Titolo paratesto [Codice paratesto]:

Žiznennyj i tvorčeskij put’ Bal’zaka [P160]

Descrizione sintetica della relazione "paratesto - direttive":

Il capitolo dedicato a Balzac all’interno del manuale scolastico per la scuola media è l’ultimo di questo testo didattico dedicato a Balzac (segue poi infatti un capitolo finale e di raccordo); il capitolo in oggetto è diviso in diversi paragrafi, così strutturati: in apertura si hanno Cenni biografici sull’infanzia e sulle opere giovanili dello scrittore; segue immediatamente un paragrafo intitolato La visione politica di Balzac (a partire da Les Chouans sino alla maturità); la studiosa chiarisce qui che “il romanzo fu scritto alla vigilia della Rivoluzione di luglio e rifletteva l’atteggiamento di Balzac nei confronti della lotta sociale in Francia. Ne Les Chouans viene descritta la lotta tra due fazioni: i repubblicani e la reazione feudale” in queste righe Murav’eva si affretta a chiarire per i giovani lettori sovietici che all’inizio “le simpatie dell’autore erano dalla parte dei figli della giovane Francia rivoluzionaria” ma che dopo la Rivoluzione di luglio, le opinioni di Balzac subirono una svolta: “Balzac si convinse che l’ordine borghese consolidato non aveva portato benessere al popolo, e che il vero padrone della situazione nel paese era diventato il borghese arricchito, il ‘volgarissimo parvenu'”. Nel testo, sempre in chiave antioccidentale (v. D214, D217) si chiarisce anche che sebbene “lo scrittore fosse profondamente consapevole che il potere dei grandi banchieri e finanzieri era ostile agli interessi del popolo, Balzac non vedeva purtroppo un modo giusto di combatterli. La possibilità di una rivoluzione incuteva timore a Balzac”. Murav’eva chiarisce come la scelta di rivolgersi al vecchio mondo aristocratico fosse solo una pia illusione di Balzac, che vedeva in questo modo una via per opporsi alla vorace borghesia del tempo, e scrive: “di conseguenza, nel tentativo di trovare una via d’uscita, un qualche sostegno sociale che potesse contrastare l’onnipotenza degli usurai, Balzac si unì al campo dei legittimisti, sostenitori del ripristino della dinastia dei Borbone […] In seguito egli rimase profondamente deluso sia dal programma di questo partito che dai suoi metodi di lotta, ma non riuscì mai a trovare le giuste vie per una lotta politica a fianco del popolo”. Segue un paragrafo sulla Comédie humaine (struttura, contenuto), e come esempio si propone un commento ad un’opera concreta della Comédie (viene scelto il romanzo Le père Goriot). Viene affrontato naturalmente anche il problema del Mirovozzrenie di Balzac: tanto qui, quanto nel paragrafo successivo, viene commentata la contraddittorietà della ‘visione del mondo’ dello scrittore, anche in relazione non solo alle sue personali opinioni politiche, ma anche alle più intime relazioni personali (in particolare con la nobile Hanska, che avrebbe in qualche modo influenzato le opinioni dello scrittore), scrive la studiosa: “Balzac capiva l’inevitabilità della rivolta delle masse, vedeva l’ingiustizia palese dell’organizzazione della società, ma non credeva nell’autogestione del popolo. Temeva la rivoluzione, anche se simpatizzava con le persone migliori del suo tempo, gli eroi repubblicani. Questa è una delle contraddizioni fondamentali nella visione del mondo dello scrittore”; della Hanska si sottolinea anche il ruolo di straniera intrigante, che non riuscì a rendere felice lo scrittore: “anche la vita familiare di Balzac fu poco felice. Nel 1833 iniziò una corrispondenza con la proprietaria terriera polacca Ewelina Hanska. Balzac si innamorò di lei, idealizzando la ‘bella straniera’, ma la calcolatrice e avida proprietaria terriera, che si distingueva per le sue opinioni politiche reazionarie, era ben lontana dall’amica e musa ispiratrice ideale che lo scrittore sognava…”. In conclusione del capitolo viene proposto un Commento sul Realismo, in qualità di riassunto finale; scrive Murav’eva, sottolineando qui non solo (o non tanto) le formule già espresse da Engels nel 1888 e riprese poi dalla Bal’zakovedenie sino a quel momento (v. P159, P158), quanto piuttosto anche gli ‘errori ideologici’ di Balzac, vale la pena di leggere gran parte del paragrafo: “Il realismo di Balzac – il realismo critico – è un nuovo e superiore livello rispetto al realismo dei suoi predecessori nella letteratura francese. Ma anche questo realismo apparentemente spietato ha i suoi limiti. Ciò si riflette soprattutto nell’insufficiente completezza della copertura dei fenomeni della vita, nell’incapacità di comprendere e valutare correttamente le forze sociali avanzate che crescono nella società. Balzac non riuscì a includere nella sua Commedia umana le ‘Scene della vita operaia’ (sic!), non capiva il ruolo del proletariato nello sviluppo della società. Ciò limitava le sue possibilità, impedendogli di risolvere con successo il problema dell’eroe positivo. Questo portava Balzac a forti contraddizioni, che si riflettevano nella sua opera”. In questo brano si nota il ricorso a problematiche diventate sempre più stringenti nella ristagnante critica dell’ambiente sovietico post 1946 e post 1949 (lotta al cosmopolitismo, ancora lotta al formalismo e all’ammirazione nei confronti dell’Occidente; esortazione ad inserire nelle opere letterarie riferimenti al popolo operaio, alle masse, v. D198; importanza dell”l’eroe positivo’). Al contempo Murav’eva non lascia da parte neanche le opere ‘minori’ di Balzac, che giudica molto severamente: “accanto ai romanzi realistici, a volte egli creava opere poco convincenti, false nella loro base ideologica e quindi non artistiche (ad esempio, il romanzo Séraphita)”. In ogni caso, Murav’eva in chiusura ‘salva’ naturalmente il grande scrittore, andando a sottolinearne in particolar modo una certa “base rivoluzionaria”: secondo lei infatti “il metodo realistico di Balzac era rivoluzionario nella sua essenza. Portava inevitabilmente alla messa a nudo delle piaghe del mondo capitalista, alla rivelazione dell’ostilità dei rapporti borghesi nei confronti del progresso autentico, dello sviluppo positivo sia del popolo nel suo insieme che del singolo individuo. La Comédie umaine è una sorta di severa condanna nei confronti della società borghese. E se Balzac, a causa dei limiti socio-storici, non poteva indicare alcuna via d’uscita dalle contraddizioni inconciliabili della realtà, con la sua opera contribuì comunque senza dubbio alla ‘distruzione delle illusioni’ sulla possibilità di felicità e benessere delle masse lavoratrici nel mondo borghese, protestando contro gli stessi fondamenti di questo mondo”. In chiusura, sono interessanti altri due aspetti di questo paratesto; il primo è il riferimento al giornale comunista francese “Humanité”, con una citazione tratta dalle celebrazioni francesi tenutesi nel 1950 per il centenario dalla morte del grande scrittore: “Nel centenario della morte di Balzac, il quotidiano “L’Humanité” scrisse di lui: ‘L’opera di Balzac fa parte del nostro patrimonio culturale nazionale. È proprietà del popolo, come le sue miniere e le sue fabbriche. Che il centenario di Balzac sia per i comunisti del 1950 un’occasione per approfondire lo studio dell’opera di questo scrittore'”. Il secondo momento interessante è il punto di vista nazionalista e di celebrazione della ‘grandezza della Russia (sul nazionalismo di ritorno in URSS nel secondo dopoguerra in opposizione all’Occidente imperialista si v. D157, D158, D156); all’interno del testo infatti Murav’eva inserisce un breve paragrafo sul tema ‘Balzac e la Russia’: “Balzac ha fatto tre viaggi in Russia. È stato a San Pietroburgo e a Kiev, e ha passato un bel po’ di tempo nella tenuta della Hanska, Verchovnja. Gli spazi immensi e le ricchezze incommensurabili della Russia hanno affascinato e stupito lo scrittore, che nelle sue lettere ha affermato che la Russia avrebbe avuto un futuro storico straordinario”. Alessandra Carbone

Collocazione paratesto: Zapadnoevropejskaja literatura. Posobie dlja srednej školy - Učpedgiz - Moskva - pp.128-158

Tipologia di paratesto: Testo didattico

Autore del paratesto: Murav'eva Natal'ja Ignat'evna

Profilo autore del paratesto: Murav'eva Natal'ja Ignat'evna (1906-1966). Francesista, autrice in particolare di saggi su Molière, Beranger, Balzac, Hugo.

Data del paratesto: 1952

Titolo dell'opera originale tradotta in russo: N/A

Data dell'opera originale: 1829-1850

Paese dell'opera originale: Francia

Nome autore del testo originale: Balzac Honoré de

Profilo autore del testo originale: Honoré de Balzac (nato Honoré Balzac, 1799-1850) occupa una posizione centrale nella storia del romanzo europeo dell'Ottocento, in virtù della vastità, dell'ambizione e della coerenza del progetto narrativo de La Comédie humaine. Nato a Tours in una famiglia della borghesia provinciale, Balzac si formò inizialmente in ambito giuridico, ma abbandonò presto la carriera forense per dedicarsi alla letteratura. Dopo esordi difficili e tentativi fallimentari in vari generi, raggiunse il successo negli anni Trenta dell'Ottocento, imponendosi come uno dei massimi interpreti del realismo moderno. La Comédie humaine, concepita come un ciclo unitario di oltre novanta opere tra romanzi e racconti, mira a rappresentare in modo sistematico la società francese post-rivoluzionaria, analizzandone le dinamiche economiche, sociali e morali. Balzac organizza questo vasto corpus in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Tra le opere principali si ricordano Le Père Goriot (1835), Eugénie Grandet (1833), Illusions perdues (1837-1843) e Splendeurs et misères des courtisanes (1847). Elemento innovativo fondamentale è la ricomparsa dei personaggi da un romanzo all'altro, espediente che rafforza l'illusione di una realtà narrativa coerente e interconnessa. Il realismo balzachiano si distingue per l'attenzione minuziosa ai dettagli materiali - ambienti, abiti, denaro - e per la rappresentazione delle passioni umane, in particolare dell'ambizione e dell'avidità, viste come forze motrici della società moderna. Pur spesso accusato di eccessi descrittivi e di uno stile talvolta diseguale, Balzac esercitò un'influenza duratura sul romanzo europeo, ponendo le basi per lo sviluppo del realismo e del naturalismo. La ricezione delle opere di Balzac in Russia nel XIX secolo fu precoce e significativa. Già negli anni Trenta e Quaranta, le sue opere circolavano in traduzione, spesso parziale o adattata, e venivano lette con grande interesse negli ambienti intellettuali. Critici come Vissarion Belinskij riconobbero in Balzac un osservatore penetrante della società borghese e un modello per la narrativa realista, pur sottolineandone talvolta il pessimismo e l'orientamento conservatore. Balzac fu apprezzato in Russia soprattutto per la sua capacità di svelare i meccanismi sociali e le contraddizioni morali del capitalismo emergente, temi percepiti come rilevanti anche nel contesto russo. Nel tardo XIX e nei primi anni del XX secolo, la fortuna di Balzac continuò a crescere. Scrittori come Turgenev, Dostoevskij (che mosse i primi passi nel mondo letterario traducendo in russo Eugénie Grandet) e Tolstoj, pur sviluppando poetiche autonome, dialogarono implicitamente con il suo modello narrativo, in particolare per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e l'analisi della società. Nei primi decenni del Novecento, Balzac venne progressivamente canonizzato in Russia come classico del realismo europeo e già all'indomani dell'Ottobre fu al centro del dibattico critico e storico-lettario: dal 1918 si trovò al centro dei progetti editoriali delle traduzioni di letteratura occidentale (si v. il progetto di M. Gor'kij 'Vsemirnaja literatura' - 'letteratura universale'); forte delle celebri parole di Engels su Balzac (in particolare la lettera a Margaret Harkness del 1888), la giovane critica sovietica lo trasformò in una vera e propria icona della maestria stilistica ('masterstvo') e in un campione del realismo letterario; con alterne posizioni e interpretazioni l'opera di Balzac venne sempree chiamata - per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, a contribuire alla formazione del romanzo russo contemporaneo e alla riflessione critica sul ruolo sociale della letteratura

Categoria autore: Autore

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Titolo traduzione russa del testo originale: N/A

Collocazione traduzione: Moskva – Učpedigz

Nome traduttore: N/A

Profilo traduttore: N/A

Curatore dell'edizione della traduzione: N/A

Data dell'edizione della traduzione russa: 1952

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