamenev, erano mossi soltanto dall’intento di mascherare il vero carattere del potere nella società feudale e borghese. Il cinismo, al contrario, non risiede nelle parole di M., bensì nei fenomeni da lui descritti con tali parole. Il suo Principe è un quadro fedele delle relazioni vigenti nella società feudale e borghese; per questo suscitò tanta indignazione nella classe dominante.
Kamenev giustifica la propria valutazione positiva dell’opera di M. citando l’autorità di Hegel, Marx ed Engels: quest’ultimo definiva M. come uno dei titani del Rinascimento che contribuirono a distruggere la cultura feudale. Engels, come nota Kamenev, scorge nelle opere di M. le prime tracce della teoria della lotta di classe, nonché uno studio della lotta per il potere, privo di ogni misticismo e idealismo.

CONTINUITÀ STORICA

Kamenev conclude dichiarando che gli scritti di questo grande pubblicista del XVI secolo ebbero un ruolo enorme nel grande lavoro di analisi della natura del potere in una società di classe, lavoro che fu portato a compimento solo in epoca moderna, da Marx, Engels, Lenin e Stalin. È proprio questo, sostiene, a meritare per M. l’attenzione del lettore contemporaneo.

[Proprio questa valutazione positiva del lascito di M., pubblicato da Academia, fu usata come prova d’accusa dal procuratore Andrej Vyšinskij, il quale, nel suo discorso contro Kamenev e il suo “gruppo criminale”, citò le definizioni sopra riportate per dimostrare la profondità del cinismo dell’imputato. L’autorità di Engels non bastò a risparmiare questo rimprovero a un vecchio bolscevico, accusato di attività terroristica e dichiarato nemico del popolo.]

Kristina Landa

Collocazione paratesto: Sočinenija - Moskva-Leningrad - Academia - vol. 1 - pp. 9-15

Tipologia di paratesto: Prefazione

Autore del paratesto: Kamenev Lev Borisovič

Profilo autore del paratesto: Kamenev (Rozenfel'd) Lev Borisovič (Mosca, 1883 - Mosca, 1936). Rivoluzionario russo, bolscevico e statista, fu amico e poi oppositore di Vladimir Lenin, che conobbe a Parigi nel 1902. Prima della rivoluzione si occupò della propaganda bolscevica tra gli operai del Caucaso, di Mosca e di San Pietroburgo, subendo numerosi arresti.
Nel 1917, insieme a Grigorij Zinov'ev, votò contro la presa del potere armata, provocando la dura reazione di Lenin, che ne chiese l'esclusione dal partito. Ciononostante, il 25 ottobre (7 novembre) fu eletto presidente del Comitato Esecutivo Centrale, diventando così il primo capo formale dello Stato bolscevico, incarico che mantenne per dodici giorni. Dal 1918 al 1926 presiedette il Soviet di Mosca e dal 1922 fu vicepresidente del Consiglio dei Commissari del Popolo.
Nel 1925, alleandosi con Zinov'ev e Stalin (allora segretario generale del partito), si oppose a Lev Trockij, contribuendo alla sua rimozione dalla carica di Commissario del Popolo per l'Esercito e dalla presidenza del Consiglio Militare Rivoluzionario. Presto i rapporti all'interno del triumvirato (Zinov'ev, Kamenev, Stalin) si incrinarono, e nello stesso anno Kamenev chiese pubblicamente la destituzione di Stalin dal suo incarico. Il tentativo fallì, Stalin ottenne l'appoggio della maggioranza e nel 1927 Kamenev, insieme a Trockij e Zinov'ev, fu espulso dal partito.
Nel 1928 Kamenev e Zinov'ev chiesero e ottennero la riammissione, dichiarando il distacco dalle posizioni trotskiste, ma la loro carriera politica era ormai compromessa, quindi nel 1932 furono nuovamente espulsi.
Costretto ad abbandonare la lotta politica, nel 1933 Kamenev fu nominato direttore della casa editrice Academia e divenne direttore dell'Istituto di Letteratura Russa "Puškinskij Dom". Come critico letterario fu stimato da Anatolij Lunačarskij. Scrisse le biografie di Aleksandr Hercen e Nikolaj Černyševskij, apprezzate da Gor'kij e Čukovskij, e una serie di prefazioni alle opere di Hercen, Nekrasov, Brjusov, Turgenev, Andrej Belyj e Niccolò Machiavelli, successivamente rimosse dai libri dopo il suo arresto.
Proprio la prefazione al Principe di Machiavelli fu usata dal procuratore generale Andrej Vyšinskij come prova nel processo contro di lui. Vyšinskij sostenne che il testo di Machiavelli fosse "una fonte ideologica a cui Kamenev e Zinov'ev avevano attinto per preparare il loro complotto terroristico contro il governo sovietico" e che Kamenev avesse "adattato i principi di Machiavelli ai nostri tempi, sviluppandoli fino all'immoralità più clamorosa, modernizzandoli e perfezionandoli". Inoltre, Vyšinskii associò un'immagine metaforica usata da Kamenev nella prefazione - il libro di Machiavelli come "proiettile di enorme forza esplosiva" - alla loro presunta attività terroristica, affermando che "Evidentemente, Kamenev e Zinov'ev volevano usare questo proiettile per far esplodere anche la nostra patria socialista".
Nel 1934 Kamenev e Zinov'ev furono infatti arrestati con l'accusa fabbricata di complicità nell'assassinio di Sergej Kirov. Nel 1935 Kamenev fu condannato a cinque anni di prigione, pena successivamente raddoppiata. Nel 1936 i due furono i principali imputati del primo dei "grandi processi di Mosca", il cosiddetto "processo dei Sedici". Condannati a morte con l'accusa di aver creato un "centro terroristico trotskista-zinov'evista" e di aver progettato l'assassinio di Stalin e di altri dirigenti sovietici, furono fucilati dopo un processo farsa basato su confessioni estorte.
Kamenev fu riabilitato solo nel 1988.

Bibliografia: Ju. Ul'rich, Lev Kamenev - umerennyj bol'ševik: sud'ba professional'nogo revoljucionera, Moskva, Praksis, 2013; A. Vyšinskij, Sudebnye reči, Moskva, Gosjurizdat, 1955, pp. 253-254; G. Haupt, J.-J. Marie, Les bolchéviks par eux-mêmes, Paris, François Maspéro, 1969, pp. 38-43; 93-98; V. Serge, 16 fusilles a Moscou: Zinoviev, Kamenev, Smirnov, Paris, Spartacus, 1984; IRLI. F. 562, op. 3, ed.chr. 51; F. 377, op. 7, ed.chr. 1693.

Kristina Landa

Data del paratesto: 1934

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Titolo dell'opera originale tradotta in russo: Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati; Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini; Legazione alla Corte di Roma; Il Principe;La vita di Castruccio Castracani da Lucca; Mandragola; Belfagor arcidiavolo

Data dell'opera originale: 1503-1532

Paese dell'opera originale: Italia

Nome autore del testo originale: Machiavelli Niccolò

Profilo autore del testo originale: Machiavelli Niccolò (Firenze, 1469 - Firenze, 1527). Politico, storico, drammaturgo, scrittore, diplomatico e filosofo. Nella prima parte della sua vita, fino al 1512, si dedicò attivamente agli affari pubblici; nella seconda si concentrò sulla riflessione teorica e sulla stesura delle sue opere.
Dal 1498 ricoprì l'incarico di segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica di Firenze, occupandosi sia di questioni interne e militari sia delle relazioni diplomatiche. Questo ruolo gli valse nella storia l'epiteto di "Segretario fiorentino". Nel 1502 entrò in trattativa con Cesare Borgia, di cui ammirò le capacità politiche e militari. Negli anni successivi svolse numerose missioni diplomatiche presso le corti italiane e quella francese, nonché presso la curia di Giulio II, successore di Alessandro VI Borgia; partecipò attivamente all'assedio di Pisa.
Con il ritorno dei Medici nel 1512, il governo repubblicano fu rovesciato: Machiavelli venne confinato e multato, quindi arrestato e torturato nel 1513. Dopo il rilascio, si ritirò nella sua tenuta di campagna. Tornato a Firenze, iniziò a frequentare circoli di eruditi e letterati; nel 1520, con l'appoggio del cardinale Giulio de' Medici, tornò brevemente alla vita politica, ma nel 1527, con il ristabilirsi della Repubblica, fu escluso da ogni incarico pubblico.
Considerato uno dei massimi teorici della politica, Machiavelli nelle sue opere articolò il rapporto tra etica e ragion di Stato, sostenendo che principi morali possano essere sacrificati per il bene superiore della nazione. Tra le sue opere più celebri si annoverano il trattato politico Il Principe (1513), la commedia La Mandragola (1518) e la novella Belfagor arcidiavolo (1527).

Bibliografia: G. Inglese, Machiavelli, Niccolò, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 2006, vol. 67; Studies on Machiavelli, a cura di M.P. Gilmore, Firenze, 1972; U. Dotti, Machiavelli rivoluzionario. Vita e opere, Roma, 2003.

Kristina Landa

Categoria autore: Autore classico

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Titolo traduzione russa del testo originale: Sočinenija

Collocazione traduzione: Moskva-Leningrad – Academia

Nome traduttore: Gabričevskij Aleksandr Georgievič, Dživelegov Aleksej Karpovič, Petrovskij Michail Aleksandrovič, Fel'dštejn Michail Solomonovič, Šervinskij Sergej Vasil'evič

Profilo traduttore: Gabričevskij Aleksandr Georgievič (Mosca, 1891 - Koktebel', 1968). Storico e teorico delle arti figurative, critico letterario, storico della letteratura, traduttore e autore di numerosi studi sulla storia e la teoria dell'architettura e della pittura rinascimentale.
Nel 1915 si laureò presso la Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca. Dal 1918 insegnò nella stessa università, alla VChUTEIN (Scuola Superiore di Arte e Tecnica) e in istituti superiori di architettura. Negli anni Venti fu membro della GAChN (Accademia di Stato di Scienze Artistiche).
Nel 1929 fu arrestato con l'accusa di attività "controrivoluzionaria"; nel 1930 partecipò ai funerali del poeta Maksimilian Vološin a Koktebel'. Arrestato nuovamente nel 1935, fu condannato a tre anni di esilio, ma venne liberato dopo un anno. Nel 1941 fu eletto membro dell'Accademia di Architettura dell'URSS; poco dopo fu nuovamente arrestato e deportato in Siberia.
Nel 1949, durante la campagna contro i "cosmopoliti", fu espulso dall'Accademia e assunto dall'Università di Mosca, dove tenne un corso sull'arte del Rinascimento.

Bibliografia: Aleksandr Georgievič Gabričevskij (1891--1968): К 100-letiju so dnja roždenija, a cura di Ja. Bruk, Moskva, Sovetskij chudožnik, 1992; Aleksandr Georgievič Gabričevskij: Biografija i kul'tura: Dokumenty, pis'ma, vospominanija, a cura di О. Severceva, Мoskva, ROSSPÈN, 2011; A. Pučkov, Gabričevskij i vokrug: Teorija architekturnogo organizma 1920--1930-ch, New York, Almaz, 2022; https://bessmertnybarak.ru/gabrichevskiy_aleksandr_georgievich/; RGALI. F. 681, op. 1, ed.chr. 519; f. 941, op. 10, ed.chr. 32; f. 2466, op. 5, ed.chr. 182; op. 8, ed.chr. 70; f. 3244, op. 1, ed.chr. 952; IRLI RAN. F. 562, op. 3, ed.chr. 381; op. 5, ed.chr. 129.

Dživelegov Aleksej Karpovič (1975, Nachičevan'-na-Donu -1952, Mosca) - esperto di storia e letteratura del Rinascimento e del teatro italiano, autore della prima monografia sovietica su Dante, che negli anni Trenta e Quaranta viene considerato lo studioso più autorevole nell'ambito dell'italianistica in URSS e fino al 1937 dirige la collana di letteratura italiana presso Academia. Prima della rivoluzione d'ottobre fu membro del partito democratico-costituzionale; anche nella Russia zarista applicò l'approccio storico e sociologico allo studio delle opere letterarie. Nel periodo staliniano applica il metodo marxista, anche se non la sua analisi non si rideuce mai a quella del metodo ""sociologico volgare"". Il talento di Dživelegov di comporre ""le prefazioni sociologiche"" venne riconosciuto, in particolare, dal traduttore Michail Lozinskij che chiese allo studioso di corredare la sua traduzione della Vita di Cellini da una prefazione dettagliata.

Bibliografia: M. Andreev, A.K. Dživelegov, in Id., Literatura Italii. Temy i personaži, Moskva, RGGU, 2008, pp. 308-318; RGALI. F. 2032. Dživelegov A.K.

Fel'dštejn Michail Solomonovič (Mosca, 1885 - Mosca, 1939). Politico, giurista e storico della filosofia. Si laureò in Giurisprudenza all'Università di Mosca nel 1908, proseguendo poi gli studi presso la Facoltà di Storia e Filologia, dove si specializzò nella storia della Rivoluzione francese e della Francia dell'Ottocento. Soggiornò in Germania e in Francia per motivi di ricerca. Nel 1913 fu assunto come docente alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Mosca e dal 1919 fu professore specializzato in storia delle dottrine politiche.
Tra il 1932 e il 1938 fu direttore della Biblioteca Nazionale Lenin (oggi Biblioteca Statale Russa). Arrestato più volte negli anni Venti per attività antisovietica e collaborazione con missioni straniere, fu nuovamente arrestato nel 1938 con l'accusa di essere un agente tedesco e uno dei dirigenti dell'opposizione costituzionale-democratica (i "cadetti"). Fu fucilato nel 1939 e riabilitato nel 1957.

Bibliografia: N. Ljubimov, Neuvjadaemyj cvet. Kniga vospominanij, Moskva, Jazyki russkoj kul'tury, 2000, t. 2, p. 27; G. Ryženko, Fel'dštejn Michail Solomonovič, in A. Andreev, D.А. Cygankov, Imperatorskij Moskovskij universitet: 1755-1917: Ènciklopedičeskij slovar', Moskva, ROSSPÈN, 2010, pp. 759-760; https://letopis.msu.ru/peoples/856; https://lists.memo.ru/d34/f23.htm; https://www.sakharov-center.ru/asfcd/martirolog/?t=page&id=14716; RGALI. F. 612, op. 1, ed.chr. 2100; f. 2962, op. 1, ed.chr. 121; IRLI. F. 562, op. 3, ed.chr. 1223.

Šervinskij Sergej Vasil'evič (Mosca, 1892 - Mosca, 1991). Poeta, traduttore e storico dell'arte.
Frequentò i corsi del Dipartimento di Lingue romanze e germaniche della Facoltà di Storia e Filologia dell'Università di Mosca, seguendo parallelamente lezioni di storia dell'arte. Le sue prime traduzioni apparvero nel 1916 nell'antologia di poesia armena antica e moderna curata da Valerij Brjusov. Šervinskij studiò approfonditamente la cultura armena, traducendo il poema epico I temerari di Sassun (tramandato oralmente a partire dall'XI secolo e trascritto per la prima volta nel 1873) e opere di poeti armeni moderni.
Nello stesso anno pubblicò la sua prima raccolta di poesie originali; una seconda, dedicata a temi italiani, uscì nel 1924. Nel 1933 diede alle stampe il romanzo d'avventura East India. La sua attività di traduttore spaziò dal greco e latino all'italiano, francese, arabo, indiano e altre lingue. Tra gli anni Venti e Trenta tradusse tutte le tragedie di Sofocle, oltre a opere di Euripide e Virgilio; negli anni Ottanta pubblicò traduzioni di Ovidio e Catullo, e nel 1987 collaborò con Jurij Šičalin alla versione russa di Stazio.

Bibliografia: S. Šervinskij, Stichotvorenija i vospominanija, Tomsk, Vodolej, 1997; K. Petrosov, Šervinskij Sergej Vasil'evič, in Russkie pisateli 20 veka. Biografičeskij slovar', a cura di P. Nikolaev, Moskva, Bol'šaja Rossijskaja ènciklopedija; Randevu-AM, 2000, p. 766; Bessmertie. Iz istorii sem'i Šervinskich, a cura di E. Družinina (Šervinskaja), Moskva, Greko-latinskij kabinet Ju.A. Šičalina, 2013; RGALI. F. 1364; IRLI RAN. F. 562, op. 3; op. 6.

Kristina Landa

Curatore dell'edizione della traduzione: Dživelegov Aleksej Karpovič

Data dell'edizione della traduzione russa: 1934

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